Frozen II – Il segreto di Arendelle, il viaggio nell’ignoto delle proprie paure

La squadra vincente di Frozen torna dopo sei anni con il nuovo episodio della storia della principessa delle nevi. La fiaba si mescola col mito e con l’avventura in un racconto emozionante che parla di angoscia, emancipazione e consapevolezza. Dal 27 novembre nei cinema

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Frozen II – Il Segreto Di Arendelle esce oggi in Italia trainato dagli eccellenti risultati statunitensi, dove è uscito il 22 novembre con un primo weekend da record da 130 milioni di dollari. Il traino maggiore, ovviamente, è quello del celebrato primo episodio del 2013, il cartoon con il maggiore incasso della storia della Disney, 1,274 miliardi, coronato da due premi Oscar (miglior film d’animazione e canzone) e una versione musical a Broadway.

Anche per questo, mettendo la parte l’usuale strategia che prevede, in caso di successo, un sequel destinato direttamente al mercato dell’home video, la Disney ha puntato su un nuovo lungometraggio per le sale. Ed è stato un lavoro lungo ed elaborato, con la stessa squadra vincente capitanata dai registi Chris Buck e Jennifer Lee, autrice anche della sceneggiatura nonché capo creativo della Disney.

Lo sforzo che doveva necessariamente compiere Frozen II – Il Segreto Di Arendelle era quello di non dare l’impressione di essere un semplice sfruttamento commerciale del prototipo. Gli autori hanno compiuto uno scavo dentro gli interrogativi rimasti irrisolti alla fine di Frozen – Il regno Di Ghiaccio. Sono passati tre anni, visibili nelle sembianze dei personaggi principali, le sorelle Elsa e Anna (che in italiano hanno ancora le voci di Serena Autieri e Serena Rossi), non più ragazzine ma giovani donne. Il regno di Arendelle è in pace grazie alla saggia guida della principessa Elsa salita al trono. Lei però è ancora inquieta, anche per lo straordinario dono che possiede, la capacità di creare il ghiaccio e la neve, un potere che ora controlla, ma le cui origini restano enigmatiche.

Le ansie si materializzano sotto forma di una voce arcana, che la spinge a confrontarsi col proprio passato, nel quale potrebbero annidarsi tanto le risposte relative alla sua identità quanto quelle riguardanti la dolorosa fine di entrambi i genitori, scomparsi in un misterioso naufragio.

Frozen II – Il Segreto Di Arendelle è anche la storia del legame indissolubile tra due sorelle e delle opposte tensioni tra l’inquietudine di Elsa e l’ottimismo di Anna, incarnato da una canzone, Qualche Cosa Non Cambia Mai” (Some Things Never Change) che esprime esattamente il suo desiderio di tranquillità e staticità – i numerosi brani sono anche stavolta di Kristen Anderson-Lopez e Robert Lopez.

La sintesi è nel viaggio “nell’ignoto” – titolo della canzone più emblematica del film – che le due giovani donne devono compiere per trovare le risposte ai propri interrogativi e, ancora una volta, salvare Arendelle da un nuovo grande pericolo. Il viaggio non può che essere attraverso un periglioso bosco delle fiabe, immerso in una nebbia perenne simbolo delle proprie incertezze e dominato dai quattro elementi naturali. Accanto ad Elsa e Anna, gli inseparabili compagni della squadra di Frozen, il goffo e coraggioso Kristoff, la silenziosa e fedele renna Sven, il pupazzo di neve Olaf (doppiato da Enrico Brignano), anima comica un po’ petulante un po’ infantile.

Il film coniuga il romanticismo fiabesco da scenari innevati con una propensione all’avventura, facendo tesoro dei miti nordici – la storia di Frozen parte pur sempre da Hans Christian Andersen – e immergendo i protagonisti in una serie di prove sempre più oscure e difficili. La posta in gioco è la trasformazione, il confronto con le paure più recondite, la presa di consapevolezza su chi si è e qual è il proprio posto del mondo.

La qualità dell’animazione è affascinante, tiene conto tanto della pietrosa matericità quanto dell’impalpabilità degli elementi naturali – gli effetti visivi relativi all’acqua, soprattutto –, immergendo la vicenda in scenari che slittano dall’inverno verso i colori dell’autunno, più cangianti, che offrono cromaticamente un corrispettivo del cambiamento in atto.

La maturazione è rappresentata per forza di cose da un faccia a faccia sofferto col proprio passato, nel quale non tutte le risposte sono esattamente quelle che vorremmo. E dove, senza anticipare dettagli della vicenda, a commettere il male non sono sempre soltanto i nemici. Frozen II – Il Segreto Di Arendelle restituisce tanto il senso dell’avventura che dell’interrogazione esistenziale, propugna un’idea di femminilità matura – quella di Elsa, una principessa che non ha necessariamente bisogno di finire nelle braccia del principe – e suggerisce anche soluzioni apertamente antisovraniste ai conflitti, che invece di alzare muri li abbattono.