La rivoluzione di Pose in 5 punti, dal cast alla rappresentazione LGBTQ

Ecco come Pose ha permesso a individui da sempre marginalizzati di prendersi la scena per raccontare la propria storia

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Che Pose abbia rappresentato un punto di rottura nella rappresentazione della comunità LGBTQ sul piccolo schermo non è più una novità. Sia la prima che la seconda stagione della serie FX creata da Steven Canals, Ryan Murphy e Brad Falchuk hanno spazzato via un’enorme quantità di cliché, dando ai veri protagonisti della storia la possibilità di svelare a un pubblico senza precedenti l’essenza delle proprie battaglie quotidiane. Pose, insomma, è stata e rimane qualcosa di rivoluzionario, per quanto abusato possa apparire un attributo del genere. La carica dirompente della sua narrazione si avverte in ogni istante, ma sono cinque i punti sui quali vale la pena spendere qualche parola in più.

Il protagonista maschile di Pose

Sin dal debutto è parso evidente che a fare la differenza sarebbe stato il cast di Pose. A finire sotto i riflettori è stato anzitutto Billy Porter, più di un volto fra i tanti in un ensemble cast e persino più di un semplice protagonista. Proprio come il suo Pray Tell, Porter è un uomo gay, ma anche e soprattutto un uomo gay dichiarato, afroamericano e capace di imporsi grazie a un talento cristallino e a una personalità da leader. Per non parlare del protagonismo assoluto conquistato su qualsiasi red carpet, a partire dal Met Gala di New York di quest’anno.

Pare che la sensibilità di Ryan Murphy sia stata cruciale per l’efficacia della performance di Billy Porter, una figura non tradizionale e dunque abituata a ritrovarsi ai margini nella carriera e nella vita. [Prima di Pose] avevo abbandonato qualunque speranza di essere il protagonista, perché eravamo abituati a vedere solo ruoli tradizionali. Io non sono tradizionale, e quindi… […]

A cambiare le carte in tavola nel contesto della serie è stata la volontà di superare i tabù sulla rappresentazione degli uomini gay di colore e sul loro bisogno d’amore. Nella seconda stagione di Pose, infatti, Pray Tell smette di essere semplicemente una figura paterna e diventa partecipe del proprio destino. È fantastico avere dei momenti in cui possiamo mostrare degli uomini afroamericani nel tentativo di comprendere come amarsi, anziché come uccidersi. Sono lieto di essere parte di qualcosa che secondo me è un modo per riappropriarci del nostro potere.

Il duo Mj Rodriguez-Indya Moore

Incalcolabile, allo stesso tempo, la portata rivoluzionaria di Blanca, interpretata da Mj Rodriguez. Il suo personaggio è il vero collante della storia, una figura materna che con pazienza cementa ogni giorno i legami fra i membri della sua house e le altre donne della comunità. Il suo ruolo è cruciale anche per il pubblico, che in lei trova un guardiano della soglia, una narratrice capace di svelare le dinamiche più profonde dell’universo-Pose. È così che tradizioni, consuetudini, norme di comportamento, possibilità e ostacoli di ogni genere vengono decriptati a beneficio dei giovani Evangelista e di chiunque si avvicini per la prima volta alla scena ballroom.

Indya Moore non ha più bisogno di presentazioni. La sua Angel è una Cerentola ancorata al suolo da un passato difficile, fatto di abusi e rifiuti, e da un presente ricco di straordinarie opportunità, ma non per questo meno subdolo. La sua fragilità emerge ogniqualvolta la vita la ponga di fronte a una scelta difficile, e nello spaesamento che ne deriva trova forza il suo rapporto con Blanca. Quest’ultima ne è la figura materna di riferimento, fonte di disciplina ma anche di inesauribile incoraggiamento. È nel sostegno costante di Blanca che Angel trova la motivazione per credere in sé, concedersi una possibilità, diventare ciò che tutta la sua famiglia si aspetta che sia.

La carica emotiva positiva

Netflix and chill non è esattamente il mantra dello spettatore medio di Pose. Al contrario, le lacrime sono inevitabili, ma tristezza e dolore non sono il risultato di un sadismo fine a sé stesso. Uno degli obiettivi della serie è osservare la vita di una comunità rimasta in ombra troppo a lungo, e le tragedie da cui è stata colpita negli anni ’80 e ’90 non possono svanire fra i lustrini delle ballroom. HIV e AIDS, in particolare, irrompono con effetti devastanti sulla narrazione della prima e della seconda stagione.

Le altalene emotive sono nel DNA della serie, ma pur essendo stati colpiti più e più volte da svolte tragiche e destini infausti, i personaggi non hanno mai ceduto alla miseria della vita. Al cuore di Pose, in fondo, rimangono le note positive dell’amore, della famiglia, del cuore, dell’empatia. Ed è per questo, probabilmente, che ogni stagione sembra concludersi con quel pizzico di speranza che dev’essere mancato a molte persone LGBTQ di colore nell’America di quegli anni.

Le speranze per Pose 3

Ryan Murphy, Brad Falchuk e Steven Canals continueranno a collaborare con Janet Mock e Our Lady J nella ricerca di nuove storie da raccontare nella terza stagione. Una di queste potrebbe riguardare il futuro della House of Evangelista, pronta ad accogliere nuovi ragazzi dopo la separazione da Angel, Damon, Lil Papi e Ricky. Blanca desidera fortemente lasciare qualcosa di sé, riflette Canals. Il suo ruolo di madre è una parte enorme di Pose e del suo stesso personaggio, direi. La serie parla di maternità, di ciò che significa essere e avere una madre. Verso la fine della seconda stagione abbiamo visto la House of Evangelista dissolversi, quindi adesso Blanca deve capire qual è il suo ruolo, chi è lei ora che i suoi ragazzi hanno intrapreso nuove strade.

Volevamo che il pubblico capisse che la sua missione non è conclusa, essere madre è parte della sua identità di donna, prosegue. Vorrei che [in Pose 3] Blanca trovasse l’amore. Mi piacerebbe che la osservassimo nella quotidianità di una relazione per capire quali effetti potrebbe avere sul suo rapporto con i ragazzi. Lil Papi, ad esempio, è molto protettivo nei suoi confronti. Come interagirebbe con un suo eventuale compagno? […] Se Blanca accogliesse dei nuovi ragazzi, che rapporto vi avrebbero loro?

Quante stagioni avrà Pose?

Il desiderio di Steven Canals sarebbe quello di esplorare l’universo di Pose per un massimo di cinque stagioni. Ryan Murphy, da parte sua, ha ipotizzato che la serie possa concludere la propria narrazione nel 1996, anno di grandi progessi nella lotta all’HIV/AIDS. In effetti Pose non è stata concepita semplicemente come la storia di un gruppo di individui nel contesto della scena ballroom, quanto piuttosto come il racconto della comunità LGBTQ latina e afroamericana nella New York degli anni ’80 e ’90.

Ciò significa che la svolta nella lotta all’epidemia di AIDS, arrivata proprio nel 1996 con l’introduzione di nuovi farmaci, potrebbe rappresentare un ideale punto d’arrivo. Ho sempre creduto che Pose dovesse avere cinque stagioni, commenta Canals. Detto questo, potrebbe averne quattro? Sei? Certo, o anche di più o di meno. La cosa che più conta, per noi, è sentire di aver detto tutto ciò che avevamo in mente. Quando arriveremo a quel punto capiremo di essere arrivati alla fine.

Pose ha ottenuto il rinnovo per una terza stagione prima ancora del debutto della seconda. I nuovi episodi debutteranno su FX nel 2020; nell’attesa è possibile riguardare su Netflix le prime due stagioni.

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