Recensione Ghost Recon Breakpoint, passi in avanti importanti per Ubisoft

Una missione abbastanza chiara quella del publisher transalpino, che aveva l'onere di continuare sulla strada tracciata dal predecessore

È un momento particolarmente caldo per gli sparatutto in prima persona, di cui Ghost Recon Breakpoint si fa sostanzialmente fiero esponente. Il mese di settembre ha infattt visto l’esordio sulla scena di Borderlands 3, mentre gli albori del mese di ottobre hanno portato la nuova espansione di Destiny 2 e a fine mese sarà il turno di Call of Duty Modern Warfare. Un contesto particolarmente affollato di produzioni di un certo calibro che evidentemente non fanno paura a Ubisoft, che ha deciso di piazzare il proprio titolo proprio nel momento migliore, vale a dire quello che anticipa le festività natalizie e il Black Friday.

Era un capitolo chiamato a continuare sull’onda del miglioramento questo Ghost Recon Breakpoint, con il predecessore, Ghost Recon Wildlands, che non era partito in maniera particolarmente entusiasmante, riuscendo però a ricalibrare il tutto con una serie di patch ad hoc che hanno permesso al mondo di gioco di popolarsi in corso d’opera. Sarà riuscito il publisher transalpino nella sua impresa di non deludere le aspettative della community?

Uno per tutti… e basta!

Non vogliamo farvi scorrere troppo: la risposta è praticamente un sì, sebbene non manchino le zone d’ombra all’interno di Ghost Recon Breakpoint. Bene, se in questo modo abbiamo catturato la vostra attenzione, direi che possiamo proseguire.

Le premesse narrative che fanno da base per il nuovo capitolo della serie sono tanto semplici quanto stuzzicanti al tempo stesso. Dimenticatevi le possibilità di cooperazione con la CPU offerte dal predecessore: in Ghost Recon Breakpoint sarete praticamente soli contro il mondo. L’avvio della storyline vede infatti il convoglio aereo su cui viaggia il nostro alter ego digitale cadere vittima del fuoco nemico. Una carneficina da cui solo il nostro eroe senza paura emerge come superstite, claudicante e armato esclusivamente di un’arma da fianco, con l’isola di Auroa da affrontare.

Il regime che ha preso il potere nell’ambientazione di Ghost Recon Breakpoint è pronto a tutto per mantenere lo status quo, con le vittime collaterali che saranno semplicemente le mattonelle di cui è lastricata la strada della violenza dilagante. Una violenza magistralmente orchestrata dal villain di turno, che nella fattispecie assume le sembianze somatiche di Jon “The Punisher” Bernthal, cattivo quanto mai e perfettamente calato anche in questo nuovo ruolo.

Il cammino dell’eroe sarà quindi aspro e ricco di insidie, con gli utenti che saranno chiamati a prestare la maggiore attenzione possibile per non finire anzitempo al creatore.

Maestri della tattica, altro che calcio…

L’abbandono delle dinamiche ludiche cooperative in favore di quelle squisitamente solitarie di Ghost Recon Breakpoint assumono un ruolo di assoluto rilievo nell’economia del gameplay di questo nuovo capitolo. La pianificazione tattica di ogni singolo spostamento sul campo di battaglia risulterà essere cruciale per non cadere in poco tempo vittima del fuoco nemico.

L’intelligenza artificiale della CPU, pur non brillando in maniera particolare, riesce infatti a opporre una strenua resistenza ai giocatori, con manovre di accerchiamento che rischiano in poco tempo di mettere in scacco gli utenti. In più d’un caso sarà quindi consigliabile una ritirata strategica per cercare maggior fortuna da una posizione diversa.

Le diverse difficoltà di Ghost Recon Breakpoint offriranno ovviamente spunti ludici diametralmente opposti. Se infatti ai livelli minori sarà possibile vestire i panni mimetici di novelli Rambo e affrontare i nemici senza alcuna paura sparando all’impazzata, ai livelli maggiori l’allerta rappresenterà il preludio al game over. In questi casi bisognerà preventivamente studiare in maniera accurata il campo di battaglia e colpire con precisione chirurgica per ottimizzare le risorse belliche a propria disposizione e non scoprire troppo il fianco a potenziali sortite avversarie.

Ovviamente c’è la possibilità di affrontare le diverse missioni del gioco sfruttando l’ausilio di altri militari impersonati da giocatori provenienti da tutto il mondo. Il matchmaking ad hoc consentirà infatti di allestire una propria personalissima squadretta di macchine da guerra da lanciare sul campo di battaglia, sebbene in questo caso sarà necessario il giusto sincronismo per evitare di farsi scoprire anzitempo e vanificare quindi ogni tipologia di approccio tattico.

Cresci, una buona volta!

In nostro ausilio giungerà un arsenale vasto e variegato, con le armi equipaggiabili che spazieranno da quella medio-corto raggio a quelle a lunga gittata, utili soprattutto negli appostamenti. Attenzione però, perchè in questo caso bisognerà calcolare anche il decadimento del proiettile, che assumerà una sua specifica traiettoria e necessiterà del giusto tempo per raggiungere il bersaglio (i tiri dalla distanza contro bersagli in movimento risulteranno assai ostici, ndr).

Una crescita che ovviamente non sarà riservata esclusivamente alle sputafuoco equipaggiabili nel corso dell’avventura, ma anche alle abilità del nostro alter ego digitale. In Ghost Recon Breakpoint i giocatori potranno infatti spendere i punti abilità accumulati grazie all’ausilio degli immancabili punti exp, che verranno comminati agli utenti in seguito al completamento di specifici incarichi quali la conclusione di missioni e l’abbattimento di nemici.

Ogni nuova abilità sbloccata, sia essa attiva o passiva, permetterà quindi di espandere ulteriormente le proprie tattiche belliche, con la profondità startegica del gioco che quindi crescerà col passare delle ore.

L’endgame dal canto suo al momento si dimostra essere piuttosto scarno, con poche attività che incentivano effettivamente la permanenza nel mondo di gioco. Una situazione ovviamente solo temporanea, viste le promesse di Ubisoft di supportare costantemente e a lungo la sua creatura, con contenuti sempre freschi che mantengano alta l’attenzione della community.

Si può fare di più

Le note parzialmente dolenti, come sempre, arrivano da un comparto tecnico altalenante. Se infatti la grafica offre scorci paesaggistici suggestivi e riproduzioni dei volti particolarmente ispirate, c’è da ravvisare comunque problematiche generali di compenetrazioni poligonali particolarmente fastidiose, e che in alcuni casi hanno portato il nostro personaggio a “incastrarsi” nello scenario, rendendo necessario un trasporto d’emergenza al bivacco più vicino.

Problematiche chiaramente che possono essere risolte semplicemente con una patch ad hoc, che fixi le criticità riscontrare e dia quindi agli utenti la possibilità di godere di un’esperienza ludica quanto più possibile scevra di difetti. In sostanza siamo quindi di fronte a un Ghost Recon Breakpoint che svolge egregiamente il suo lavoro, continuando sulla strada tracciata dal predecessore e con interessanti margini di miglioramento.

Starà quindi allo studio di sviluppo continuare sulla rotta tracciata anche nei prossimi mesi, foraggiando la community di contenuti che ne stimolino la permanenza sulle sponde di Auroa.

Pro

– Storia coinvolgente
– Gameplay discretamente bilanciato
– Margini di miglioramento in vista del futuro

Contro

– Qualche problematica tecnica di troppo
– Endgame al momento scarno

VOTO FINALE: 8.5/10

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