I rocker sono come i panda: si continua a pensare che siano in via d’estinzione, ma di fatto sono sempre lì

Niente è oggi come oggi più vicino ai panda di quei vecchi rocker dai capelli lunghi, i vestiti di pelle e le cui canzoni sono infarcite di riff distorti, assoli di chitarra lunghissimi e voci stirate fin dove una voce umana può arrivare

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Un paio di anni fa, per qualche ora, la notizia ha stazionato nei cosiddetti colonnini di destra, con un certo risalto. Per colonnini di destra di intende quello spazio, virtuale ma fisico, dedicato nei siti dei principali quotidiani alle puttanate. Cioè a quelle notiziole, spesso neanche notiziole, che ruotano intorno a scherzi, animali che fanno cose buffe, tette e culi e altre amenità, sempre che sia legittimo chiamare tette e culi amenità. Notiziole, appunto, che attirano però la curiosità del fruitore tipo dell’internet, finendo spesso per sorreggere buona parte del traffico dei siti dei medesimi quotidiani, altrimenti ancorati a un tipo di giornalismo molto più lento di quanto la rete preveda. Per capirsi, è su quelle notiziole che si basa la maggior parte del traffico del Corriere, non certo sugli editoriali di Galli Della Loggia, sia messo agli atti. E viva il culo, sempre.

Un paio di anni fa, quindi, per qualche ora, la notizia dei panda che trombano poco ha stazionato nei cosiddetti colonnini di destra, con un certo risalto. In realtà la notiziola era assai più articolata di così, dei panda che non trombano, ma sapevo che dopo questa lunga premessa dovevo attirare la vostra attenzione, e dire “panda che non trombano”, credo, faceva al caso mio.

Nei fatti il sito Pornhub, principale sito di film porno amatoriale al mondo, e che ve lo dico a fare, un paio di anni fa, nella Giornata mondiale del Panda, che vuoi che il panda non abbia una giornata mondiale?, ha deciso che era arrivato il momento di fare qualcosa di concreto per fermare il rischio estinzione del simpatico orso cinese. Che il panda sia in via di estinzione, in effetti, lo sanno anche i sassi, non a caso da che esiste, credo, il WWF ha messo proprio un panda nel proprio logo, facendone esempio chiarissimo di animali a rischio estinzione. Il fatto che io, ancora piccolissimo, sapessi già di questo rischio, essendo venuto a conoscenza dell’esistenza del WWF, e il fatto che il panda ancora esiste, forse, dimostra che o il WWF è in effetti riuscito a fermare questo rischio concreto o il panda non stava correndo esattamente questo rischio, come, per dire, in passato è successo al Dodo. Qualcosa di simile alla novella dell’ “al lupo al lupo” con un finale migliore, in poche parole.

Nei fatti il panda è ancora lì, a rischio estinzione, e il sito Pornhub, nella Giornata Mondiale del Panda, un paio di anni fa, ha deciso di lanciare una campagna a sostegno del simpatico orso cinese, mettendo in evidenza una parte a loro dire fondamentale di quella specifica problematica. Sembra infatti che, questo dicevano i tizi di Pornhub, la causa principale del rischio estinzione del panda risieda contemporaneamente nella loro atavica pigrizia e nella loro atavica timidezza. Ora, dirà qualcuno, che cazzo gliene frega ai tizi di Pornhub di salvare i panda che rischiano di estinguersi a causa della loro atavica pigrizia e della loro atavica timidezza? Non si occupano di porno, loro? Sì, si occupano di porno e in effetti la loro campagna intorno al porno, in realtà, ruotava. Perché sempre stando a quanto da loro raccontato in occasione della Giornata Mondiale del Panda, sembra che il simpatico orso cinese rischi l’estinzione perché, atavicamente pigri e timidi, non trombano a sufficienza per riprodursi e mandare avanti la specie. Sembra che le femmine siano in calore per qualcosa come due giorni l’anno, e che quasi mai in quei due giorni i maschi riescano a superare quel loro problemino con la pigrizia e la timidezza tanto da alzarsi dal ramo sul quale bivaccano e inseminarle. Un mix mortale, nel senso letterale del termine. Pornhub, o meglio i tizi di Pornhub, evidentemente piuttosto pratici, hanno pensato di lanciare una campagna che verteva principalmente su due iniziative. La prima era quella che evidentemente loro interessava principalmente, non che io voglia mettere in dubbio la buonafede di questa lodevole iniziativa, hanno infatti chiesto ai loro utenti di filmarsi mentre copulavano da panda vestiti, Panda Style il nome in codice dato all’iniziativa, e di mandare loro i video. Pornhub, qui il colpo di genio, avrebbe regalato cento dollari per ogni video ricevuto e poi devoluto l’intera monetizzazione scaturita dalla visione di quei video a una associazione che tutela la salvaguardia di questa caratteristica specie animale. In sostanza, si doveva scopare mascherati da panda, mandare un video a Pornhub e tutto ciò avrebbe comportato cento euro e la monetizzazione scaturita dalla visione da parte degli utenti di quel sito a favore di una organizzazione dedita alla salvaguardia dei panda. La cosa, ovviamente, ha fatto colpo su chiunque segua le notiziole che si trovano nei colonnini di destra dei principali quotidiani, vuoi perché i panda sono simpatici a tutti, vuoi perché, immagino, in molti si saranno chiesti dove cavolo uno potrebbe mai trovare così, su due piedi, due abiti da panda, due abiti da panda, suppongo, con appositi spazi per lasciare agio a chi li indossa poi di scopare, per altro, vuoi perché, infine, l’idea che da questa iniziativa potesse scaturire una nuova posizione, dopo la cosiddetta Doggy Style, aveva quantomeno avuto del surreale.

Ultimo passaggio di questa notiziola davvero bizzarra, sembra che sempre Pornhub, e chi se no?, fosse intenzionata a far pervenire detti video negli zoo e i parchi in cui trovano asilo i panda superstiti all’imminente estinzione, con lo scopo di invogliarli a accoppiarsi per quella forma di eccitazione che il vedere il porno suscita in certi umani. Come dire, un panda vede un uomo vestito da panda che si scopa una donna vestita da panda e gli viene voglia di accoppiarsi con la sua compagna, nella speranza che sia in uno di quei due famosi giorni di calore. Vedi quanto è strana la vita, a volte.

Ora, escludendo che da quel giorno sia partito un nuovo trend, perché in effetti, pur non essendo un frequentatore del sito in questione, non mi sembra di aver poi trovato notizia o notiziola di una nuova moda imperante, rimane il dubbio di sapere quanti soldi questa iniziativa abbia in effetti generato. Immagino basterebbe chiedere ai diretti interessati, i tizi di Pornhub, o magari semplicemente fare una ricerca un po’ più approfondita in rete. Ricerca approfondita che potrebbe anche portare in rilievo se e come quei benedetti video di umani vestiti da panda che copulano abbiano in effetti invogliato poi i panda a copulare a loro volta e riprodursi, facendone ancora una volta la razza in via di estinzione meno intenzionata a lasciarci, vedi tu quanti dubbi ci ha messo in testa una semplice notiziola letta sul colonnino di destra di un qualche grande quotidiano.

Dubbi che non però al momento non so fugare perché, è noto, non sono un giornalista e onestamente non credo che la mia curiosità meriti tutte queste energie, sono pigro come un panda, almeno in questo frengente, al punto che son qui a ammettere di averne parlato senza aver prima approfondito a sufficienza la cosa.

Il fatto è che il vero motivo per cui ve ne ho parlato, ma magari lo avete già intuito, visto il titolo dell’articolo che state leggendo, o anche solo perché vi è capitato di leggere altri articoli  in cui io utilizzo il mondo animale per raccontare il mondo della musica, dai cavalli al wombato, passando per le zebre e i koala, è che appunto i panda sono in effetti una specie che lascia spazio a molte congetture, alcune delle quali già buttate lì sul piatto, e io, quando parlo di musica, spesso ho bisogno di prenderla alla lontana, o parlando del mio passato, o andando a pescare proprio nel magico mondo degli animali, al punto che prima o poi sarò costretto a assecondare le richieste degli editori e scrivere il mio Bestiario delle sette note.

Ora, diamo per assodato che i panda vengono dati per morti da almeno una cinquantina d’anni, tanti ne ho io e a mia memoria da sempre c’è il WWF e la facciona del panda a rappresentarne l’impegno per la salvaguardia delle razze animali a rischio. Vengono dati per morti o moribondi, ma sono sempre lì, e per altro evidentemente per nulla preoccupati di questa insistente voce che gira sul loro stato di salute, se è vero come è vero che neanche si prendono la briga di scopare per provare a riprodursi. Discorso a parte meriterebbe la faccenda degli animali che provano eccitazione guardando i film porno, i film porno che hanno loro per protagonisti, immagino, perché mentre suppongo ci siano uomini che si sollazzano guardando donne, prevalentemente, che scopano con animali, a parte il noto pitone di Cicciolina ce ne sono state alcune divenute famose per aver trombato cavalli, figuriamoci, dubito, per dire, che ci siano cavalli che fanno lo stesso, cioè si eccitano, vedendo un loro simile montare una pornostar. Oh, sono pensieri in libertà, privi di ogni fondamento scientifico, facciamo a capirsi.

Comunque, i panda forse sono davvero in via d’estinzione, ma se ne sbattono le palle e continuano a starsene lì a sonnecchiare, alla faccia di Nostradamus e anche di quegli stupidi umani che si scalmanano cercando di imitarne le movenze e l’aspetto, poveri cretini, questo il primo dato da prendere per buono. Un po’ come gli antichi romani, epoca fine impero, che si sono fatti trovare mentre gozzovigliavano lascivi dai barbari, solo che nello specifico i barbari non sono ancora arrivati, e loro manco gozzovigliano lascivi.

Secondo, i panda, tra una dormita e l’altra, non solo non intendono accoppiarsi, ma non intendono certo darsi alle arti marziali, come il successo di Kung Fu Panda avrà indotto qualcuno a pensare. Per intendersi, e qui davvero spero non sia da spiegare che i personaggi antropomorfi dei cartoon, siano essi Disney o Pixar poco cambia, prendono spunto più dall’immagine degli animali che portano sul grande schermo che da loro reali caratteristiche comportamentali, ma visto che il panda è un orso, ci si poteva aspettare una certa irruenza, una certa aggressività, o almeno una forza di quelle che fanno tremare i polsi.

Invece niente, i panda stanno lì che sonnecchiano, senza neanche degnare di uno sguardo i video di umani vestiti da panda che qualche scienziato non proprio accademico ha provato a sottoporre loro nella speranza di risvegliarne gli istinti e l’eros.

Ultimo, ma non da meno, i panda notoriamente si nutrono di bambù, fatto che ha contribuito a creare intorno a questo simpatico orso una nomea di animale mite e pacifico, oltre che averne messo ulteriormente a rischio l’esistenza, essendo il bambù a sua volta diventato piuttosto raro. Di fatto resta un mammifero della famiglia degli orsi, quindi è onnivoro: come dire, non fategli girare troppo le palle, potrebbe rivelarsi meno pacioso di quanto non sembri.

Qualcuno, a questo punto, potrebbe interrogarsi sul perché io stia continuando a parlare di panda, e volendo anche della sessualità assai poco movimentata dei panda in quello che, vai a capire perché, è un articolo pubblicato su un sito che si occupa di spettacolo e firmato da uno che è un critico musicale.

Domande lecite, intendiamoci, se non fosse più che chiaro a tutti, credo, che niente è oggi come oggi più vicino ai panda di quei vecchi rocker dai capelli lunghi, i vestiti di pelle e le cui canzoni sono infarcite di riff distorti, assoli di chitarra lunghissimi e voci stirate fin dove una voce umana può arrivare. E io, che come un vecchio panda, continuo a indicare col naso, senza neanche la forza fisica di alzare una zampa, che è lì, nel rock, e nel rock di chi il rock lo faceva ben prima che si cominciasse anche solo a ipotizzare che un giorno tutto quel rumore di fondo sarebbe sparito, fanculo il digitale, per dirla con Ascoltare Il Rumore di Damon Krukowski, libro da incidere sulla pietra e tramandare di generazione in generazione, io sto qui a dirvelo, parlando appunto di panda, nei giorni successivi all’uscita del nuovo, imperdibile, album di Ozzy Osbourne, Ordinary Man, mentre sappiamo che questa estate sarà l’estate dell’arrivo dalle nostre parti degli Aerosmith di Steven Tyler e Joe Perry,  agli Idays di Milano, stesso posto dove potremo vedere anche System of a Down e Korn, come i Foo Fighters, Milano che ospiterà anche i Faith No More di Mike Patton, loro a San Siro, nella speranza che poi arrivino anche i redivivi Rage Against the Machine o i Primus di Les Claypool, in giro con un omaggio ai Rush e al loro A Farewell to the Kings, album del 1977. Tanta roba, tantissima roba, a riprova che il rock non solo non è estinto, ma neanche ha un filo di tosse.

Come direbbero i Lynyrd Skynyrd, se solo qualcuno della band originale fosse ancora in vita, il rock risorgerà, anche se loro parlavano del sud (a tal proposito, se proprio voleste dar seguito all’idea di Pornhub, metteteci una versione live di Free Bird come colonna sonora, capace che i panda si svegliano davvero).

Il rock è vivo, i panda sono vivi. Fine delle trasmissioni, andate in pace.

Poi, tanto per fare un po’ di chiarezza.

Il WWF, World Wide Fund for Nature è stato fondato nel 1961.

La Giornata Mondiale del Panda è il 16 marzo.

Il panda è uno dei pochi orsi, perché come detto di orso di tratta, a non andare in letargo, forse perché tanto dorme già tutto il resto dell’anno.

I video Panda Style di Pornhub hanno fatto oltre tre milioni e duecentomila visualizzazioni, giusto perché nessuno pensi che scrivo tanto per scrivere.

L’estate scorsa, al famoso Zoo di Berlino, quello raccontato da Christina F., mentre ero in vacanza a Berlino con la mia famiglia, abbiamo visitato l’area dedicata ai panda e in effetti li abbiamo trovati sonnecchianti, immobili, vivi solo sulla fiducia. Non abbiamo visto video porno trasmessi a loro beneficio, ma magari si trovano in aree non accessibili al pubblico umano, i tedeschi saranno pure luterani, quindi privi del senso di colpa, ma non per questo non hanno rispetto per i più piccoli che, ovviamente, sono tra i principali estimatori della specie in questione. Sempre a Berlino abbiamo visitato anche gli Hansa Studios, quelli, per capirsi, dove si sono incontrati David Bowie, Brian Eno, Iggy Pop e che in seguito hanno frequentato gli U2, sempre con Brian Eno e Flood, ai tempi di Achtung Baby. Hansa Studios che utilizzano ancora l’analogico, in un’epoca di digitale spinto.

Come per i panda, questa l’impressione, nessuno ha mai detto in faccia ai rocker che in effetti sono in via d’estinzione, e loro continuano a star lì, incuranti degli scemi vestiti da orsacchiotti che si dimenano come ossessi dentro gli schermi delle televisioni convinti che la loro fine sia imminente.

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