L’inferno di Black Anima dei Lacuna Coil è il nostro paradiso perduto (recensione)

Lontano da Comalies e Karmacode, il nuovo disco della band di Cristina Scabbia e Andrea Ferro ci fa ascoltare un tormento viscerale e demoniaco, forte abbastanza per suggellare una maturità sempre più definita ed evidente

1
CONDIVISIONI

Facciamo finta di non conoscere Comalies e Karmacode, due titoli che viene spontaneo scomodare quando parliamo della squadra di Cristina Scabbia: Black Anima dei Lacuna Coil è perfettamente in linea con un 2019 segnato dalla nuova onda del metal, una rigenerazione borchiata di novità attesissime da anni.

Sì, perché pur delusi da un mancato avvento di temperature rigide – atmosfere che ben si sposano con la musica del freddo demonio – soprattutto nella bella stagione abbiamo ritrovato i Rammstein, gli Slipknot e i Tool, ma il 2019 è stato anche l’anno del ritorno dei Korn, un nome spesso associato ai Lacuna Coil in termini di sound anche per il semplice fatto che la squadra di Jonathan Davis ha manifestato una predisposizione sempre più naturale alla morte del suono, con soluzioni sempre più tombali in termini di testi e fonetica sinusoidale.

No, non sono i Lacuna Coil che si dichiaravano fan dei The Gathering di Anneke Van Giersbergen e dei Paradise Lost di Nick Holmes: lo avevamo imparato da Delirium (2016) e in Black Anima troviamo la quintessenza delle creature deliranti del bassista e compositore Marco Coti Zelati, qui espresse da un mondo che non lascia spazio a interpretazioni già dal titolo.

Cristina Scabbia ci aveva preparati: “Black Anima è sacrificio e dolore, è giustizia e paura, è furia e vendetta, è passato e futuro. Esseri umani nella magnificenza di una inquietante ambiguità”, e questo è stato. A episodi di violenza allo stato puro si alternano stanze di epicità orchestrale e maledetta, ma non mancano i momenti più soft che ci danno il tempo di lavare il sangue dalla nostra lama per poi ritornare a colpire. Il growl di Andrea Ferro è più presente che mai, come anche la scarica elettrica delle percussioni di Richard Meiz che tuttavia non dilaniano il nostro udito grazie al consistente ricorso al riverbero presente nel mix.

La porta cigola e lasciamo ogni speranza con Anima Nera, la track di apertura che si presenta come un brano atmosferico e necessario. Cristina canta su synth, piano e rumori in crescendo, fino a minacciarci con parole in italiano: “Cosa mi rimane della mia anima nera, anima nera, anima nera?”. Assolti ma coinvolti entriamo nel vivo del disco con Sword Of Anger. I Lacuna Coil guardano sempre di più all’oltreoceano, per questo il loro gothic metal suona così internazionale e così vicino a band come Korn, Mastodon e tante altre: liriche, mixaggio e mastering rasentano la perfezione, e ciò che accade nei suoni è una comunicazione del Male, argomento che la band di Cristina e Andrea qui porta a tavola con un vassoio grondante sangue.

Sword Of Anger è forse il momento più pop del disco insieme a Save Me, complici (o colpevoli) le scelte vocali che nel primo caso creano la banalità dello yin-yang. Un growl e un dolce cantato tinto di rosa non devono per forza contrastarsi, perché la vera forza della formula male-female deve muoversi su un dialogo. Poco male, perché Reckless ci insegna che i Lacuna Coil sono in grado di sovvertire l’errore: sinuosa e serpeggiante, claudicante come il passo dei morti, ci prepara al martello metal di Layers Of Time, la giusta combinazione tra doppia cassa, growl e bellezza.

Esistono anche due capolavori: Apocalypse e Veneficium reggono l’intera chiesa nera di Black Anima. La prima è un grido atavico e lontano, dove tutto si muove a rallentatore quando si insinua il cantato di Cristina “disturbato” da Ferro, ma tuttavia forte abbastanza per diventare memorabile. La seconda è la magnum opus, un coro che taglia le teste a tutti i requiem che hanno reso immensa la musica classica, rinchiudendoci in un cerchio che è la prigione del nostro io: “I need to be alone, I spin out of control, we’re trapped inside the dream again/Ho bisogno di star sola, sono fuori controllo, siamo di nuovo intrappolati nel sogno”. La circonferenza è quella dell’artwork di Black Anima, opera di Marco Coti Zelati che un po’ gioca il ruolo dell’Adam Jones italico.

La parte più brutal, tranquilli, l’abbiamo. Due sorelle maledette fanno il loro ingresso con Now Or Never e Under The Surface: le chitarre, la doppia cassa e il growl dell’anima nera – appunto – di Ferro si lasciano diluire dalla voce di Scabbia, ma non basta. Sono i pezzi più estremi del disco, diamanti grezzi che trovano il giusto contrappeso nei brani che ci guidano verso l’uscita della tracklist ufficiale.

The End Is All I Can See è sinuosa come Reckless e sa mordere come una pianta carnivora che osserviamo invecchiare e morire in time-lapse, giusto in tempo per chiudere il cerchio con Black Anima. Idealmente ancorata all’opening track Anima Nera, la canzone che chiude il disco è tormentata e demoniaca, ma non in termini di violenza sonora: la title-track è il riverbero di voci tormentate che ci inseguono mentre percorriamo la natural burella prima di riconquistare la pace di una notte silenziosa.

Siamo d’accordo, ovviamente, sul fatto che abbiamo appena ascoltato un nuovo album di una band che ormai è entrata nella nostra storia. Un nuovo disco è una nuova esistenza, e da In A Reverie (1999) sono passati vent’anni. Vent’anni, sì, e tutti noi siamo cambiati da quando la band milanese si è fatta spazio nelle nostre membra. Se li abbiamo sempre seguiti, poi, siamo cresciuti con loro, ma troppo spesso pretendiamo che uno stile resti lo stesso anche dopo 20 anni di brillante carriera.

Ciò che bisogna sperare di un artista, del resto, è che questo non crei mai il suo capolavoro, perché un capolavoro crea aspettative molto alte. I Lacuna Coil non sembrano considerare tale discorso, per questo rendono disponibili tre bonus track che sono sì interessanti, ma che non hanno il taglio audace degli 11 brani ufficiali di Black Anima.

Black Anima
  • Lacuna Coil, Black Anima
  • Century Media

Black Feathers, Through The Flames e Black Dried Up Heart sono molto simili tra loro e si coniugano pienamente con lo stile sposato dalla band negli ultimi 10 anni. Through The Flames è la più interessante delle bonus track con la sua lentezza crepuscolare. Se vogliamo cogliere tutto ciò che è stato prodotto dai Lacuna Coil negli ultimi tempi, inoltre, troviamo Bad Things, un brano che suggella il primo ingresso ufficiale di una band italiana nel progetto Amazon Music.

Bad Things, infatti, non fa parte di Black Anima ma compare in esclusiva per gli utenti di Amazon Unlimited nella playlist Metal Scene.

Cosa non ci piace di Black Anima dei Lacuna Coil? Difficile dirlo, ma come ogni disco che si rispetti non mancano i punti morti che fanno parte dell’errore umano. Abbiamo parlato, per esempio, dell’attitudine pop che individuiamo in Sword Of Anger e Save Me, i classici brani di cui si poteva fare a meno, ma abbastanza coerenti con Black Anima se non fosse che dalle due scelte non si percepisce l’anima nera che ha ispirato il disco.

Avevamo bisogno di Black Anima dei Lacuna Coil? Assolutamente sì: il metal, per quest’anno, ci ha saziati con il ritorno di alcuni nomi tra i più importanti e ci siamo accorti di aver sofferto a lungo un vuoto emozionale. Oggi siamo stati premiati, e grazie anche a Black Anima dei Lacuna Coil possiamo definirci sazi e soddisfatti. Nessuna delusione, solamente una maturità difficile da accettare da quando il gothic metal è passato anche per i canali mainstream.

Lascia un commento

NB La redazione si riserva la facoltà di moderare i commenti che possano turbare la sensibilità degli utenti.