Gianna Nannini rivela la dipendenza da cocaina, superata molti anni fa: “Me la portavano come un panino”

Gianna Nannini rivela la dipendenza da cocaina, che ha superato molti anni fa: il racconto sincero prima del rilascio del nuovo album

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Gianna Nannini rivela la dipendenza da cocaina, dalla quale è uscita molti anni fa. L’artista senese si è raccontata a Vanity Fair a qualche giorno dal rilascio di La Differenza, nuovo album di inediti dal quale rilascerà presto il singolo di lancio.

“Tranne l’eroina, le ho provate tutte. Dalla cocaina, per un po’ di tempo, quasi quarant’anni fa, sono stata dipendente. Ero a Londra e ce la portavano in studio con la stessa semplicità con cui oggi ti consegnerebbero un panino”.

Il percorso per cercare di smettere non è stato semplice, ma l’artista decide di raccontare come e perché interrompere l’assunzione di droga, che l’aveva resa dipendente da tempo:

“Non stavo mai senza cocaina, ci viaggiavo, ero del tutto incosciente. Un giorno vado in bagno e mentre scarto il sasso rosa, quello mi cade nel cesso. Lo vedo sparire nell’acqua e, mentre si scioglie lentamente e sto per metterci le mani dentro, mi dico: ‘Non posso fare questa cosa, non posso ridurmi così’. Ho smesso lì. Il giorno dopo. Poi ho avuto una ricaduta, ma dopo aver fatto un tiro e aver bevuto una tequila prima di un concerto, collassai e dissi definitivamente basta”

Il suo essere un po’ sopra le righe è di certo il tratto che più caratterizza il suo essere libera, anche se in molti amano definirla “un po’ matta”. Essere se stessi è quindi la ricetta della pazzia di Gianna Nannini, che sta per tornare in musica con un nuovo album del quale ha già rivelato la tracklist, nella quale compare un duetto con Coez.

Nella lunga intervista concessa a Vanity Fair, c’è spazio anche per parlare dell’amore vissuto in maniera libera, senza assurde costrizioni come quella del coming out e il politically correct che secondo Gianna Nannini avrebbe l’unica funzione di ghettizzare, a scapito della libertà:

“Ho sempre amato uomini e donne e soprattutto non ho mai avuto freni nel sentire e seguire quello che volevo. Le ho sempre rifiutate, le definizioni. Al termine “coming out”, che ghettizza, ho sempre preferito la parola libertà. Alla parola gay, che ti pretenderebbe felice e ormai non usano più neanche in America quando indicono un pride, preferisco frocio. Chi è libero nel linguaggio è libero dentro”.

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