Tex Willer nei disegni di Fabio Civitelli

Tex resta uno dei mie fumetti preferiti: nelle sue avventure è sempre dalla parte del debole, contro i politicanti e le loro trame. Visto che io di ingiustizie ne ho subite parecchie, leggerlo mi rilassa

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I fumetti sono una forma d’arte ingiustamente definita popolare.

Da bambino avevo un appuntamento emozionante tutti i martedì. Mia mamma andava in paese, a San Pietro in Casale, perché era giorno di mercato. Tornava con i fumetti di Blek Macigno e Capitan Miki. Erano strisce lunghe e costavano 20 lire. Per lei comprava Grand’Hotel. Poi in casa calava il silenzio. Lei immersa a leggere i fotoromanzi e io nelle storie di Grande Blek, il trapper impegnato con i suoi amici Roddy e il Professor Occultis, a combattere gli inglesi. Poi entravo nel far west di Capitan Miki e dei suoi amici Doppio Rhum e Salasso. E quei fumetti mi trascinavano dentro, un po’ come nel video “Take On Me” degli A-Ha. Lo stesso accadeva a mia mamma. Io finivo di leggere sempre prima di lei, ma anche se la chiamavo non rispondeva, perché i fotoromanzi l’avevano letteralmente rapita.

Col tempo ho scoperto anche Pecos Bill, innamorato della Piccola Sue.

Poi, crescendo, avevo bisogno di qualcosa di più “forte” e iniziai a leggere Tex.

E non lo abbandonai più, anche quando scoprii Bonvi, le sue Sturmtruppen, Cronache del Dopobomba e quello che ritengo il miglior fumetto italiano, Storie dello Spazio Profondo, scritto in collaborazione con Francesco Guccini, da cui (e non è fantascienza) hanno preso spunto per i personaggi di Star Wars. Altro capolavoro “La rivolta dei racchi” di Buzzelli. Poi arrivò Alan Ford di Magnus e Bunker, di cui leggevo anche Satanik e Kriminal. I miei gusti si evolvevano, fino ad arrivare a Jodorowski e Moebius ne L’Incal o Sandman.

Ma Tex rimaneva sempre costante nelle mie letture.

Perché? Intanto non solo difendeva i pellerossa, ma era addirittura capo Navajo col nome di Aquila della Notte. Poi le sue storie hanno sempre soddisfatto il mio desiderio profondo di giustizia. Tex nelle sue avventure era sempre dalla parte del debole, contro i politicanti e le loro trame. Visto che io di ingiustizie ne ho subite parecchie, leggere Tex mi rilassava: esiste un mondo dove l’arroganza del potere perde, dove i deboli alla fine vincono. Lo so, è un fumetto e sono storie inventate, ma mi fa bene leggerle.

Tex ha cambiato vari disegnatori, ma sicuramente Fabio Civitelli è stato uno dei più bravi e longevi. Quando ad Arte Padova ho visto una mostra dei suoi disegni, organizzata dalla galleria Ca’ Di Fra’ di Milano, ho abbandonato il ruolo di fotografo che avevo, con le mie foto in mostra, per prendere la telecamera a documentarla. Sono andato oltre: ho invitato Fabio Civitelli al Barone Rosso. Arriverà nella puntata di lunedì 20 gennaio.

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