Storia del Nuovo Cognome e il suo racconto degli uomini fra minacce sconvolgenti e presenze rassicuranti

La seconda stagione de L'Amica Geniale esamina con grande lucidità l'ambivalenza dei suoi personaggi maschili, vittime di eccessi tipici dell'epoca eppure ancora perfettamente spiegabili

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Storia del Nuovo Cognome, indiscusso successo televisivo d’inizio 2020, è pronta a chiudere una stagione di intense pulsioni e sentimenti viscerali. E se da un lato i retaggi patriarcali soverchianti, l’impegno politico, le ambizioni personali e le passioni adolescenziali hanno espanso gli orizzonti mentali delle protagoniste, dall’altro hanno esposto il loro legame alle minacce di pericoli nascosti in piena vista.

Il futuro, per Lila e Lenù, si configura in maniera ben diversa dalla nebbia indistinta che nella prima stagione de L’Amica Geniale oscurava la vita oltre il rione. Con il passare degli episodi e degli anni le svolte per le due ragazze si fanno immaginabili, poi concrete, senza per questo apparire semplici o addirittura dovute.

In anni in cui alla precaria condizione femminile si aggiungono i limiti di una realtà personale soffocante, infatti, Lila e Lenù vedono il proprio rapporto e il rispettivo futuro minacciati da circostanze avverse di ogni genere. Ed è inevitabile, avendo a cuore le loro sorti, prendere posizione anche e soprattutto rispetto agli uomini di Storia del Nuovo Cognome.

Giovani e meno giovani, i personaggi maschili della serie sono forze motrici del cambiamento, presenze raramente rassicuranti, più spesso minacciose e destabilizzanti di qualsiasi forma di equilibrio, sicurezza e ambizione che le protagoniste mostrino di avere o provare a raggiungere.

L'amica geniale: 1
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Com’è naturale, gli uomini in Storia del Nuovo Cognome appaiono riflessi di mentalità e modi di fare tipici dell’epoca. Al fondo delle loro emozioni ribollono però istinti e atteggiamenti senza tempo, che il pubblico può ritrovare al di là degli anni e dei luoghi geografici, e che hanno condizionato l’accoglienza riservata a ciascuno degli uomini apparsi in Storia del Nuovo Cognome.

Nino Sarratore (Francesco Serpico), su tutti, è riuscito nell’impresa di compattare gli spettatori contro una figura maschile disprezzabile tipica di ogni epoca. In lui l’impegno politico e il senso di rifiuto nei confronti di certi schemi sociali e valori si stemperano nei difetti che palesa episodio dopo episodio.

Persino il distacco dal padre, che Nino vorrebbe fosse una vera e propria frattura, non riesce a nascondere l’impronta del genitore sul figlio. È anche e soprattutto per le ambiguità, gli inganni e il narcisismo che Nino Sarratore si guadagna l’infelice titolo di uomo più odiato in Storia del Nuovo Cognome.

Certo Stefano Carracci (Giovanni Amura) non può dirsi un miglior esponente del genere maschile nella seconda stagione de L’Amica Geniale. La penna di Elena Ferrante fa di lui qualcosa in più del figlio di Don Achille. La sua figura, infatti, si evolve in ciò che pare una sintesi delle storture del tempo, degli squilibri di potere nei rapporti – sentimentali, ma non solo – fra uomini e donne.

La violenza, in lui, è un perverso strumento di non-comunicazione con Lila. L’intraprendenza, l’autonomia, il dissenso, persino la sfacciataggine nei confronti del sesso forte non sono contemplabili, in quella famiglia e a quell’epoca, e l’unica risposta formulabile da un uomo così malfermo nel proprio ruolo è la brutalità.

È a questa figura d’uomo, e alla sua malefica arretratezza, che si oppone quella di Enzo Scanno (Giovanni Buselli). Presenza silenziosa ma solida fin dalla prima stagione de L’Amica Geniale, Enzo è l’emblema di valori sani, portatore di un amore cristallino verso una giovane donna alla quale riconosce un’identità autonoma.

Dalle sorbe regalate senza pretendere nulla in cambio all’amore dichiarato in Storia del Nuovo Cognome, ogni suo gesto riflette un sentimento rincuorante, meno chiassoso della passione bruciante di Nino Sarratore, ma infinitamente più stabile e puro. In lui Lila trova la risposta a una domanda che non si è ancora posta, ma che rimarrà valida nel tempo. Enzo Scanno, in fondo, è quanto di più avulso esista dai Carracci e dai Sarratore di questo mondo.

Infinitamente distante dal microcosmo asfittico del rione è anche Pietro Airota (Matteo Cecchi). Il suo effetto dirompente sull’equilibrio interiore di Elena si avverte soprattutto in Storia di Chi Fugge e di Chi Resta, terzo capitolo della quadrilogia, ma la sua entrata in scena già preannuncia cambiamenti profondi.

Qualsiasi interazione fra Pietro ed Elena rivela il collidere degli opposti. Perché tutto, in loro, è polarizzato. Cozzano i rispettivi sistemi di valori, le condizioni sociali, i retroterra familiari. La figlia dell’usciere e il figlio del professore universitario sono quanto di più lontano esista nell’universo di Storia del Nuovo Cognome, ed è solo assestando tanti piccoli colpi che possono far posto una nella vita dell’altro.

L’integrazione di Elena a Pisa, d’altronde, non poteva definirsi riuscita neppure dopo gli anni di studio crudele e disciplinato o la vicinanza di Franco Mari (Bruno Orlando). Quest’ultimo ha comunque il merito di aver aperto la ragazza a una figura d’attivista politico nuova e radicale, formatasi su studio e impegno e convinzioni radicate.

Per mezzo dei suoi uomini, dunque, Storia del Nuovo Cognome riesce a squarciare il velo di atteggiamenti e inclinazioni maschili perfettamente inquadrati in un’epoca, eppure comprensibili e spiegabili in qualsiasi fase storica li si esamini.

Nulla di nuovo, in fondo. Elena Ferrante ci ha abituati da tempo alla lucidità estrema con cui dilata e restringe la sua osservazione minuziosa dell’umanità. Un’umanità piccola, piccolissima, e che però custodisce così tanto della vita di chi fugge e di chi resta.

Gli ultimi due episodi di Storia del Nuovo Cognome sono attesi su RaiUno il 2 marzo in prima serata.

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