Boicottaggio dei negozi cinesi per il coronavirus nell’ultima catena WhatsApp: solo allarmismo

La nota in circolazione non proviene da un'ente a tutela della salute dei cittadini, mai condividerla

34
CONDIVISIONI

Un fantomatico consiglio sanitario (non richiesto) corre su WhatsApp con protagonisti i negozi cinesi e la loro presunta pericolosità in pieno allarme coronavirus. Nelle ultime ore il messaggio in questione ha raggiunto la nostra redazione, colmo di imprecisioni e di frasi shock volte solo a spaventare l’interlocutore. In questa fase è dunque necessario smontare ogni aspetto dell’ennesima bufala in circolazione via app di messaggistica che non andrebbe reinoltrata ad amici, parenti, conoscenti e invece stroncata sul nascere.

Il primo aspetto da chiarire è il seguente: il presunto consiglio sanitario non proviene da alcuna istituzione, ministero o altra organizzazione volta alla tutela della salute dei cittadini. L’allerta contro i negozi cinesi è stata scritta da nessun esperto del coronavirus, magari solo qualche malintenzionato impegnato a creare panico e che dell’epidemia asiatica ha solo colto (qua e là sul web) qualche informazione fugace.

Giusto, in ogni caso, andare al nocciolo della questione: attraverso i negozi cinesi e le merci esposte sugli scaffali si potrebbe contrarre il coronavirus? Certo che no: la malattia può essere trasmessa da un organismo vivente all’altro e non certo attraverso una scatola, un indumento o un qualche dispositivo elettronico.

La catena contenente l’allarmistico e inadeguato consiglio sanitario punta pure il dito contro i negozi cinesi e i rispettivi proprietari. Nel testo in circolazione, si evidenzia come gli imprenditori asiatici siano sempre in viaggio per raccogliere nuove merci e (sempre la catena) ipotizza la recente visita di tutti i negozianti da anni nel nostro paese nella città di Wuhan, tanto da renderli potenziali portatori del virus. Nulla di più assurdo: i titolari asiatici, esattamente come quelli italiani, utilizzano i corrieri per farsi recapitare le merci una o più volte a settimana. Semmai si recano personalmente presso alcuni centri all’ingrosso sul nostro territorio (magari nei principali porti d’Italia) per siglare specifici accordi o utilizzano mail e qualsiasi altro contatto telematico per acquistare prodotti da nuovi venditori.

Smontata, punto per punto, la catena del consiglio sanitario che difatti boicotta i negozi cinesi, non resta che invitare i lettori a fermare il diffondersi il falso messaggio, non condividendolo con nessuno.

Segui gli aggiornamenti della sezione Trending News sui nostri gruppi:

Lascia un commento

NB La redazione si riserva la facoltà di moderare i commenti che possano turbare la sensibilità degli utenti.