Come saranno gli smartphone 5G e che impatto avrà il nuovo standard in termini di emissioni

Il 5G per molti è ancora un mistero: caratteristiche dei prossimi smartphone e delle antenne

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Il 5G si sta sempre più avvicendando alla vita dei giorni nostri: la nuova tecnologia dovrà necessariamente accompagnarsi ad un parco smartphone di ultima generazione, che andrà ad aumentare il proprio peso specifico a cavallo del prossimo anno. Questi dispositivi saranno di certo contraddistinti da schermi con refresh rate più alto, pari a 120Hz, così da offrire agli utenti una migliore esperienza visiva e generale. Sono tanti gli esperti ad affermare che il 2020 sarà l’anno di consacrazione di questo genere di display (principalmente a 90 o 120Hz), tanto che le aziende produttrici si stanno preparando per non sfigurare (ne ha parlato di recente ‘Digitimes.com‘).

C’è chi, a proposito del 5G, si è detto addirittura preoccupato che la tecnologia possa compromettere la precisione con cui i meteorologi si occupano delle previsioni del tempo (se ne è discusso a margine di un vertici delle Nazioni Unite tenutosi in Egitto, come riportato da ‘androidcentral.com‘). Gli esperti di meteorologia osservano le molecole di vapore acque avvalendosi della frequenza 23,8 GHz, mentre le reti 5G svolgono la propria attività nell’ambito dello spettro di 24 GHz (una prossimità preoccupante a detta degli studiosi della National Oceanic and Atmospher Administration). Altri studiosi (tra cui il Presidente dell’FCC) sono sembrati più ottimisti a riguardo, affermando che al più qualche difficoltà potrà farsi registrare nelle zone più popolose, senza destare strascichi più profondi. La discussione è ancora in corso, vedremo come finirà.

Un altro tema che sta particolarmente a cuore ai cittadini riguarda l’aspetto salutistico: la diffusione su larga scala del 5G quanto potrà essere dannoso per gli essere umani? Come riportato da ‘key4biz.it‘, il direttore generale del Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Telecomunicazioni, Nicola Blefari Melazzi, ha spiegato il meccanismo alla base della tecnologia cellulare, e quindi anche del 5G: l’installazione di un maggior quantitativo di antenne permette di abbattere le emissioni e di ottimizzare la copertura della rete.

Immaginate, volendo fare un esempio banale e molto significativo, di voler illuminare tutta Italia con un’unica lampadina posta a Roma: bisognerà che la lampadina sia molto grande, e che inevitabilmente produca emissioni enormi. Molto meglio sarebbe installare un certo numero di lampadine più piccole nell’intero Paese, che illuminerebbero meglio producendo meno emissioni. Per questa ragione, a detta del Melazzi, i Comuni non dovrebbero opporsi all’installazione di nuovi impianti, inducendo i gestori ad innestare le rispettive antenne negli stessi siti.

Più antenne 5G ci saranno e maggiore sarà anche la velocità di trasmissione dati e della copertura in generale. D’altronde, sarebbe impensabile che tutti si appoggiassero sulla stessa cella: molto meglio poter contare su un milione di celle, così da congestionare al minimo la rete e garantirsi un’efficienza di un certo livello. La cosa ha chiaramente un costo per i gestori telefonici, ma diversamente non si può proprio fare (anche perché significherebbe forzare le soglie di trasmissione, ed a riguardo il Governo non vuole sentire ragioni). Per non sbagliare basti pensare che i dispositivi cellulari non sono altro che dei trasmettitori e che quanto più distanti da noi sono le antenne, tanto più grande sarà l’emissione elettromagnetica.

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