Peter Hook dei Joy Division sulla morte di Ian Curtis: “Parlate, cercate aiuto”

Il bassista rivela: "Eravamo 3 idioti, non capivamo cosa stesse realmente attraversando"

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Peter Hook dei Joy Division è ancora profondamente segnato dalla morte dell’ex compagno di band Ian Curtis, morto suicida il 18 maggio 1980 nella sua casa di Macclesfield. Insieme pubblicarono un solo disco in studio, Unknown Pleasures (1979), seguito dall’album postumo Closer (1980) che decretò la fine discografica della band che successivamente risorse nei New Order.

In una recente intervista rilasciata a NME, Peter Hook ritorna sul contesto che portò Ian Curtis alla tragica fine: “Si è sposato che aveva solo 19 anni, subito dopo ha avuto una bambina (Nathalie, avuta dalla moglie Deborah Woodruff, ndr) e si era ritrovato con un mutuo da pagare e un lavoro a tempo pieno. Poco dopo si era messo a fare il cantante punk e aveva formato una band. Poi si è ammalato di epilessia. Si era ritrovato pieno di oneri che lentamente lo avevano fatto precipitare nel baratro”.

Ancora più tragica è l’analisi che l’ex bassista dei Joy Division riversa ai microfoni di NME: “In quel tempo il trattamento per l’epilessia era qualcosa di barbaro. Solo nel 2014 hanno analizzato le compresse che Ian assumeva per curare il suo male e hanno appurato che proprio quelle lo hanno portato alla morte.

All’epilessia fotosensibile, quando Ian Curtis aveva 20 anni, si unì una depressione cronica. Oggi Peter Hook è patrono della comunità CALM (Campaign Against Living Miserably) e in tale veste combatte contro lo stigma che porta a non parlare dei propri problemi. Sulla depressione che portò al declino mentale di Ian Curtis, afferma:

Oggi le persone sono più empatiche e propense a informarsi. Quando è morto Ian eravamo 3 idioti che non capivano né vedevano cosa stesse realmente attraversando, proprio perché era un qualcosa che noi non stavamo passando. Questo è l’aspetto più tremendo. Internet, oggi, può essere una grande fonte di informazioni, e con la nostra fondazione stiamo cercando di guardare alla salute mentale in modo positivo, ma le persone hanno bisogno di essere incoraggiate a parlare del loro disturbo senza imbarazzo. Bisogna cercare aiuto, bisogna parlare.

Le parole di Peter Hook dei Joy Division ricordano l’appello che i Prodigy fecero dalla loro bacheca a seguito della morte di Keith Flint, nel quale la band fornì anche dei numeri di emergenza: uscire dal proprio imbarazzo e fronteggiare la depressione con la parola è sempre il primo passo fondamentale.

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