Daniele Silvestri in tour, la favola dell’Uomo col Megafono coi suoi ossimori compie 25 anni (foto e video)

Le immagini e la recensione del concerto di Daniele Silvestri in tour a Roma il 25 ottobre, per la prima data della tournée nei palazzetti

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Con due anteprime romane, è partita l’avventura di Daniele Silvestri in tour per La Terra Sotto i Piedi, per la prima volta in carriera nei palasport dopo aver calcato i palcoscenici di club, teatri, auditorium e piazze in 25 anni di carriera.

Proprio per festeggiare questo traguardo arriva La Terra Sotto i Piedi Tour, lo spettacolo che presenta dal vivo le canzoni di un disco maturo, contemporaneo e necessario per temi e capacità di analisi dei nostri tempi, musicalmente coerente con lo stile di Silvestri ma anche aperto a sonorità nuove con collaborazioni come quelle con Rancore e Davide Shorty (qui la nostra recensione).

La prima parte della scaletta de La Terra Sotto i Piedi Tour è proprio improntata perlopiù al nuovo album, d’altronde non poteva essere altrimenti, anche solo per spiegare la scelta così inusuale del cantautore di esibirsi letteralmente su un cumulo di terra, dal quale, all’occorrenza, spunta il suo pianoforte. Dalla ricerca di leggerezza degli Acrobati – così si intitolava il precedente album – si è passati alla presa di coscienza che in fondo, per quanto in questo mondo ci si chieda di muoversi come abili funamboli in una società liquida e multiforme, è invece necessario avere dei punti di riferimento, delle ancore, qualcosa che ci riporti a terra, spiega Silvestri dalla struttura del suo palco indubbiamente senza precedenti. Come senza precedenti per Silvestri è la produzione di questo tour: un grande palcoscenico che ospita la sua numerosissima band, un ledwall enorme che racconta storie e rilancia immagini del concerto, giochi di luci e abiti di scena in pendant per tutti i protagonisti.

Confermata sostanzialmente la scaletta presentata alla data zero di Roseto Degli Abruzzi, nella prima delle due serate romane, quella del 25 ottobre, Silvestri concede qualche variazione e sorpresa. Aprendo le danze con Qualcosa Cambia, Silvestri parte subito con un pezzo impegnativo come Marzo 3039, con un video che è la proiezione di un futuro apocalittico fatto di distruzione e solitudine. La Terra Sotto I Piedi è una canzone che Silvestri esegue con una certa emozione, perché ancora “fresca” e molto sentita il valore dei suoi versi.

Precario è il Mondo e L’Appello sono i primi due veri momenti di grande impatto dello show, due brani che appartengono ala stessa era discografica (S.C.O.T.C.H.) e che sono iconici nel definire lo stile di Silvestri: scritti come una filastrocca e dal ritmo sincopato, sono i due brani che più di tutti mostrano plasticamente come Silvestri sappia applicare la figura retorica dell’ossimoro alla canzone. A testi drammatici che raccontano temi come il precariato esistenziale nel primo caso e la verità occultata sull’omicidio di Paolo Borsellino, con musiche dall’allegria travolgente, improntate alla leggerezza, persino ai ritmi latini, come lo strepitoso finale di Precario è il mondo che sfocia in un duetto tutto caraibico col suo trombettista e percussionista Jose Ramon Caraballo Armas.

Di grande impatto, anche scenografico, la parentesi con Rancore in Argentovivo: al duetto realizzato come all’Ariston, coi due cantatori dietro i banchi di una scuola assimilata ad una prigione e la partecipazione in video di Manuel Agnelli, segue una versione rivisitata de Il Mio Nemico, brano simbolo del repertorio di Silvestri che qui si arricchisce delle barre che Rancore ha scritto apposta per il brano. Al rapper Silvestri lascia anche uno spazio tutto suo in Arlecchino, potente denuncia di una società fatta di maschere, che conferma il talento di questo cantautore lontano dai soliti stereotipi della trap e del rap più in voga oggi.

Da questo momento del concerto inizia una rassegna di brani suddivisa in decadi: la parte dedicata agli anni Novanta si apre con un filmato che li racconta attraverso pochi frame, dal crollo del muro di Berlino alle stragi di mafia, dalla tv di Michele Santoro, a Craxi, Berlusconi, la satira di Guzzanti e infine Silvestri che canta L’Uomo col Megafono a Sanremo Giovani nel 1995, ancora oggi un suo manifesto. Proprio questa canzone, con la sua invocazione universale di “giustizia, progresso, adesso“, è di un’attualità disarmante anche oggi, soprattutto per la convinzione con cui Silvestri la canta e crede in quel testo. E poi un’infornata di brani storici per i fan della prima ora, quelli con cui ha mosso i primi passi sulla scena nazionale: Le cose che abbiamo in comune, Hold me, Strade di Francia, Desaparecido. Unica pecca, averle proposte in versione ridotta (questi sono i brani che il pubblico storico di Daniele Silvestri vuole cantare a squarciagola e cantarle tutte), ma d’altronde la scaletta è talmente lunga che qualche sacrificio era inevitabile nonostante lo show duri quasi 3 ore.

Il set dedicato agli anni Duemila parte con un’altra pietra miliare del repertorio di Silvestri, tratta dal suo primo best of, la romantica Occhi da Orientale, “una canzone scritta quando avevo sedici anni per una ragazza e che poi riciclavo per chiunque delle successive avesse occhi vagamente orientaleggianti” rivela il cantautore dal palco. Se Potessi Avere Mille Euro Al Mese diventa uno show con l’esperimento con cui Silvestri sfida il suo trombettista, chiamato a suonare senza microfono per l’amplificazione, allontanandosi il più possibile dal palco, per farsi sentire solo con la forza dei suoi polmoni. Esperimento ovviamente riuscito.

Il regalo della prima serata romana è il duetto con Bove degli Otto Ohm in A Me Ricordi Il Mare, improvvisato quello stesso pomeriggio (sostituito da Rancore nella seconda data romana del 26 ottobre). Monetine apre la strada a L’Amore non Esiste: se nel concerto del 25 ottobre Silvestri la esegue da solo, nella seconda serata romana, la sorpresa è la presenza degli amici Gazzè e Fabi con cui ha inciso il brano nel disco a sei mani Il Padrone della Festa.

L’ultimo capitolo dedicato agli anni più recenti è introdotto da un filmato accolto tra i fischi per Salvini e gli applausi per Camilleri. Silvestri dedica a Totti il brano La Vita Splendida del Capitano, non un inno alla fede calcistica, ma un omaggio ad una storia che fa da antidoto ai Tempi Modesti che viviamo, cantati nell’omonima canzone che mette alla berlina la mediocrità della società del selfie.

Nel finale si scatena la festa con Gino e L’Alfetta, Salirò e un finto finale da cui si rientra con La Nave, canzone sul fenomeno dei viaggi della speranza in mare scritto da Silvestri molti anni fa ma che oggi “suona quasi sovversiva, per questo la faccio anche più volentieri“. E c’è ancora spazio per i classici, come la danzereccia La Paranza, l’immancabile inno Testardo senza cui non si conclude un concerto di Silvestri – una sorta di Albachiara per Vasco – ma anche il ritorno in scaletta rispetto al precedente tour nei teatri di Cohiba: quando è il momento di cantare il sogno della rivoluzione cubana di Che Guevara qualcuno tende a Silvestri una bandiera di Cuba, che lui decide di raccogliere e avvolgersi addosso per l’esibizione, accolta da cori e un po’ di pugni chiusi sparsi qua e là. Sulle note di Alla Fine, Silvestri continua a cantare mentre ad uno ad uno i suoi musicisti si sfilano dal palco lasciando svanire la canzone senza i loro strumenti.

L’abbraccio finale sotto una pioggia di coriandoli chiude una festa che è una conferma di quel che già era chiaro a chi ha assistito ad almeno un concerto di Silvestri nella vita: i suoi brani dal vivo non sono mai una semplice riproduzione della versione su disco, perché con ironia e un gusto innato per il racconto, l’aneddoto, la connessione sentimentale col pubblico, Silvestri arricchisce i suoi testi di battute estemporanee, sottolineature improvvisate o già scritte, pause ragionate, inviti al pubblico a seguirlo e soprattutto ai suoi musicisti (o meglio, i suoi “musici”) ad interagire con lui in modo creativo. Non una semplice sequenza di note e testi, ma un racconto che passa anche dalle espressioni del suo protagonista e dal modo con cui interagisce con tutti coloro che ha intorno, con le prime file animate dal fan club con le sue coreografie come con i musicisti e gli ospiti che con lui riempiono il palco.

Questo tour nei palazzetti, il primo in 25 anni di carriera, si conferma il meritato riconoscimento per uno dei cantautori più originali e prolifici della sua generazione, e soprattutto perché incredibilmente capace di mantenere altissima l’asticella della creatività in un percorso di continua crescita, senza falli né cali di tensione espressiva. Un bel modo, il palazzetto riempito di terra e di “testardi”, per festeggiare un traguardo sudato e meritato.

Ph. YasmineNYC

Scaletta:

Qualcosa cambia

Marzo 3039

Complimenti ignoranti

Concime

Scusate se non piango

Manifesto

Tutti matti

Precario è il mondo

L’appello

La guerra del sale

Argentovivo (con Rancore)

Il mio nemico (con Rancore)

Arlecchino (Rancore)

Dove sei

Le cose in comune

Reggimi

Strade di Francia

Desaparecido

Occhi da orientale

1000 euro al mese

A me ricordi il mare (con Otto Ohm)

Monetine

Acqua stagnante

L’amore non esiste

La mia casa

La vita splendida del capitano

Tempi modesti

Gino e l’Alfetta

Salirò (con Rancore)

Le navi

Prima che

La paranza

Testardo

Cohiba

Alla fine

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