Rainbow Six Siege a tolleranza zero, in tribunale chi minaccia la sicurezza del gioco

Continua la battaglia senza frontiere di Ubisoft, che non smette nella sua opera di repulisti all'interno dello sparatutto tattico

Nel corso degli anni, Rainbow Six Siege ha imparato a proteggersi al meglio dai furbetti e da tutti coloro che provavano a sfruttare mezzi illeciti per trarre vantaggio durante le proprie partite. Il titolo targato Ubisoft, grande esponente del mondo eSport, ha dovuto reagire nel minor tempo possibile ai pericoli che si annidavano in giro per la rete. Avere cura della propria community sana era infatti un imperativo categorico, con il team di sviluppo che non poteva voltare la faccia dall’altro lato.

I risultati sono col tempo arrivati, come dimostra la community di videogiocatori sempre folta, anche a distanza di oltre quattro anni dal suo esordio sulla scena videoludica. Uno stuolo di fan che bisogna però trattare sempre nel migliore dei modi, tanto sotto il profilo contenutistico quanto delle attenzioni in materia di sicurezza e stabilità durante i match.

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Rainbow Six Siege senza pietà, i legali si sfregano le mani

Anno dopo anno, Rainbow Six Siege ha dovuto affrontare diverse tipologie di problemi. Da coloro che non perdevano tempo a sfruttare i diversi glitch emersi dopo gli aggiornamenti ai bug che permettevano vantaggi non da poco durante gli scontri a fuoco. Tutte criticità superate brillantemente da Ubisoft (anche se con tempistiche alterne, ndr), che in diverse circostanze ha anche dimostrato il poco apprezzamento verso i furbetti.

Ondate di ban si sono infatti abbattute su coloro che approfittavano di vantaggi illeciti per portare a casa vittore immeritate, con il publisher transalpino che ha quindi dimostrato di avere a cuore le sorti di chi fa login nel gioco anche solo per divertirsi un po’.

E nelle ultime ore il publisher responsabile di Rainbow Six Siege ha fatto sapere di non avere nessuna intenzione di cambiare il proprio modus operandi. Anzi, ha addirittura alzato la posta, portando in tribunale chi nell’ultimo periodo si è reso protagonista di attacchi DdoS.

Questi ultimi, rendendo indisponibili i servizi online e l’accesso ai server, rappresentano una minaccia per chi vuole godersi l’esperienza ludica offerta dallo sparatutto tattico di Ubisoft. Diversi sono i giocatori che hanno segnalato crash delle partite e conseguente impossibilità di ritorno sul campo di battaglia.

Dopo un’attenta analisi, è emerso che le responsabilità erano di utenti che sfruttavano addirittura un abbonamento a un servizio di DdoS, che permetteva loro di attuare questa diabolica strategia. Una scelta che a questo punto potrebbe costargli molto cara, visto che il publisher transalpino non ha alcuna intenzione di passarci sopra. E ha già allertato i propri avvocati, che di certo non si sono fatti pregare per entrare in azione.

Meglio fare i bravi: i videogiochi sono una cosa seria, guai a mettersi contro di loro!

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