Andrea, da Napoli a Praga: “Non sono scappato perché la disprezzassi…”

I cosiddetti “cervelli in fuga” continuano ad abbandonare la propria terra. Sono storie di giovani che trasudano orgoglio, sacrifici, voglia di misurarsi in ambienti di lavori idonei, di accrescere le proprie potenzialità professionali e di migliorare la qualità della vita

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Un Paese, l’Italia, che non riesce a coltivare il talento dei giovani, che non riesce a trattenerli con lavori soddisfacenti e neppure ben retribuiti. Troppo preso dalle risse di sola propaganda politica non guarda alle difficoltà di un Paese spaccato, al Sud svuotato e impoverito dall’emigrazione di migliaia di giovani e laureati. Lo confermano gli ultimi dati del rapporto Svimez che indica in circa duecentomila i laureati persi negli ultimi 15 anni e le cause sono sempre le stesse.

I cosiddetti “cervelli in fuga” continuano ad abbandonare la propria terra per realizzarsi altrove. Ma le leggete le storie di questi giovani che pubblica OptiMagazine? Dovrebbero scuoterci! Sono storie di giovani, uomini e donne, che trasudano orgoglio, sacrifici, voglia di misurarsi in ambienti di lavori idonei, di accrescere le proprie potenzialità professionali e di migliorare la qualità della vita. Da Nord al Sud, c’è sempre un unico comun denominatore. E’ ciò che sintetizza molto bene Andrea Scognamiglio, 30 anni, nato a San Giorgio a Cremano (Napoli), cresciuto a Barra, un quartiere della periferia est di Napoli. Andrea ha conseguito la laurea in Economia Aziendale e Management all’Università Federico II di Napoli. Lavora attualmente a Praga.

Non sono scappato da Napoli perché la disprezzassi o perché non stessi beneracconta Andrea – ma perché ho sempre investito tanto su me stesso, nello studio e nella formazione. E purtroppo per appagare la mia ambizione sono stato costretto ad andare lontano, per evitare di diventare infelice e di sentire di aver fatto tanti sacrifici per nulla.  Sono partito all’età di 28 anni e il motivo è comune a tanti giovani del Sud. Dopo due anni di lavori precari o poco soddisfacenti a Napoli – continua – ho cercato qualcosa di più professionale e con maggiori possibilità di formazione e di crescita. Purtroppo la ricerca nei confini nazionali non ha dato i suoi frutti, così ho iniziato a cercare all’estero. Oggi lavoro a Praga in una delle più grandi aziende IT al mondo (Amazon), dove ho ricoperto finora il ruolo di HR Senior Administrator. Ma dopo soli 10 mesi sono stato promosso nel ruolo di Team Manager. Mi occupo quindi di Risorse Umane ed in particolare ho supportato processi relativi alla Gran Bretagna, l’Irlanda e il Sud Africa. Nel mio nuovo incarico gestirò 10 HR Administrator per supportare Italia, Spagna, Portogallo, Israele e Turchia”.

Hai provato a lavorare in Italia, prima di decidere di partire per altri paesi esteri?

Ho provato a lavorare in Italia, a Napoli ad esempio, ho svolto due lavori nel settore vendite e mai con un contratto “serio”. Il primo, come incaricato vendite, e il secondo come agente di commercio con partita Iva. Ho poi cercato anche al Nord, con scarsi risultati. Sono stato invitato ad alcuni colloqui ma si trattava sempre di lavori di vendita con poche prospettive o a partita Iva.

E la scelta di Praga? 

Praga non è stata una scelta, è stata semplicemente la prima città che mi ha accolto con un’offerta lavorativa interessante. Infatti stavo facendo colloqui anche per aziende di Barcellona, Düsseldorf e Lisbona. Poi è arrivata questa offerta. A Praga mi trovo molto bene, la città è molto bella, pulita e tranquilla, nonostante sia piena di turisti. I servizi pubblici funzionano benissimo, e la vita in generale è poco cara. Dal punto di vista professionale sono stato assunto da una multinazionale specializzata nella ricerca e selezione del personale (Recruitment) in ambito farmaceutico e medicale, dove ho avuto un’ottima formazione e una crescita personale molto rapida che mi ha permesso poi di affrontare con successo i colloqui con una delle più grandi aziende IT al mondo (Amazon).

E’ stato facile inserirti nell’ambiente di lavoro?

Mi trovo benissimo, l’ambiente è molto amichevole, gli orari di lavoro sono ottimi e c’è grande flessibilità, sia in termini di orari che di smart working. Lo stipendio è adeguato e sono previsti molti benefit, quali l’abbonamento per i trasporti pubblici, la palestra, i buoni pasto, etc, e ci sono tanti interessanti percorsi di carriera.

Quali sono le ragioni per restare?

Sono indubbiamente legate alla qualità della vita e a quella del lavoro. I trasporti pubblici funzionano alla perfezione, non ho più bisogno della macchina o dello scooter (il che significa meno stress e maggior risparmio), gli uffici pubblici sono efficienti, ci sono tanti eventi e tante attività per il tempo libero a basso costo. A Praga non esiste disoccupazione al di sotto dei 30 anni e ci sono tante opportunità lavorative con aziende serie che investono realmente sui talenti, che forniscono contratti buoni, ottimi ambienti lavorativi e prospettive di crescita.

I motivi per tornare?

Sono principalmente due: la cultura, troppo diversa da quella Italiana, soprattutto dal punto di vista gastronomico (il cibo italiano è inimitabile!) e della lingua (l’inglese è più che sufficiente per comunicare e per lavorare, ma non conoscere la lingua locale non ti permette mai di inserirti a pieno) e gli affetti, che mi mancano sempre e comunque, sia la famiglia che gli amici.

Per trattenere i giovani in Italia, cosa occorrerebbe?

Ci sono tante tante cose che andrebbero cambiate, a partire da un miglior orientamento pre e post universitario. In Italia è molto difficile trovare lavoro quando si è all’inizio della carriera, quindi dovrebbe cambiare l’atteggiamento delle aziende nei confronti dei giovani. Bisognerebbe limitare i contratti di stage e a tempo determinato e garantire maggiore continuità e sicurezza. Servirebbero maggiori investimenti in formazione, perché gran parte delle Università non sono professionalizzanti. Servirebbe maggiore flessibilità da parte dei datori di lavoro e maggiori opportunità di crescita meritocratica. In Italia non sarei mai riuscito in 2 anni a passare dall’avere un contratto da agente commerciale a partita IVA a gestire un Team internazionale di 10 persone in una grande multinazionale. Inoltre servirebbe una migliore qualità della vita nelle grandi città, dove spesso, se non hai la fortuna di avere una macchina pagata dai tuoi genitori, non puoi muoverti liberamente e a basso costo.

Hai costruito a Praga la tua famiglia? Quali sono i servizi che hai a disposizione?

Non ho costruito la mia famiglia, o meglio, ho una famiglia fatta di amici e colleghi con cui trascorro tanto tempo, e per fortuna di tempo libero e di energie ne ho abbastanza. Posso andare in palestra, giocare a calcio, suonare in una band, andare a bere e mangiare fuori piuttosto spesso, andare al cinema o a festival musicali o enogastronomici, che sono molto frequenti. Ho anche la possibilità di coltivare la mia passione: la musica. Per diversi anni a Napoli ho suonato la chitarra in due band emergenti (durante il periodo degli studi e dei miei primi lavori), ora qui a Praga mi sono da poco unito ad una band come cantante.

Pensi di tornare? E quali condizioni sarebbero necessarie per tornare in Italia?

Penso sempre di voler tornare, perché sento costantemente la mancanza della mia famiglia, dei miei amici e della mia terra. Non sono scappato da Napoli perché la disprezzassi o perché non stessi bene, ma perché ho sempre investito tanto su me stesso, nello studio e nella formazione. E purtroppo per appagare la mia ambizione sono stato costretto ad andare lontano, per evitare di diventare infelice e di sentire di aver fatto tanti sacrifici per nulla. So che, tornando, però, non potrei mai avere alcuni dei grandi vantaggi che ho qui, soprattutto in termini di qualità della vita, e di equilibrio tra vita privata e lavoro. Di conseguenza, le condizioni favorevoli per il mio ritorno sarebbero inevitabilmente legate ad una posizione professionale soddisfacente, sia dal punto di vista qualitativo che economico, che compensi i maggiori costi e disagi legati ad una società inevitabilmente inferiore dal punto di vista politico, burocratico, civile ed economico, e che mi permetta di avere una buona qualità della vita.

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