È ora di (ri)scoprire The Act, la tormentosa serie esaltata dal Golden Globe a Patricia Arquette

Ora più che mai è una buona idea scoprire cos'ha di speciale la serie antologica grazie alla quale Patricia Arquette ha conquistato il suo terzo Golden Globe

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La carriera di Patricia Arquette non è riducibile alle ultime, seppur splendide, serie televisive di cui è stata coprotagonista. La sua celebrità nasce e si consolida nell’arco di svariati decenni, dai primi film diretti da Sean Penn e David Lynch, passando per lo straordinario successo di Boyhood – per il quale ha vinto un Oscar e una sfilza di altri premi –, fino ad arrivare alle esaltanti avventure televisive di Escape at Dannemora e The Act.

È proprio The Act a esser tornata al centro dell’attenzione generale dopo la meritata vittoria di un Golden Globe – il terzo – da parte della stessa Patricia Arquette. Si tratta di una serie antologica true crime creata da Nick Antosca e Michelle Dean, distribuita da Hulu e disponibile in Italia su StarzPlay. Ispirata a una storia vera, The Act è quanto di più tragico e doloroso potesse essere trasposto sullo schermo, ma è proprio la durezza della materia di cui tratta a renderla irrinunciabile.

Abbiamo pensato ad alcune buone ragioni per (ri)scoprire The Act su StarzPlay, piattaforma disponibile sull’app di Apple TV+ e aperta a una prova gratuita di sette giorni. Eccole.

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  • tutti gli episodi della Prima Stagione

Avere conferma di come la realtà superi l’immaginazione

La rievocazione della realtà – in modo fedele o con una certa tendenza alla drammatizzazione – è insita nella natura del true crime, e The Act non fa eccezione. La storia è quella di Gypsy Rose Blancharde e della madre, Dee Dee Blanchard, e si ispira a un articolo pubblicato nel 2016 su BuzzFeed da Michelle Dean.

Gypsy (Joey King) trascorre la vita nella convinzione di avere un’età mentale di 7 anni e di essere affetta da una lunga serie di disabilità per via della sua nascita prematura, dalla distrofia muscolare alla leucemia, dall’epilessia all’asma.

Ciò di cui in realtà è vittima è però la Sindrome di Münchhausen per procura della madre. A causa di questo disturbo, infatti, Dee Dee si sente spinta ad arrecare danni fisici a Gypsy affinché quest’ultima creda di essere disabile.

È così che fra le due nasce e si sviluppa un rapporto tossico e iperprotettivo, per sfuggire al quale Gypsy si ribella sempre più violentemente. La storia, però, non ha un lieto fine. Gypsy scopre che quelle della madre non sono altro che bugie e ne pianifica la morte con l’aiuto del fidanzato conosciuto su Facebook, ritrovandosi poi condannata a una pena detentiva di 10 anni.

Riflettere sull’ambigua natura degli abusi

L’orribile storia narrata in The Act aiuta a riflettere sulla natura complessa di ogni abuso. La Sindrome di Münchhausen per procura, in particolare, ricorda come gli aguzzini possano non essere individui problematici o sospetti a prescindere. Anzi, conferma come anche le relazioni all’apparenza più salde, viscerali e inviolabili possano corrompersi per i più svariati motivi.

In questo caso è il legame tra una madre e una figlia a trovarsi snaturato da strategie escogitate per accrescere la dipendenza della seconda dalla prima. Si tratta di una vera e propria forma di abuso su minori, nella maggior parte dei casi molto difficile da diagnosticare per via della prostrazione della vittima nei confronti dell’abusante.

Documentandosi in rete si può scoprire come spesso siano proprio le madri a perpetrare questi abusi. Come Dee Dee, anche molte altre donne paiono inizialmente indispensabili nella vita dei figli, rivelandosi però col tempo mere artefici di strumentalizzazioni che annullano l’individualità e l’autonomia dei figli per accrescere il proprio senso di realizzazione o trarne dei vantaggi.

Ammettere il proprio masochismo

L’ossessione per le serie true crime è in crescita da anni, al punto da sembrare inesauribile. Tra omicidi efferati e vite di serial killer fascinosi, anche The Act lascia emergere il masochismo dell’appassionarsi a racconti raccapriccianti di ogni tipo.

L’inquietudine strisciante delle vicende narrate non risiede soltanto nei fatti in sé, ma anche nei personaggi che vi danno corpo e nel modo in cui le loro esistenze sono trasposte sullo schermo. Il malsano rapporto fra Dee Dee e Gypsy, ad esempio, non si rivela solo nella rinuncia a una vita normale da parte della madre per favorire la cura della figlia.

La casa in cui le due vivono raccoglie e rilancia tutte le ansie di Dee Dee e i turbamenti di Gypsy. Ogni elemento suggerisce una nota stonata, dall’armadietto dei farmaci alla preoccupazione dei vicini delle Blancharde, che allertando le autorità permettono il ritrovamento del cadavere di Dee Dee.

Nonostante l’ansia e l’isolamento siano così palpabili da risultare quasi insopportabili, è impossibile distogliere lo sguardo dallo schermo. Sarà puro masochismo, sarà una sorta di strano feticismo, o forse solo il risultato di un brillante lavoro di regia, fotografia e interpretazione.

Godersi lo straordinario duo Joey King-Patricia Arquette

La storia straziante, con le su atmosfere cupe e soffocanti, esercita un fascino perverso su qualsiasi spettatore, ma è la straordinaria chimica fra le due protagoniste a lasciare a bocca aperta.

L’eccellente Joey King regala alla sua Gypsy un’irrimediabile vulnerabilità grazie allo sguardo acquoso e a un tono di voce acuto e tremolante, mentre Patricia Arquette offre un’altra grandiosa performance dopo Escape at Dannemora.

Proprio come nella miniserie Showtime, anche nella serie antologica Hulu Patricia Arquette si dimostra a suo agio nel ruolo di una donna dalla psicologia complessa, guidata da motivazioni oscure e inesplicabili. Lo si percepisce in ogni scena, a causa di ogni atteggiamento, di ogni cosa detta o non detta.

Emerge chiaramente nel costante tentativo di Dee Dee di mantenere il proprio potere su Gypsy, sia quando le due si trovano in casa propria o di amici che durante una visita medica o, più in generale, in occasione di qualsiasi interazione sociale.

Il suo, in fondo, è un lavoro a tempo pieno. Rinuncia alla sua vita per dare priorità assoluta a quella della figlia, e poco importa che non sia il benessere di quest’ultima a importarle davvero.

La performance da applausi di Patricia Arquette in The Act è stata appena celebrata ai Golden Globes 2020, occasione in cui l’attrice ha invitato i colleghi e gli addetti ai lavori a votare alle elezioni presidenziali per scongiurare un futuro ancora più tragico per gli Stati Uniti e il mondo.

Queste le dure parole rivolte ai presenti e questo, invece, il trailer di The Act, disponibile sulla piattaforma StarzPlay insieme ad altre, ottime serie tv.

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