Morto Gaucci presidente di Gheddafi e Nakata. Tra cavalli e donne fatali, ha rischiato distruggere il Napoli

Calcio, cavalli, politica, belle donne. Luciano Gaucci è stato un controverso presidente d'altri tempi. Protagonista di un calcio che non c'è più, pieno di errori ma anche di uomini veri

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Luciano Gaucci (sx) con Saadi Gheddafi

Ha sfiorato l’acquisto del Napoli, ma poi era stato costretto a fuggire a Santo Domingo inseguito dalla Giustizia. E qualche incosciente rimpiange Luciano Gaucci all’ombra del Vesuvio. L’ex patron del Perugia aveva praticamente in mano il destino del Napoli. Provate ad immaginare quale sarebbe stata la storia azzurra degli anni successivi se Luciano Gaucci fosse riuscito nell’impresa a discapito di De Laurentiis. Il Napoli sarebbe stato nuovamente travolto, come accaduto con Ferlaino e Corbelli, dai guai giudiziari ed economici dei suoi proprietari.  

Con lui muore un presidente d’altri tempi: geniale e maramaldo, ammanigliato con i potenti, amante delle belle donne e della bella vita e di qualche operazione finanziaria spericolata.

Un personaggio complesso Luciano Gaucci, un presidente d’altri tempi , un uomo controverso. Dopo aver fatto la gavetta come vicepresidente alla Roma di Dino Viola che l’introdusse negli ambienti politici ed economici capitolini, Luciano Gaucci ha fatto la fortuna del Perugia che dalla serie C condusse ai vertici del calcio nazionale.

Abilissimo a tesser alleanze politiche ed economiche, Luciano Gaucci ha piazzato dei colpi geniali: l’ingaggio di Saadi Gheddafi figlio prediletto dell’omonimo dittatore libico, la scelta di Carolina Morace sulla panca di una formazione maschile, l’apertura all’Oriente quando fece indossare la maglietta del Perugia all’attaccante giapponese Nakata.

E’ merito di Luciano Gaucci la scoperta del campione del mondo Marco Materazzi e dell’allenatore Serse Cosmi. Un presidente capace di assaporare trionfi ippici con il mitico Tony Bin ma anche di combinare un mucchio di pasticci economici, finanziari e politici con la sfumatura rosa della relazione con la Tulliani che poi contribuì alla rovina politica di Gianfranco Fini.

Dopo un periodo di latitanza dorata, aveva risolto tutte le sue pendenze giudiziarie decidendo di vivere comunque gli ultimi anni della sua vita a Santo Domingo.   

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