Recensione Code Vein, quando Dark Souls ha sete di sangue

Code Vein è un soulslike perfetto per chi cerca il giusto bilanciamento tra difficoltà e profondità delle meccaniche di gioco, senza rinunciare ad un delizioso stile anime

Tutto si può dire di Code Vein, tranne che non sia una produzione dall’estetica assolutamente intrigante. Fin da quando i ragazzi di Shift – già autori della saga di God Eater – annunciarono di essere al lavoro su un emule di Dark Souls, tutti tra stampa e pubblico vennero colpiti dall’azzeccato stile anime utilizzato per pennellare protagonisti, nemici e comprimari, e che così incontrava per la prima volta il gameplay tipico dei soulslike. Da allora il publisher Bandai Namco si è prima trincerato dietro lunghi mesi di silenzio, poi ci ha regalato una data di uscita e infine ha ritrattato tutto, tenendo curiosi e appassionati sulle spine con un rinvio piuttosto scottante. Alla fine, l’actionRPG dagli occhi a mandorla è riuscito a farsi strada su PlayStation 4, Xbox One e PC, investito tanto di altissime aspettative quanto di legittimi dubbi – soprattutto da parte di chi apprezza l’anima più pura dei capolavori di Hidetaka Miyazaki, a cui il titolo per l’appunto si ispira. È allora tempo di verificare con mano – e con un buon arsenale – se Code Vein sia riuscito ad eguagliare se non addirittura a superare la sua musa ludica: scopritelo nella nostra recensione!

Li chiamavano Redivivi

I cloni di Dark Souls sono ormai innumerevoli. Che siano produzioni “tripla A” – come in questo caso – o esperimenti indie, tanti sono i videogame che riprendono la formula della trilogia targata From Software, fondata prevalentemente su una difficoltà piuttosto elevata e su una progressione del nostro eroe che ricalca quella tipica dei GDR. Code Vein, come già vi dicevo, è però il primo a pennellare quello che è ormai un genere a sé stante di tinte anime, molto care alla cultura del Sol Levante. I vampiri di Bandai Namco non sfoggiano denti appuntiti e colorito cadaverico, ma ricalcano alla perfezione gli stereotipi dell’animazione giapponese, con occhioni colorati, vestiti appariscenti e un equipaggiamento piuttosto vistoso. Allo stesso modo, se la saga di From Software metteva sul piatto una narrazione nebulosa e decisamente interpretativa, gli sviluppatori di Shift hanno scelto anche in questo caso un approccio più vicino ai jRPG, se non addirittura a quello squisitamente accostato alla letteratura manga. Non lasciatevi comunque ingannare dal suo aspetto, perché Code Vein lascia emergere tra i suoi colori saturi un mondo post apocalittico ormai in rovina, in cui la perpetua danza tra sangue, morte e resurrezione fa da sfondo ad una trama a tinte cupe, raccontata servendosi di cutscene esplicative e di una caratterizzazione ben precisa dei personaggi coinvolti. Le nostre avventure all’emoglobina andranno a collocarsi nella straziante battaglia tra la Regina e i cosiddetti Redivivi, fermata solo alcuni anni prima dalla sua sconfitta per mano di Silva. I sopravvissuti sono però rimasti confinati nel Carcere delle Follia perché bloccati dalla misteriosa Foschia Rossa, per altro con risorse molto scarse. Va da sé che, in un sistema dittatoriale come quello messo in piedi dal fu liberatore, le Gocce di Sangue siano divenute l’unica fonte di sostentamento e di scambio nella folle lotta per la sopravvivenza. La nostra missione – nei panni di un personaggio maschile o femminile completamente personalizzabile grazie ad un editor francamente impressionante – è quella di riuscire a sopravvivere in un mondo tanto ostile, e soprattutto quella di migliorare le condizioni di vita dei Redivivi, denigrati da quella stessa razza umana che sono chiamati a difendere.

Rosso emoglobina

Se con l’impianto narrativo, Shift e Bandai Namco hanno deciso di calcare una strada sconosciuta a Dark Souls, dal punto di vista del gameplay Code Vein non fa nulla per nascondere la sua principale fonte di ispirazione. Questo non significa che non siano presenti elementi in grado di infondere un carattere ben preciso al gioco, che si traducono in un sistema di combattimento che va ad abbracciare elementi mai visti prima in altri soulslike. Esempio lampante sono i fondamentali Codici Sanguigni, vale a dire diversi stili che vanno acquisiti con il progredire dell’avventura, per altro pure loro personalizzabili grazie ad abilità passive e attive da attribuire manualmente. La loro caratteristica peculiare, poi, è quella di poter essere modificati in ogni momento, anche nel corso delle battaglie, spogliando il titolo di quella staticità di classe iniziale di cui invece Dark Souls e i suoi “cugini” hanno fatto un marchio di fabbrica. Di conseguenza, nel corso degli scontri con gli avversari potremo sperimentare diversi approcci che ci portino alla vittoria. Un dogma ancora più valido nelle battaglie contro i boss di fine livello, che potrebbero essere più vulnerabili ad un determinato Codice Sanguigno piuttosto che ad un altro. Come avrete già capito, ogni Codice mette a disposizione del nostro guerriero caratteristiche, pattern di attacco e statistiche diverse, da variare acquisendo i Doni tramite i ricordi dei comprimari o l’esplorazione negli intricati dungeon di gioco.

Nel nome della Regina

Forse sono proprio i dungeon l’aspetto più debole di Code Vein. Non fraintendeteci, le location in cui vivere le vicende scritte da Shift sono tutte varie e piuttosto belle al colpo d’occhio, ma manca quella raffinata ricerca nel level design sfoggiata da Bloodborne, da Sekiro Shadows Die Twice o dal sempreverde Dark Souls. Lo stesso si può dire tornando sul gameplay e sulla sua profondità, meno incisiva di quella delle opere di Miyazaki. Non solo perché i boss non rappresentano poi quell’alto tasso di sfida che mi sarei aspettato da un videogame del genere, ma anche per via di equilibri forse troppo fondati sulla classe di appartenenza piuttosto che sull’abilità. Saremo così quasi costretti a costruire build per il nostro personaggio che si adattino alla situazione specifica o a un determinato tipo di nemico. Ottima invece la varietà di armi a disposizione, che come in un vero e proprio soulslike potranno essere potenziate utilizzando materiali e pietre speciali. Qualsiasi sia l’equipaggiamento da voi scelto, nelle circa 40 ore necessarie a completare il gioco dovrete fare affidamento su attacchi pesanti e leggeri, da alternare con attenzione e sempre con un occhio alla barra della nostra stamina – e naturalmente a quella della salute! Esiste pure una sorta di attacco speciale, che se usato con le giuste tempistiche può facilitare i combattimenti o addirittura ribaltarne le sorti. In ogni caso, con un innalzamento della difficoltà repentino, nella sua seconda metà Code Vein darà del filo da torcere anche ai gamer più smaliziati, che potranno darsi man forte in multiplayer grazie alla modalità cooperativa online.

Conclusioni

Code Vein tenta di ereditare a suo modo l’anima di Dark Souls. Nonostante la trilogia di Miyazaki rimanga inarrivabile, Shift ha saputo dare vita ad un gioco di ruolo d’azione ben fatto, divertente, appagante e stilisticamente assai affascinante. Aspetto vincente della produzione restano lo stile grafico tanto vicino a quello degli anime, i personaggi e il tessuto narrativo, che farà la gioia di tutti gli appassionati di shonen e jRPG. Un esperimento, quello edito da Bandai Namco, che è riuscito a rispettare molte delle promesse iniziali, lasciando ampio margine di miglioramento per eventuali sequel.

Offerta
CODE VEIN - - PlayStation 4
  • Immergiti nel mondo di Codice Vein attraverso una serie di dungeon...
  • Un' esperienza unica con una direzione artistica in stile anime

Pro

– Lo stile anime è visivamente di grande impatto
– Una storia lineare ma ottimamente raccontata
– I Codici del Sangue sono un apporto originale al gameplay

Contro

– Level design e comparto tecnico migliorabili
– Livello di difficoltà troppo scostante

VOTO FINALE: 8/10

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