The Farewell – Una Bugia Buona, una delicata storia familiare tra Cina e Stati Uniti

Billi, emigrata a New York, torna in Cina perché la nonna sta morendo di cancro. La famiglia non ha voluto dirglielo. Giusto o sbagliato? Lulu Wang dirige una commedia agrodolce, nel segno dell’incontro di civiltà

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The Farewell è la storia di un’anziana signora cui viene diagnosticato un cancro all’ultimo stadio e della famiglia che, per farle vivere serenamente le ultime settimane di vita, decide di non dirle nulla. Una Bugia Buona, appunto, come recita il sottotitolo italiano del film, o meglio una “bugia vera”, come puntualizza una didascalia in apertura. Perché è autentica la storia di partenza, vissuta in prima persona dalla regista e sceneggiatrice cinoamericana Lulu Wang.

Come la Wang, la protagonista Billi (interpretata dalla rapper e attrice Awkwafina, già vista in Ocean’s 8 e Crazy Rich Asians), si sente per molti versi più americana che cinese, dato che la famiglia si trasferì negli Stati Uniti quando lei aveva solo sei anni – infatti con lei i genitori a New York parlano in inglese. Il legame con le radici è rimasto forte, soprattutto con l’adorata, energica nonna Nai Nai (Zhao Shuzhen), con la quale la si vede affettuosamente conversare al cellulare già nella prima sequenza del film.

La notizia della malattia è una tragedia che coglie Billi in un momento personalmente delicato – trent’anni, ambizioni da scrittrice, senza un lavoro definito. La sua cultura americana le prescrive l’inaccettabilità della bugia. Ma per poter stare vicino alla nonna, si sottomette controvoglia al volere della famiglia, e torna con loro dopo molti anni alla natia Changchun, una metropoli da sette milioni di abitanti nel nord-est della Cina. Per non insospettire l’anziana donna e giustificare l’arrivo improvviso di tutti i consanguinei – la diaspora li ha condotti chi negli Stati Uniti, chi in Giappone – la famiglia improvvisa un matrimonio tra il nipote di Nai Nai e la fidanzata nipponica, che a onor del vero non sembrano esattamente raggianti.

The Farewell è un film sul confronto di culture visto nella prospettiva di una giovane donna che reca in sé una doppia matrice identitaria, con la quale però ha probabilmente scelto di non fare veramente i conti, fino al momento del viaggio a ritroso verso la sua prima casa. Ed è paradossale che proprio la necessità di dire una bugia la obblighi a fare chiarezza e dire, almeno a sé stessa, la verità.

Il film negli Stati Uniti ha ottenuto un certo successo al botteghino e grandi attenzioni – due nomination ai Golden Globes, probabili candidature anche agli Oscar –, sicuramente per la sua capacità di porre il confronto di civiltà tra Usa e Cina nei termini non dello scontro ma di una relazione pacificata. Per farlo Lulu Wang dispone una tavolozza in cui ogni situazione – il matrimonio, i tanti momenti conviviali a tavola, le discussioni tra familiari – recano informazioni essenziali sulla cultura di provenienza (e anche di arrivo) di Billi, posta al centro di un cast corale in cui ogni personaggio riveste un ruolo fondamentale.

Come lo zio Hiabin (Jiang Jongbo), che spiega alla nipote la differenza tra la cultura americana che, privilegiando l’individuo, ritiene necessario informarlo di ogni cosa, e quella cinese, in cui “la vita di una persona è parte di un tutto, la Famiglia, la Società”, e dunque il legame comunitario prevede che siano gli altri ad assumersi la responsabilità e il dolore connessi a una notizia tragica come la malattia.

Così, riattraversando memorie e riappropriandosi delle sue origini, Billi intraprende un percorso di consapevolezza che tende non a negare, ma a capire, accettare e integrare. Al centro del quale c’è un intenso legame al femminile, cementato da una nonna volitiva che, con la sua biografia, nella quale c’è anche un’esperienza nell’esercito, costituisce per la nipote un modello incisivo, da accogliere nel segno di una esplicita continuità tra identità statunitense e cinese.

The Farewell tiene a bada gli stereotipi, mostra le incoerenze di una cultura tenuta al rispetto del riserbo ma con vistose eccezioni – i funerali, in cui si è obbligati a mettere in scena il dolore –, riequilibra il dramma con toni da commedia agrodolce nelle situazioni più paradossali – la visita alla tomba del nonno cui Nai Nai non vuole dare le sigarette temendo possano fargli male.

Tutto è confezionato in una cornice accurata e sottotono che non nega il conflitto ma smussa le asperità. Dietro il problema etico affiora anche altro: il portiere d’albergo chiede insistentemente a Billi se sia meglio la Cina o l’America; una parente è certa sia molto più facile diventare milionari in Cina; ma le famiglie che possono permetterselo mandano i figli a studiare negli Stati Uniti, per avere più possibilità. Sullo sfondo delle questioni identitarie e culturali, si agita un tema geopolitico, relativo agli equilibri di potere nell’era della globalizzazione. Che The Farewell, indirettamente, interpreta nel segno della conciliazione.