Cosa ci lasciano le migliori serie tv del decennio, da Mad Men a The Leftovers

Parlare delle migliori serie tv del decennio significa anche considerare la profonda portata emotiva di ciascuna produzione: ecco dunque i nostri dieci titoli del cuore.

Iniziamo il 2020 imbarcandoci in una missione impossibile: stilare una lista delle migliori serie tv del decennio. Per essere quanto più rigorosi dovremmo dare la priorità a una gran quantità di elementi tecnici, molti dei quali collegati a idee di perfezione formale, ma non lo faremo.

Perché quando parliamo di serie tv diamo tanta rilevanza a ciò che di umano vi sta al centro. Le menti che le concepiscono, i talenti che ne elaborano gli universi narrativi, visivi e uditivi, i fuoriclasse che prestano volti, voci e cuori a personaggi destinati a far breccia nel nostro, di cuore, ci colpiscono almeno quanto ciò che spiccherebbe alla più asettica delle analisi.

Per questo le nostre migliori serie tv del decennio sono, ciascuna a modo proprio, una celebrazione della natura umana nelle sue molteplici declinazioni. Dall’umorismo di chi le ha scritte alla sensibilità di chi le ha interpretate, dalla leggerezza di certe atmosfere all’asfissiante cupezza di altre, tutto ciò che le caratterizza arricchisce il nostro patrimonio di appassionati e ci proietta a un nuovo decennio con alte, altissime aspettative.

Broad City (Comedy Central)

Broad City è al contempo saldamente ancorata alla geografia degli Stati Uniti – e di New York City in particolare – e innegabilmente universale nella sua direzione narrativa. La sua resa dell’amicizia, quella fra Abbi (Abbi Jacobson) e Ilana (Ilana Glazer), gode di rara autenticità e bellezza.

A un primo sguardo la serie spicca per i suoi eccessi visivi e linguistici, ma basta un pizzico d’attenzione in più per avvertire il protagonismo assoluto del legame fra le due protagoniste.

Broad City: Complete Series (11 Dvd) [Edizione: Stati Uniti]
  • Hannibal Buress, Abbi Jacobson, Ilana Glazer (Actors)

Quello che Broad City fa, e fa egregiamente, è osservare l’amicizia da ogni prospettiva, raccontando con schiettezza e umorismo cosa significhi vivere nell’ombelico del mondo sapendo di avere accanto qualcuno con cui condividere tutto.

Com’è fisiologico, negli anni la serie è cresciuta e allo stesso modo si è evoluto il sentimento di cui racconta, che da fonte di arricchimento e sicurezza ha rischiato di diventare una gabbia, per poi schiudersi al futuro con nuova, commovente consapevolezza.

Barry (HBO)

Difficile pensare a Barry come a una delle migliori serie comedy del decennio. Il suo humour, in fondo, è così nero da sfociare facilmente nel dramma più tagliente. E questo perché raccontare la storia del killer che prova a reinventarsi come attore non è il tentativo di strappare una risata con rese macchiettistiche di criminali e mafiosi.

Al contrario, Barry è anche e soprattutto un contenitore di dolore insormontabile, di ripiegamento sulle proprie sofferenze. La risata si fa spazio fra i più intimi traumi dei personaggi, dallo stesso Barry al suo coach – un eccellente Henry Winkler – e soprattutto alle due spalle capaci di rubare la scena in ogni occasione: Sarah Goldberg e Anthony Carrigan.

La prima porta sullo schermo una donna fragile, fallibile e per questo incredibilmente umana; il secondo è la vera anima della festa, un criminale da strapazzo dall’animo gentile e dalle passioni delicate.

Better Things (FX)

Tra le nostre migliori serie tv del decennio finisce anche Better Things, uno studio dell’essere donna in grado di coinvolgere ed emozionare. I drammi personali di Louis C.K., co-creatore della serie, non hanno intaccato la dura corazza di una comedy in cui a prevalere è la voce dell’altra co-creatrice, Pamela Adlon.

La prospettiva della sua Sam, attrice e madre single, si affianca a quella delle altre donne di Better Things, incluse le figlie Max, Duke e Frankie, per svelare quelle enormi minuzie che rendono incredibilmente fragile, dura, ridicola, commovente, indimenticabile la vita delle donne a tutte le età.

VEEP (HBO)

VEEP potrà pure aver chiuso i battenti, ma la ferocia della sua satira resterà sulla bocca degli appassionati molto, molto a lungo. Passata dalle mani di Armando Iannucci a quelle di David Mandel, la serie ha mantenuto intatta per sette stagioni la forza dirompente del suo disprezzo nei confronti della politica.

A Woman First: First Woman
  • Meyer, Selina (Author)

Le figure di una (vice)presidente incompetente e del suo stuolo di lacchè si sono dimostrate incredibilmente efficaci nello smascherare il pressapochismo e le macchinazioni di una classe politica diventata, col passare degli anni, pericolosamente simile a quella reale.

Certo, se il personaggio di Selina Meyer rimarrà nella memoria collettiva il merito è anche di Julia Louis-Dreyfus, vetta inarrivabile della comicità made in USA.

The Good Place (NBC)

The Good Place sembra esser nata e cresciuta per dimostrare quanto amore si possa mettere in un lavoro svolto col cuore. Perché solo da una passione smisurata per il proprio operato può derivare un’opera così straordinariamente curata e dettagliata come questa.

Good Place: Season One (2 Dvd) [Edizione: Stati Uniti]
  • Shrink avvolto
  • Kristen Bell, Ted Danson (Actors)

L’universo di The Good Place è a dir poco celestiale, e non soltanto perché rielabora i concetti di inferno e paradiso. Fra gli impalpabili bianchi, azzurri, gialli e rosa delle sue atmosfere, sei individui – semplici ma non piatti – vivono e rivivono, sbagliano e risbagliano, scoprendo infine il gusto stesso della vita, il significato del proprio essere, il valore di rapporti veri.

E neppure una di queste colossali scoperte è sminuita dalla passione della serie per l’assurdo, per i morsi di comicità immediata o le geniali trovate che testimoniano tutta l’abilità di autori campioni del genere comedy.

Mad Men (AMC)

Mad Men si posiziona a cavallo fra due decenni e si conferma ineludibile in entrambi. La sua portata è tale da renderla una delle migliori serie tv del decennio e, più in generale, un pilastro incrollabile della serialità televisiva di tutti i tempi.

Perché Mad Men non è mai stata soltanto una rappresentazione della vita dei pubblicitari agli albori del settore, ma più ancora una riflessione acutissima sulla società americana degli anni ’60, a partire dai suoi usi e costumi e fino alla condizione umana del tempo.

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  • le prime 7 stagioni

L’ormai leggendario Don Draper, e insieme a lui i colleghi Pete Campbell, Roger Sterling, Peggy Olson e Joan Holloway, sono stati i potentissimi mezzi attraverso i quali il creatore della serie, Matthew Weiner, ha traposto sullo schermo le consuetudini di una società fortemente polarizzata.

Dal concetto di identità all’esplorazione della sessualità, dall’alcolismo imperante a un razzismo neppure troppo latente, miserie personali e questioni sociali si sono intrecciate in Mad Men con straordinaria efficacia e notevole accuratezza.

Come se non bastasse, è grazie a questo grande capolavoro televisivo – venerato dal pubblico e dalla critica – che i volti di Christina Hendricks, John Slattery, January Jones, e soprattutto Jon Hamm ed Elisabeth Moss, sono ormai marchiati a fuoco nella mente di qualsiasi appassionato spettatore di serie televisive.

The Americans (FX)

La nostra lista delle migliori serie tv del decennio accoglie a braccia aperte anche la produzione che, più di ogni altra, sa mettere d’accordo il cuore e la mente. Parliamo di The Americans, monumento alla perfezione tecnica e, allo stesso tempo, contenitore di emozioni spesso soffocate eppure così intense.

Il drama di Joe Weisberg non può essere ridotto al pur centrale tema della guerra fredda, perché la polarizzazione del mondo fra Stati Uniti e Unione Sovietica è più che mai un espediente per studiare l’intreccio fra dimensione politica e personale dell’esistenza.

Nelle vite sotto copertura di Elizabeth (Keri Russell) e Philip Jennings (Matthew Rhys), nei loro rapporti mutevoli con i figli, con il vicino Stan (Noah Emmerich), lo stile di vita americano e la madrepatria si coglie la più avvincente rappresentazione dell’ideale di lealtà, con i suoi picchi e le depressioni più oscure.

E in un progredire incessante, che da un avvio intrigante porta a un perfetto finale dolceamaro, si assapora l’amore, la perdita, il tradimento, l’abnegazione.

BoJack Horseman (Netflix)

La fiducia è una preziosa merce di scambio. BoJack Horseman ne chiede parecchia, al principio, ma ciò che restituisce ripaga di qualunque attesa. Nessuna serie d’animazione per adulti può vantare la straripante carica emotiva della creatura di Raphael Bob-Waksberg, in cui l’improbabile figura del cavallo antropomorfo concepito da Lisa Hanawalt sembra capace di dar voce alle più profonde inquietudini esistenziali.

C’è così tanto, nella Hollywoo della serie, che inquadrare BoJack Horseman nel racconto di un cavallo-attore sulla via del declino pare estremamente riduttivo. Dalla salute mentale all’alcolismo, dalla fragilità della psiche alla decadenza e alla superficialità dei rapporti umani, dal desiderio di riscatto alla voglia di redenzione, BoJack Horseman ha assicurato dignità nuova alle debolezze umane, senza per questo prendersi troppo sul serio.

Il geniale umorismo della serie si sostanzia in un universo visivo stracolmo di dettagli e arguti richiami alla cultura pop, testimonianza di una cura amorevole verso un mondo vivo e pulsante, ansioso e sconclusionato al pari del suo equivalente umano.

Fleabag (Amazon)

Difficile dire di Fleabag qualcosa che non sia stata detta e ridetta in un qualunque momento del 2019. Perché l’anno appena trascorso è stato e rimarrà più di ogni altro il momento della definitiva consacrazione di Phoebe Waller-Bridge, da anni acclamata in patria, il Regno Unito, come un once-in-a-generation talent.

E in effetti è grazie alla sua onestà intellettuale che nel 2016, e poi di nuovo nel 2019, la televisione ha svelato al mondo un prototipo di donna reale. Fleabag, in fondo, è ognuna di noi. I suoi fallimenti, le sue debolezze, il suo procedere a tentoni fra gli ostacoli e i casi umani della vita è quanto di più simile esista alla quotidianità delle trentenni.

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  • Waller-Bridge, Phoebe (Author)

Lo suggerisce lei stessa dal primo all’ultimo episodio rompendo più e più volte la quarta parete, e raccontando con fede una storia d’amore. È l’amore per il suo inarrivabile hot priest, certo, ma anche l’amore per una famiglia imperfetta e irrimediabilmente conflittuale, e ancor più l’amore per sé, per il proprio modo di essere e affrontare come può la roulette russa dell’esistenza.

The Leftovers (HBO)

Ciascuna delle nostre migliori serie tv del decennio ha in sé l’unicità di uno sguardo lungimirante alla condizione umana, ma nessuna raggiunge la trascendenza di The Leftovers. Riemersa dall’oblio grazie al successo di Watchmen, il capolavoro di Damon Lindelof non ha mai raggiunto la popolarità che avrebbe meritato, e questo la rende ancora più preziosa.

La premessa narrativa della serie è la scomparsa improvvisa e immotivata del 2% della popolazione mondiale, con il restante 98% intrappolato nell’incomprensione, nell’abbandono, nella necessità di trovare la forza di andare avanti.

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  • Theroux, Brenneman, Eccleston, Zylka, Qualley, Coon, Dowd (Actor)

Da un evento inspiegabile nasce e cresce la forza di The Leftovers, percepibile sul piano del non detto, delle sensazioni, delle credenze. Come qualsiasi opera d’arte propriamente detta, anche The Leftovers pone domande senza imporre risposte.

Ogni evento della serie può essere metabolizzato alla luce di esperienze e convinzioni personali, e aiuta a riflettere sul proprio posto nel mondo, sul destino di ciascun essere umano, sul significato di un’esistenza materiale e ultraterrena.

Il finale, magistrale e commovente, rafforza la fede nelle connessioni umane, nel bisogno di aggrapparsi e credere, credere a qualcosa, per sopravvivere a dispetto dell’insensatezza delle cose.

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