Recensione Destiny 2 Ombre dal Profondo, ode alla Luna per lo sparatutto Bungie

La nuova espansione di Destiny 2 è chiamata a segnare la rinascita dell'intera saga sci-fi di Bungie. Sarà riuscita a non deludere le (altissime) aspettative?

Destiny 2 Ombre dal Profondo è, allo stato attuale, la prova più ardua che Bungie abbia mai dovuto affrontare. Non solo perché ha il compito di eguagliare, se non addirittura superare, la precedente e ottima espansione dello shooter massivo – I Rinnegati -, ma anche e soprattutto perché segna un nuovo corso per l’intera saga e per la stessa software house americana. Si tratta infatti del primo DLC pubblicato dalla prematura separazione dal publisher Activision, che dà inizio a diversi cambiamenti nella gestione del secondo capitolo e lascia pure uno spazio assai maggiore alla creatività del team, che può portare avanti il progetto con i propri tempi. L’Anno 3, di riflesso, è di fatto il vero e proprio punto di ripartenza per Destiny 2, quello della riscossa e della rinascita. Ora che Shadowkeep – questo il titolo in lingua originale – è finalmente disponibile su PC, PlayStation 4 e Xbox One – a novembre anche su Google Stadia -, andiamo allora a scoprire nella nostra recensione se le alte aspettative siano state deluse o meno, per un viaggio tra i crateri lunari che guarda al futuro senza dimenticare il suo glorioso passato.

Ritorno sul suolo lunare

Come molti dei Guardiani già sapranno, la storia di Destiny 2 Ombre dal Profondo ci riporta in una delle location più amate del primo capitolo, la Luna. Dopo l’inaspettata morte di Cayde-6 nel DLC precedente, è ora un altro volto storico a ritornare dal passato: si tratta della misteriosa Eris Morn, che si trova sul satellite della Terra per indagare su alcune attività sospette dell’Alveare. Con un rituale, gli striscianti nemici stanno evocando i fantasmi di boss che Cacciatori, Stregoni e Titani conoscono bene, come Crota e Ghaul, in cerca di vendetta e pericolosamente alleati. Sulla Luna, saremo allora costretti a combatterli e allo stesso tempo fare fronte a centinaia di altri Incubi, sempre pronti ad attaccarci e capaci di annidarsi anche nel sottosuolo. A stagliare all’orizzonte del desolante paesaggio lunare c’è poi la Fortezza Scarlatta, che grida ai giocatori chiamati a raccolta sui server del secondo Destiny quanto la minaccia dell’Alveare si stia facendo urgente. La location proposta risulterà comunque subito familiare per quanti hanno giocato l’episodio originale del 2014 – sia su old che su current gen -, per quanto gli artisti di Bungie siano riusciti ad imprimere un evidente lavoro di restyling. Sempre nel rispetto del passato, la Luna di Ombre dal Profondo sa regalare emozioni ora nostalgiche ora del tutto nuove, prestandosi ad essere un campo di battaglia vastissimo da esplorare, maestoso in determinati scorci. A non stupire è invece proprio la trama, mai incisiva e priva, dopo le circa sei ore richieste per arrivare alla fine, di un vero e proprio epilogo. Si tratta di una precisa scelta degli sviluppatori, che hanno deciso di proporre alla community un arco narrativo che andrà ad estendersi lungo tutti i prossimi DLC, espandendo la lore dell’intera opera poligonale.

Quando l’equipaggiamento è tutto

Con Destiny 2 Ombre dal Profondo, Bungie ha poi preferito non intaccare il gameplay del videogame sparacchino, dotato di un sistema di gioco solidissimo soprattutto nelle fasi shooting. L’unica novità di rilievo è l’introduzione delle cosiddette Mosse Finali per i Guardiani, che permettono di scatenare una forza devastante sugli avversari. Avversari che, purtroppo, sono sempre gli stessi: Alveare, Reietti e Vex, di ritorno anche loro in occasione dell’uscita dell’espansione su console di ultima generazione e personal computer. Non solo, con Shadowkeep la compagnia ha optato per un’impronta ruolistica decisamente più marcata. Ereditando parte delle caratteristiche tipiche dei giochi di ruolo, il contenuto aggiuntivo lascia ampio margine di scelta ai giocatori nella creazione del proprio equipaggiamento preferito, spingendo alla sperimentazione con diverse configurazioni, magari da adattare alle disparate situazioni in cui dovremo combattere per la sopravvivenza – e per trainare il nostro clan verso la gloria. Con tante attività e pezzi di equipaggiamento a disposizione, Ombre dal Profondo va ad aumentare di conseguenza il nuovo tetto massimo del Potere del nostro personaggio, ora spinto fino a 960. Seppure il grinding sia ora meno incisivo, raggiungere il massimo potere richiederà una certa dose di tempo, pazienza e abilità, nonostante sia stato messo a disposizione dei più impazienti un oggetto speciale che viene chiamato l’Occhio del Guardiaporta, da sbloccare raggiungendo entro il 10 dicembre il livello 7 del nuovo Season Pass – che permette di mettere mano su altre ricompense procedendo gradualmente. Questo particolare manufatto rende possibile ai Gaurdiani utilizzare mod compatibili con l’equipaggiamento 2.0, utili per incrementare proprio il loro Potere.

Il Giardino della Salvezza

Se è vero che la campagna principale dell’espansione è un mero pretesto per immergersi nelle nuove dinamiche e nel nuovo corso narrativo, allo stesso modo l’offerta di Destiny 2 Ombre dal Profondo si estende pure ad una Incursione nuova di zecca. D’altronde i raid sono da sempre le attività preferite dai fan del brand sci-fi, considerate un perfetto mix tra azione e esplorazione, senza dimenticare la necessaria collaborazione tra tutti i membri del team – composto come sempre da un massimo di sei elementi. Il Giardino della Salvezza, questo il nome, non delude e mette sul piatto un’esperienza impegnativa anche per i Guardiani più smaliziati. Come e più di un tempo, è fondamentale scegliere a dovere armi e armature, e coordinarsi con i propri compagni in tutti i passaggi – qui trovate una guida in italiano per completare la nuova incursione. L’unico grande difetto del Giardino della Salvezza è forse la sua durata inferiore rispetto a quella di Ultimo Desiderio presente ne I Rinnegati. L’adrenalina di fondo rimane però intoccabile, così come eleganti e stimolanti si presentano alcune meccaniche scelte per arricchirne i diversi step.

Conclusioni

Destiny 2 Ombre dal Profondo non fa tutto quello che vorremmo, ma ha l’innegabile merito di aver gettato le basi per la rinascita del titolo originale. E un po’ dell’intero franchise sparacchino creato da Bungie nel 2014. Non mancano momenti epocali, tanta azione a schermo e premesse narrative interessanti, seppur gli sviluppatori avrebbero potuto osare di più per proporre agli appassionati una campagna più lunga e ricca di sfumature. Le basi paiono comunque piuttosto solide in vista delle prossime espansioni, con il team americano che pare finalmente aver trovato una visione più equilibrata. E il modo giusto per riportare i suoi Guardiani a casa.

Pro

– Gunplay sempre solidissimo
– Una maggiore e gradita impronta ruolistica
– La nuova incursione è un riuscito mix di azione e coordinazione

Contro

– La narrazione è troppo poco incisiva
– Al momento i contenuti inediti non sono poi così tanti

VOTO FINALE: 7,5/10

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