In Tolo Tolo manca Gennaro Nunziante ma non c’è neanche Checco Zalone

Malgrado il pubblico sia inevitabilmente corso a vederlo sulla spinta dei successi precedenti, in sala è passato un film scialbo senza ritmo e con scarsa comicità. E la domanda nasce spontanea: il genio era Nunziante?

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Gennaro Nunziante e Checco Zalone

Mai fare l’errore di sciogliere una formula che funziona, il rischio è che si capisca chi era quello necessario. Succede per le band musicali, per i gruppi comici, per squadre di calcio e allenatori, per i copy e gli art nella pubblicità e anche per i team collaudati nei film. In genere quando ce l’hai, mai disfarsi del sarto, di quello che cuce, che mette tutto insieme e gli dà una forma.

Forma che manca a questo Tolo Tolo. Primo film di Luca Medici da solo dietro la macchina, primo film in cui manca Gennaro Nunziante e primo film in cui manca pure “Checco Zalone”, almeno quello creato dalla loro collaborazione. Quel Checco irresistibile di Sole a Catinelle in Tolo Tolo non c’è più, c’è uno che gli somiglia, che fa un film lungo, sbadigliante, senza ritmo, con battute e trovate comiche di una debolezza sconfortante, quasi sempre da catalogare come forzature.

Lo guardi e intravedi lo sforzo fatto di mettere insieme con lo scotch i tanti pezzi di sceneggiatura. Si cerca il virtuosismo a quattro mani con Virzì ma lo stanno ancora cercando, credo. Che poi, dovete sempre spiegarcela l’operazione di buttare Virzì dentro una cosa del genere e dovete spiegarci anche Virzì che ci si fa buttare. Come in quegli esperimenti di cucina fusion dove ciò che rimane fusa è solo la serata. 

Il dibattito sul film nei talk ha imperversato e ha anche trifolato quelle due solite cosine lì, ma l’elefante nella stanza non era né il sovranismo né il fascismo e neanche l’approccio hard al tema dell’immigrazione, l’elefante nella stanza è che dopo 4 film criticabili quanto si vuole ma divertenti, questo è il primo film brutto e disorientato della fortunata serie. E basta.

Visti gli incassi, Valsecchi e soci non si strapperanno certo i capelli, ma da imprenditori dell’industria cinema avranno sicuramente preso consapevolezza del dislivello, e vista la preziosità dell’asino caca-oro Zalone, immagino che nelle stanze della Taodue si sia svolto ben altro dibattito rispetto a quello dei salotti televisivi. Qualcosa tipo: abbiamo fatto un film di merda, lo stanno andando a vedere solo grazie ai film fatti prima, cosa abbiamo cambiato? E tutti si fermano in silenzio dinanzi al capoccione di Nunziante che appare olograficamente al centro del tavolo ruotando gigantesco sul proprio asse. È un problema che risolverebbe anche un bambino in prima elementare, guarderebbe le schede dei film e direbbe alzando il ditino: Maestra in tutti questi ci sono Zalone e Nunziante, in questo c’è scritto solo Zalone.

E siccome ci sono casi che fanno giurisprudenza, un pensiero va’ al buon Pieraccioni e al suo indimenticabile Il Ciclone.
Dopo il botto del Ciclone tutti corsero a vedere il successivo Fuochi d’Artificio, ma quando fu chiaro che il livello era sceso e il fenomeno era rientrato, (malgrado la squadra non fosse sostanzialmente cambiata) gli Italiani non tornarono in massa a vedere le opere del regista toscano che dunque andò normalizzandosi su incassi minori da dignitosa pagnotta a casa.

Nel paragone Zalone e Nunziante di Cicloni ne hanno fatti ben quattro, e Tolo Tolo è il Fuochi d’Artificio, occhio a correggere il tiro.

#aridatece Checco
#aridatece Gennaro