Ho lavorato con Vasco Rossi al suo film, eppure da piccolo sognavo di fare il settenano, non il cinema

"Vasco Non Stop Live 018-019 il Film" da oggi in uscita al cinema fino al 27 novembre. Un lavoro entusiasmante, di cui sono autore e che mi ha permesso di conoscere altre sfumature del Komandante

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Da piccolo sognavo di fare il sette nano.
Mia madre non manca mai di raccontarlo a uno dei miei quattro figli, un po’ come in un mantra, ogni volta che ne capita l’occasione. Dice che da piccolo dicevo che da grande avrei voluto essere uno dei sette nani, immagino influenzato beneficamente dalla visione del film della Disney. Anche se a volte optavo per qualcuno di quei lavori che in genere i bambini vedono con maggiore favore, tipo l’astronauta.
Quella del sette nano, ovviamente, fa più effetto, quindi non manca mai quando si deve parlare di cose buffe che mi riguardano.
Del resto ho il sospetto che ancora oggi mia madre non abbia esattamente capito che lavoro faccio, quindi magari mentre dice che volevo fare il sette nano prova un refolo di nostalgia per un passato in cui avevo le idee ai suoi occhi più chiare.
Volevo fare il sette nano. E non volevo fare un sacco di cose.
Non ho mai voluto fare il calciatore, perché quando ero piccolo io i calciatori non erano così cool e ricchi come oggi. E men che meno il musicista. Anche perché io da piccolo ero un musicista, costretto mio malgrado a prendere faticosissime lezioni di violoncello e pianoforte mentre tutti i miei coetanei andavano, appunto, a giocare a calcio al campetto del quartiere.


Strano a dirsi, visto quel che faccio oggi, non ho mai neanche vagamente pensato, non dico sognato, eh, ma proprio pensato che nella vita avrei fatto lo scrittore. Non ero particolarmente appassionato di libri, li leggevo a stento, e l’idea di passare il tempo a scrivere mi sembrava noiosissima.
Figuriamoci se ho mai avuto per la mente l’idea di avere a che fare col cinema. Non sapevo neanche troppo bene cosa fosse un regista, men che meno uno sceneggiatore, e il cinema mi appariva come qualcosa di lontanissimo, irraggiungibile, impossibile da praticare. Forse sarebbe stato più semplice pensarmi come calciatore, a dirla tutta, ma il cinema mi limitavo a vederlo come un luogo dove andare a vedere film.
Volevo fare il sette nano, ma purtroppo nella vita ho fatto altro.
E arriviamo a oggi.
Non a un oggi qualsiasi, ma proprio a oggi oggi.
Uno non dovrebbe star qui a lodarsi. Non perché io creda che, come diceva l’inciso, chi si loda si sbroda, ma solo perché certe cose in un mondo giusto dovrebbero già essere state acquisite come informazioni di base, tipo qualcosa che uno la sa perché la sa, senza spiegazioni o altro.
Ma noi non viviamo in un mondo giusto, non sono un sette nano, non sto certo qui io a darvi questa informazione in anteprima. Anche questo lo sapete già da soli. Anzi, solo questo lo sapete già da soli. Siete nati piangendo, siete cresciuti testando sulla vostra pelle come le cose non girino praticamente mai come vi sareste immaginati, ecco, questo intendevo.
Quindi eccomi qui a lodarmi, o quantomeno a raccontarvi qualcosa che, oh mondo ingiusto, ci sono buone probabilità non sappiate.


Oggi esce in tutti i cinema il film di Pepsy Romanoff Vasco Non Stop Live 018-019 il Film. In tutti i cinema ovviamente è una esagerazione, perché se un film uscisse davvero in tutti i cinema non ci sarebbe poi modo di vederne altri, di scegliere, mancherebbe la fondamentale pluralità. Diciamo oltre quattrocento sale, che è un po’ come dire in tutti i cinema, perché significa che difficilmente vivete in un posto dove non ci sia il film in questione al cinema, a meno che non viviate in un posto dove non c’è il cinema, e in caso, beh, difficile metterci una pezza al momento.
Oggi esce quindi, per tre giorni, in quattrocento sale, il film di Pepsy Romanoff Vasco Non Stop Live 018-019 il Film.
Il titolo già dice molto, se non tutto. Si tratta del film che racconta, questo spesso fanno i film, gli ultimi due tour di Vasco Rossi. Quelli, per intenderci, che hanno portato per stadi, emblematiche in tal senso le sei date di fila a San Siro della scorsa estate, qualcosa come novecentomila persone. Quelli, per intenderci, che hanno ridisegnato l’idea di concerto rock in Italia, smontando ogni record precedente, ma a questo Vasco ci aveva già abituato, e mettendo in un angolo le produzioni internazionali, prova ne sia lo sbarco a Cagliari della mastodontica struttura usata a San Siro, proprio a chiusura dell’edizione 2019 di questo Never Ending Tour nel quale il Blasco si è incamminato dopo il record mondiale del Modena Park. Un film, quindi, quello di Pepsy Romanoff, già regista non solo degli ultimi videoclip del nostro, ma anche di tutti gli ultimi show di Vasco, Modena Park compreso, che partiva sulla carta come un sequel di quello portato al cinema un paio di anni fa, dopo quel gigantesco bagno di folla che è entrato nel Business dei Primati come il concerto rock di un singolo artista con più pubblico pagante. Ma, e qui stiamo per arrivare all’incipit di questo mio scritto, Pepsy Romanoff è un regista che non ama ripetersi, chi ha assistito ai suoi show, perché anche suoi sono gli show di Vasco, non c’è dubbio, sa di cosa parlo, chi ha visto i suoi videoclip, compreso l’ultimo Se ti potessi dire, non può che condividere questa mia lettura delle cose, ma, dicevo,  Vasco Non Stop Live 018-019 il Film prova a alzare il tiro. Prova a andare oltre. A riscrivere la grammatica di film dedicati a maxi eventi, già fatto unico in Italia, perché non mi sembra ci siano in circolazione altri artisti in grado di farne. Pepsy Romanoff, ispirato da Under the influence, il capolavoro dedicato a Keith Richards in capo a Netflix, ma anche da The dirt, sui Motley Crue, ha deciso di provare a raccontare non solo e non tanto quel che succede sul palco, concedendo modo a chi non ha assistito ai concerti di farlo e a chi c’è stato di rivivere un momento indimenticabile, complice una capacità di immortalare la musica piuttosto rara nel nostro paese, se non unica, ma di accendere un riflettore, discreto, su quel che succede dietro e oltre quel palco. Una sorta di confessione, di bisbiglio, di chiacchierata, di racconto, torniamo sempre a questa parola, che permette allo spettatore di conoscere un Vasco inedito, altrettanto vero nella sua intimità. Qui entro in campo io, e il mio momentaneo lodarmi e forse sbrodarmi. Perché quando Pepsy ha proposto a Vasco di andare oltre, di raccontare cioè filmicamente non solo i concerti, a partire da quello dei record di San Siro, ma anche il resto, l’oltre, il dietro le quinte, il pre e volendo anche il post, ha pensato che servisse qualcuno che lo aiutasse nel farlo, che provasse, come una levatrice, a tirare fuori questo lato intimo di Vasco, che si facesse ricettacolo di queste suggestioni: io.


Così, mentre per altro cominciavo a lavorare con Vasco al libro “Vasco Non Stop- Le emozioni da Modena Park a qui”, uscito poi subito dopo il tour di questa estate, e fratello maggiore dei due libri scritti con Vasco usciti a ridosso del Modena Park, “Da rocker a rockstar– Quella volta che mollai io la chitarra e nacque la band” e “Vasco Mondiale- Al Modena Park la tempesta perfetta”, mentre cominciavo a lavorare con Vasco al nuovo libro Pepsy mi ha proposto di lavorare con lui al film, andando a costruire insieme tutta la parte delle interviste. Un lavoro delicato, perché già Vasco si mette sufficientemente a nudo quando sta sul palco, e anche quando scrive le sue canzoni, farcelo mettere chiacchierando non è roba semplicissima, è un lavoro ancora più delicato perché, per raccontare Vasco e questi suoi due tour, è stato necessario far parlare anche tutti i collaboratori che con Vasco lavorano, chi da sempre chi da molto meno tempo. A partire dalla band, quindi, che con Vasco condivide il palco, passando per chi lavora dietro il banco dei suoni, dal vivo come in studio, da Andrea Corsellini a Nicola Venieri, passando per il Direttore di Palco, l’amatissimo Diego Spagnoli, amatissimo da tutto l’entourage e anche dal popolo del Blasco, arrivando a Vince Pastano, produttore artistico del nuovo corso vaschiano e al tempo stesso capo orchestra della band, composta oltre a lui da Stef Burns, Frank Nemola, Matt Laug, Alberto Rocchetti, Andrea Torresani, il Gallo e la new entry Beatrice Antolini.
Un lavoro lungo, partito a inizio primavera da Bologna e proseguito poi a Castellaneta Marina, a Milano e finito a Cagliari, l’estate ormai alle porte. Un lavoro entusiasmante, che mi ha permesso di conoscere altre sfumature di Vasco, sempre che non sia già tutto lì nelle sue canzoni.
Così è successo che mi sono trovato a essere autore di un film, Vasco Non Stop Live 018-019 il Film, diretto da Pepsy Romanoff, prodotto da Universal Music Group in collaborazione con Giamaica e realizzato da Except. Un team, quello che a partire da quel Floriano Fini cantato in Fegato fegato spappolato, passando per l’inossidabile Tania Sachs, Maurizio Vassallo, Diego Spalla e Simona Santandrea di Except e tutti gli altri, cameraman e fonici e via via altri volti e nomi che hanno messo del loro in questo tour, un tema, dicevo, che mi ha accolto con una naturalezza che raramente mi è capitata di incontrare in oltre venti anni che bazzico l’ambiente musicale.
Ora il film è nelle sale, per tre giorni. Poi finirà, sotto forma di DVD nella versione deluxe del nuovo doppio album dal vivo di Vasco, quello che cristallizza i concerti di San Siro, i sei San Siro che hanno significato la conquista di un nuovo record. Nuovo record già superato, visti i duecentocinquantamila biglietti venduti in un giorno del Vasco Non Stop Festival 020, con già la data del Circo Massimo raddoppiata. Ma quella è un’altra storia. Per oggi godiamoci, godetevi Vasco Non Stop Live 018-019 il Film, al cinema il 25, 26 e 27 novembre e poi in vendita tra un paio di settimane con la versione Deluxe del doppio live.
Io ne sono l’autore, ma resto umile. In fondo da piccolo non sognavo mica di lavorare nel cinema, no, volevo fare il sette nano. Sarà per la prossima vita, sempre che esista la reincarnazione.

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