Giornata mondiale contro il cancro, cosa ci insegnano le vittorie (e le sconfitte) dei malati nelle serie tv

Pur ricorrendo talvolta a narrazioni semplicistiche, le serie tv mostrano un'attenzione crescente alla dimensione umana del cancro per stimolare riflessioni positive ed empatia

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Il 4 febbraio di ogni anno si celebra la Giornata mondiale contro il cancro, promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per stimolare la presa di coscienza e la prevenzione di un male senz’altro più curabile che in passato, ma ancora fortemente temibile nelle sue tante, drammatiche manifestazioni.

Com’è naturale, parlare di cancro significa anche e soprattutto soffermarsi sulle dolorose implicazioni umane di diagnosi e trattamenti medici invasivi e dagli esiti imprevedibili. Le serie tv, in un’epoca d’oro dello storytelling, sono più che mai attente alla dimensione emozionale dell’esperienza umana del cancro, e provano a suscitare riflessioni ed empatia verso uomini e donne investiti dal male e protagonisti delle reazioni più disparate.

Che siano riusciti a spuntarla o ne siano stati sopraffatti, nella Giornata mondiale contro il cancro vogliamo ricordare questi personaggi, capaci di riflettere – ciascuno alla propria personalissima maniera – la complessità delle contromisure umane agli attacchi ciechi e devastanti della malattia.

Lynette Scavo (Desperate Housewives)

Tra la fine della terza e la metà della quarta stagione di Desperate Housewives la fiera Lynette Scavo (Felicity Huffman) conduce la sua lotta più dura, quella contro un linfoma. Conosciuta e amata dal pubblico per una profonda abnegazione e un’altrettanto radicata inclinazione a perdere la pazienza, Lynette vede cedere la sua volontà di ferro dinanzi a un male che sgretola il terreno sotto i piedi dell’intera famiglia Scavo.

Il cancro la piega, ma in fin dei conti non riesce a spezzarla. La capacità di reazione di Lynette supera infine i momenti di sconforto e trova sfogo in una furia cieca verso i più ignari malcapitati. L’opossum che infesta il suo giardino, ad esempio, diventa l’emblema stesso del cancro: un’ossessiva minaccia al benessere dell’ambiente, un virus da debellare con tutta la forza possibile, perché non ricompaia mai più.

Chiare, in questo senso, le parole rivolte a Tom: Non è uno scherzo, Tom. Qualcosa sta attaccando la nostra casa, e quando succede una cosa del genere non si sta con le mani in mano. Si combatte! F*****o a quest’essere spuntato nelle nostre vite senza invito e deciso a distruggerci! Non mi sconfiggerà!

Walter White (Breaking Bad)

Per alcuni personaggi televisivi i tumori sono brevi incidenti di percorso, per altri una forza capace di ridisegnare un percorso di vita. È questo il caso di Walter White (Bryan Cranston), protagonista di Breaking Bad, la cui diagnosi di cancro ai polmoni non operabile costituisce la principale premessa della serie nonché una fortissima motivazione all’azione.

Il desiderio di non lasciare la famiglia in balia di debiti esorbitanti muove la sua coscienza forse più di qualsiasi altro evento nella vita. E poco importa che al bivio più nebuloso della sua esistenza intraprenda la via della produzione di metanfetamine con un ex studente (Aaron Paul), ritrovandosi invischiato nei peggiori affari nonostante i nobili principi. Pur nella sua tragicità, questa svolta lo aiuta a riconsiderare il proprio approccio alla vita e trarne una forza del tutto inaspettata.

Sono le sue parole, o una parafrasi delle stesse, a chiarire il White-pensiero: Ho passato tutta la vita a sentirmi impaurito, spaventato da ciò che sarebbe o non sarebbe potuto succedere, riflette in un episodio. Ho trascorso cinquant’anni in questo stato, svegliandomi alle tre del mattino. Ma sai cos’è successo? Dopo aver avuto la diagnosi ho iniziato a dormire benissimo. Mi sono reso conto che la paura è la cosa peggiore. La paura è il vero nemico. Quindi alzati, esci fuori nel mondo reale e dai un calcio nei denti al b******o più forte che puoi.

Dana Fairbanks (The L Word)

In una serie come The L Word – a suo modo rivoluzionaria, pur così concentrata sulle esistenze di donne benestanti e libere da serie preoccupazioni – la morte di Dana (Erin Daniels) è ricordata ancora oggi come l’evento più triste e doloroso. Il percorso personale della tennista, al principio ingessata da un background conservatore e un’eclatante omofobia interiorizzata, ne traccia splendidamente il fiorire in una donna capace di vivere liberamente la propria sessualità.

E forse è proprio questa emancipazione, unita a una dolcezza di fondo e un’innocenza vicina alla goffaggine, a rendere così devastante la notizia del cancro al seno di Dana. Una forma aggressiva, la sua, capace di resistere alla chemioterapia e anzi aggravarsi con rapidità crudele, lasciando la donna e le amiche annichilite e impotenti. A rendere tutto ancor più doloroso è l’involuzione della stessa Dana, resa truce e scontrosa dalla consapevolezza di una morte sempre più vicina.

The L Word - The Complete Seasons 1-6 (10 Dvd) [Edizione: Regno...
  • Audience Rating: PG-13 (Presenza dei genitori consigliata)

Nell’episodio più straziante della terza stagione – Losing the Light – Dana perde la sua partita, lasciandosi dietro una scia di cieca disperazione, ma rivelando la forza dell’amore delle amiche. Rubata una piccola quantità delle sue ceneri, infatti, Alice (Leisha Hailey), Bette (Jennifer Beals), Shane (Kate Moennig), Jenny (Mia Kirshner) e Tina (Laurel Holloman) decidono di dirle addio spargendole nel campo estivo del primo coming out di Dana.

I personaggi di Grey’s Anatomy

Nel corso delle stagioni molti amati protagonisti di Grey’s Anatomy sono stati colpiti dalle più svariate tragedie, comprese forme rare e aggressive di tumori. La rappresentazione delle loro patologie sullo schermo è sempre state fra le più polarizzanti nel dibattito tra gli spettatori statunitensi in lotta contro il cancro.

Molti, infatti, hanno lodato la tendenza della serie a ritrarre uomini e donne decisi a non lasciarsi abbattere da diagnosi infauste. Altrettanti hanno invece criticato l’approssimazione con cui sono state narrate vicende tanto complesse e dolorose, spesso dominate e infine risolte con piglio da supereroe.

Si potrebbe ricordare il tumore al nervo ottico di Richard Webber (James pickens Jr.), ad esempio, scoperto da Derek Shepherd (Patrick Dempsey) e in breve brillantemente risolto. Più complicata la vicenda di Izzie Stevens (Katherine Heigl), colpita da un melanoma metastatico al quarto stadio prima e da un tumore al cervello in posizione pressoché inoperabile poi, eppure miracolosamente sopravvissuta.

Positivi anche i percorsi di guarigione di Amelia Shepherd (Caterina Scorsone) e Catherine Fox (Debbie Allen). La prima è vittima di un tumore al cervello passato inosservato per anni e responsabile dei comportamenti sconsiderati della donna. La seconda combatte invece con un tumore spinale, anche in questo caso miracolosamente operato, di cui rimane però una piccola parte e un’implicita minaccia.

Non si può negare, in conclusione, che la rappresentazione televisiva della vita con il cancro continui a essere un po’ troppo semplicistica e legata a stereotipi sulle presunte reazioni tipiche dei pazienti. Non tutti, sostengono infatti molti malati, cadono vittime del più assoluto sconforto alla diagnosi di cancro, né sconvolgono il proprio modo di essere cedendo agli impulsi più incontrollati. Allo stesso modo la forza d’animo e la volontà di rimboccarsi le maniche non possono escludere a priori momentanee debolezze e inciampi lungo il cammino per la guarigione.

Resta altrettanto vero, tuttavia, che come per molte altre delicate vicende – dalla vita con l’HIV a quella con la disabilità – la televisione sta imparando a svolgere il suo compito didattico sempre meglio, riuscendo a ritrarre con tatto e coinvolgimento crescenti la natura dolente dell’esistenza umana.

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