I Simpson compiono 30 anni, storia di un fenomeno culturale tra parodie e critiche alla società

Per festeggiare i 30 anni de I Simpson, Italia1 manderà in onda una maratona televisiva: scopriamo qualcosa di più su una delle serie animate più influenti della tv

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Trent’anni e non sentirli: I Simpson stanno invecchiando, ma continuano ad essere un fenomeno culturale senza tempo. Era il 1989 quando la famiglia più gialla della tv approdava per la prima volta sul piccolo schermo, e da allora niente sarebbe stato più lo stesso.

Con più di 670 episodi all’attivo e altre due stagioni confermate, I Simpson sono ormai inarrestabili. Per festeggiare questo traguardo speciale, Italia1 trasmetterà una lunga maratona pomeridiana a partire dalle 13:45 con alcuni degli episodi simbolo. In realtà, la serie animata ha debuttato due anni prima del lancio ufficiale, quando Matt Groening e James L. Brooks realizzarono dei corti animati di un minuto da mandare in onda per risanare gli ascolti del Tracey Ullman Show. Quando quest’ultimo venne cancellato, I Simpson ebbero finalmente l’occasione per salire alla ribalta. Da allora nessuno li ha più fermati.

La serie animata, tra le più influenti di sempre, è uno specchio della società moderna (in particolare quella americana, ma può estendersi anche a livello globale), in grado di rifletterne vizi e virtù. L’idea originale di Groening era infatti quella di rappresentare una famiglia disfunzionale, atta a scardinare i canoni classici della televisione. Ogni personaggio – ad eccezione di Bart – ha il nome di uno dei suoi familiari, e il colore giallo che contraddistingue la pelle degli abitanti di Springfield, è stato concepito per trarre in inganno gli spettatori.

Matt Selman, sceneggiatore dei Simpson fin dagli esordi, ha affermato in un’intervista che Groening: “Voleva che il pubblico pensasse che il colore giallo fosse legato ad un problema tecnico. Si sarebbe domandato “Oh, perché sono gialli?” ed avrebbe provato a sintonizzare il canale senza peraltro riuscirci, perché il giallo era reale. Era un tentativo innovativo per far cadere in inganno i telespettatori.”

Le disavventure de I Simpson piacciono a tutti, nel bene o nel male. Proprio per questo, nel corso dei suoi trent’anni di programmazione, ha ricevuto svariate critiche e polemiche per via della rappresentazione dei suoi personaggi e dei messaggi che veicolano. La cittadina di Springfield è il microcosmo in cui Groening esplora le tematiche più scottanti della società attuale. Attraverso l’uso di una satira dissacrante, si mettono in luce questioni di carattere ben più profondo, che sfociano dalla politica all’economia. Il capofamiglia Homer lavora in una centrale nucleare e buon essere inteso come un pretesto per affrontare i problemi ambientali; Marge è la classica casalinga annoiata che cerca di sfuggire dalla sua monotonia; le storie scolastiche di Bart e Lisa possono essere sfruttate per criticare il sistema educativo americano. La stessa Lisa si è spesso resa protagonista di episodi a sfondo politico e ambientale.

Intorno a loro ci sono diverse figure cardine che permettono di scavare in temi più complessi; attraverso il maldestro commissario Winchester si accusa il sistema giudiziario; il reverendo Lovejoy dovrebbe rappresentare una guida spirituale per i fedeli, ma in realtà non si cura di loro. Pertanto spesso i personaggi si rivolgono a Dio (una delle tematiche è anche la religione), che nella serie non viene mai mostrato in volto.

Una delle peculiarità de I Simpson è la sigla iniziale, in cui i protagonisti sono collegati tra loro tramite diverse sequenze. Poi c’è la gag del divano che in ogni episodio è proposta in maniera originale. Immancabili gli speciali di Halloween, qui in Italia conosciuti come La Paura fa Novanta. Si tratta di episodi che ricorrono in ogni stagione (ad eccezione della prima) per celebrare la festa. Spesso sono piccoli gioiellini originali, altri sono parodie di film cult.

Non mancano le critiche, e in questi tre decenni sono state molto dure. Di recente è stato rimosso l’episodio in cui Michael Jackson prestava la voce a un personaggio convinto di essere il Re del Pop in persona. Una decisione presa in seguito alla messa in onda di Leaving Neverland, documentario che accusa Jackson di molestie. I produttori stanno pensando di riservare lo stesso trattamento anche all’episodio in cui Apu è stato dipinto in maniera razzista e stereotipata.

Qualcuno si chiede: ma dove trent’anni non è il momento di chiudere? Nient’affatto: I Simpson hanno molto da raccontare e, nonostante i primi rumours su una possibile cancellazione, la famiglia più gialla d’America è destinata a dominare il piccolo schermo ancora per molto.

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