Viola Davis potrebbe dire addio alle serie tv dopo Le Regole del Delitto Perfetto: “Ho 54 anni, è un lavoro brutale”

Ecco perché dopo Le Regole del Delitto Perfetto, che termina con la sesta stagione nel 2020, Viola Davis potrebbe lasciare la tv

Viola Davis sta per dire addio alla sua iconica Annalise Keating, la penalista che interpreta da sei anni nella serie Le Regole del Delitto Perfetto. E non sa se accetterà nuovi ruoli in televisione dopo aver preso parte al legal thriller di Pete Nowalk, che si concluderà con la sesta stagione attualmente in onda ogni mercoledì su Fox.

Il talento gigantesco di questa attrice è diventato noto al grande pubblico soprattutto grazie alla serie prodotta dalla ShondaLand di Shonda Rhimes: la Davis è entrata nella scuderia della produttrice di punta di ABC come protagonista della serie noir dedicata ad un gruppo di studenti e alla loro insegnante di legge che si ritrovano invischiati in una serie di delitti a catena. Prima di allora, aveva recitato al cinema e in poche altre produzioni tv, ma senza arrivare al grande pubblico.

La Davis era già apparsa in The Traveler, Century City e City of Angels prima de Le Regole del Delitto Perfetto, ma non aveva mai ottenuto un ruolo da protagonista in una serie tv per un grande network. Parlando a madamenoir.com, ha spiegato di essere arrivata alla popolarità mondiale solo dopo aver interpretato il ruolo controverso della Keating: prima di allora, la tv l’aveva quasi snobbata, mentre Le Regole del Delitto Perfetto ha rappresentato la grande chance che ha dato una svolta alla sua carriera, più di quanto abbia fatto il cinema. Negli ultimi anni, infatti, sono arrivati un Emmy come Miglior Attrice proprio per il ruolo di Annalise e un Oscar per il film Barriere, diretto da Denzel Washington.

Avevo nove episodi televisivi pilota falliti prima di How to Get Away With Murder. Dopo ciascuna di quelle esperienze ho detto, ‘Non farò mai più la TV perché sono troppo sfinita’. Ho 54 anni e ne sono orgogliosa. Certo, ora dico che non so se potrei fare di nuovo la TV, è un programma così faticoso, ma How to Get Away With Murder mi ha cambiato la vita. Lo ha fatto davvero. So di aver fatto The Help, Barriere, di certo ho girato film per cui la gente dice ‘Ti ho amato in questo ruolo’, ma è stato How to Get Away With Murder che mi ha fatto conoscere letteralmente a un pubblico globale.

Eppure la Davis aveva dei dubbi sull’interpretazione di questo ruolo: la sua Annalise, così tormentata, imperfetta, scorretta al punto da trascendere la legalità le ha procurato più di un dubbio sull’opportunità di interpretare una donna così lontana da sé. Poi però ha abbracciato il personaggio ed è soddisfatta del suo impatto sulla tv generalista.

Per quanto riguarda il mio lavoro e la mia arte, era uno di quei ruoli in cui non mi vedevo necessariamente. Ma una volta che ho deciso di permettere ad Annalise di entrare in me come una donna di colore, come una 54enne donna dalla pelle scura con un grosso largo, e non una taglia 40, questa scelta ha ridefinito il modo in cui mi guardavo e mi ha fatto ridefinire anche nel mio modo di interpretare Annalise come le donne nere sono viste nei media e viste nella vita. È diventata una causa più importante e ciò non accade sempre con il tuo lavoro. A volte lo fai e basta. È un lavoro.

La Davis non sa se continuerà a fare tv dopo questa esperienza, perché i ritmi di lavoro delle produzioni televisive sono decisamente faticosi: “Lo dico a causa del programma di lavoro che è brutale. Sono così assonnata certe volte, ma d’altra parte, mai dire mai“.

Questo ruolo le lascia comunque la soddisfazione di aver interpretato una donna forte, lontana dagli stereotipi femminili classici, per di più una donna di colore, potente e fragile al tempo stesso, un personaggio grazie al quale è stato possibile esplorare sulla televisione generalista temi come la sessualità, la salute mentale, le dipendenze, le lotte per i diritti delle minoranze. Un personaggio che ha cambiato il modo di rappresentare le donne di colore in tv e la cui eredità, auspica la Davis, potrebbe favorire la nascita di nuovi ruoli del genere, con donne afroamericane in primo piano, finalmente da protagoniste e non relegate a parti minori per personaggi secondari.

Lei è intelligente. Lei è complicata. Lei è vulnerabile. Lei è forte. È imperfetta. È un’anti-eroina, e penso spesso quando le persone guardano le donne di colore, in particolare le donne dalla pelle scura, che manca qualsiasi sessualità e restano sullo sfondo. Sicuramente non sono in prima linea. Lei è stata umanizzata. È anche una donna senza limiti. È una donna selvaggia che non può essere domata. Non è una metafora e l’ho voluta così perché è quello che voglio per me stessa. Anche in termini di sessualità, Annalise è pansessuale. Annalise è assolutamente aperta a tutto. È aperta all’amore. E penso che la cosa più rivoluzionaria che possiamo fare sia dimostrare che le persone di colore sono in realtà umane. Questo è ciò che deve essere mostrato. Siamo umani! Siamo disordinati siamo bellissimi nel nostro casino ed è certamente bello recitare come attore. Ecco perché è stata importante. Spero che continuerà ad essere importante perché ora mi piacerebbe vedere più donne di colore nei ruoli principali in TV e film.

Nella stessa intervista, parlando di quanto sia ancora difficile per le donne di colore ottenere ruoli di primo piano a Hollywood, la Davis ha commentato la recente notizia che un produttore avrebbe voluto imporre Julia Roberts nel ruolo dell’attivista di colore Harriet Tubman nel nuovo film di Kasi Lemmons, Harriet. La pellicola ha avuto una gestazione lunga oltre vent’anni e, a quanto pare, un produttore negli anni ’90 aveva suggerito di scegliere la Roberts per quel ruolo. Viola Davis non ha usato mezzi termini per definire la notizia, sostenendo che “Julia Roberts nei panni di Harriet Tubman è ridicola. Questo a malapena merita una risposta. È ridicolo“. La Davis sottolinea come l’industria cinematografica sia comprensibilmente votata al profitto, ma questo principio non dovrebbe portare i produttori ad imporre ai registi attrici bianche addirittura per ruoli in cui palesemente non c’entrano nulla, come quelli chiaramente destinati a donne di colore. Un tema, quello delle pari opportunità nell’industria cinematografica per gli attori e le attrici di origini afroamericane cui la Davis tiene molto e di cui ha parlato anche dal palco della Festa del Cinema di Roma, che le ha conferito un premio alla carriera lo scorso ottobre.

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