Le Ragazze Di Wall Street, Jennifer Lopez guida la vendetta delle donne

Esce oggi il film ispirato alla storia vera delle spogliarelliste che truffavano i loro clienti. Vuole essere una commedia grottesca che, in tempi di MeToo, parla di capitalismo e maschilismo. E delle donne che cambiano le regole del gioco. Il risultato è al di sotto delle ambizioni

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Le Ragazze Di Wall Street negli Stati Uniti è andato benissimo, raccogliendo ottimi incassi, oltre 100 milioni dollari e il sostanziale plauso della critica. Che ha voluto leggere il film, nell’era del MeToo, come una storia, se non apertamente femminista, sulla forza della sorellanza, del legame tra donne che prendono le redini del gioco in un mondo ossessivamente maschilista. E cosa c’è di più maschilista dell’ambiente della finanza, quel balletto di broker e banchieri drogati di soldi, avidità, testosterone e autostima fasulla?

Vera la storia di partenza, raccontata in un articolo dalla giornalista Jessica Pressler nel 2015, di un gruppo di spogliarelliste che, dopo il tracollo della borsa del 2007, decidono di usare le loro armi di seduzione per truffare i clienti, quasi tutti appartenenti all’establishment di Wall Street. Insomma, i colpevoli della crisi di cui non hanno pagato il prezzo. La mente del gruppo è Ramona, una Jennifer Lopez a suo agio nel ruolo, che si concede anche un’entrata in grande stile, mentre balla a ritmo di Criminal di Fiona Apple in un turbinio di banconote che gli avventori sovraeccitati le lanciano addosso.

Sedotta come e più degli uomini è Dorothy (Constance Wu), giovane e inesperta stripper che in Ramona trova la mentore che le insegna tutto, da come muoversi a, soprattutto, come spingere gli uomini a lasciare mance generose. Gli affari vanno a gonfie vele fino al momento del tracollo della finanza. A quel punto la soluzione delle due ragazze, che formano una squadra con Mercedes (Keke Palmer) e Annabelle (Lili Reinhart), è quella di inventarsi un intruglio a base di ketamina e MDMA che renda euforici i clienti al punto da far loro sganciare la carta di credito, con cui le truffatrici si dedicano a ciò che procura loro gli unici autentici brividi: shopping compulsivo. Il gioco non può andare avanti all’infinito, anche perché le ragazze alzano la posta e i rischi. E a un certo punto qualcuno s’insospettisce.

Le Ragazze Di Wall Street, scritto e diretto da Lorene Scafaria, vorrebbe funzionare come un apologo sull’intreccio di capitalismo e maschilismo, sesso e soldi, con uno stile da commedia grottesca che guarda a La Grande Scommessa – il film è infatti prodotto da Adam McKay. Il risultato però è tragicamente al di sotto del modello.

Ramona dice che “Questa città, l’intero paese è uno strip club. C’è gente che spende i soldi e gente che balla“. Ma lungi dall’essere delle novelle Robin Hood che rubano ai ricchi per dare ai poveri, la banda al femminile non mira a sovvertire le regole ma a ritagliarsi la propria fetta di guadagno, in una totale assenza di etica che trova la sintesi nell’esplicito sottotitolo italiano “business is business”. Con in più, a fare fastidiosamente capolino, la giustificazione moralista per cui se si comportano così è perché c’è sempre un’adorata nonna a carico o una figlia cui non si deve far mancare nulla.

Certo, nel ribaltamento dei ruoli gli uomini ci fanno una pessima figura, ridotti a veri e propri oggetti, il cui unico valore, come Ramona spiega a Dorothy, sta nella quantità di soldi nel loro portafoglio. Non che ai personaggi femminili, però, venga dedicato maggiore approfondimento. Il limite di Le Ragazze Di Wall Street è proprio di scrittura. un film che parte da una materia potenzialmente incandescente e che sceglie di restare alla superficie, senza indagare le relazioni tra le protagoniste e la reale natura della loro professione.

Per una storia incardinata sul tema della seduzione, il film è sorprendentemente privo di erotismo. Non si capisce mai, né lo si mostra in alcuno modo, cosa effettivamente le stripper facciano per incantare e raggirare i clienti. Lo sguardo resta sempre eufemisticamente esterno al cuore della vicenda e ipocritamente puritano. Così un film che avrebbe potuto parlare delle varie forme di prostituzione degli individui, di meschinità, desiderio e capitalismo, si riduce a una commedia evasiva che, nell’ostentazione del lusso e nel chiacchiericcio di belle donne che parlano di borse scarpe e pellicce, finisce per assomigliare a una puntata di Sex And The City.