Unbelievable su Netflix promossa dalla vera protagonista della storia: “Dolorosa ma eccellente”

La vera protagonista del caso di violenza sessuale raccontato da Unbelievable su Netflix ha visto e promosso la serie

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Arrivata nel catalogo della piattaforma all’inizio di settembre, Unbelievable su Netflix è stata una delle novità più discusse dell’ultimo mese: la trama della miniserie è tratta da una storia vera, l’indagine su un caso di stupro denunciato da una ragazza che – oltre alla violenza subita – ha dovuto affrontare anche lo strazio di non essere creduta dai familiari e dalle autorità.

La storia dell’adolescente Marie Adler è quella di una doppia violenza: i dubbi della polizia e delle sue mamme affidatarie sulla sua versione dei fatti è un’ulteriore sofferenza per una ragazza che decide di denunciare uno stupro ma non viene creduta – fino ad essere accusata di aver presentato una falsa denuncia alla polizia – perché mancano i riscontri che rendano il suo racconto “credibile”.

Di qui il titolo della serie, che è ispirata alla storia vera resa nota da un articolo di ProPublica e The Marshall Project dal titolo An Unbelievable Story of Rape, inchiesta giornalistica su un vero caso di stupro la cui vittima fu accusata di aver dichiarato il falso.

La serie affronta dunque un tema attualissimo nell’era del movimento femminista #MeToo, puntando l’attenzione sul problema della mancanza di strumenti – prima di tutto culturali – necessari ad affrontare casi di stupro, perché spesso le vittime non vengono nemmeno ritenute credibili nelle loro denunce.

La giovane protagonista è interpretata da Kaitlyn Dever di Last Man Standing, ma la vera protagonista della storia ha guardato la serie da spettatrice, nonostante lo straziante dolore di ripercorrere attraverso la ricostruzione romanzata il suo calvario giudiziario, terminato solo grazie alla determinazione di una coppia di investigatrici del Colorado che ha collegato il suo caso di stupro ad altri casi simili scoprendo di essere di fronte ad abusatore un seriale.

Il coautore dell’articolo da cui la serie trae le mosse, Ken Armstrong, ha riportato via Twitter la reazione della vera Marie Adler, che ha visto la serie e l’ha promossa. Armstrong racconta così, in una serie di tweet, le impressioni raccolte dalla protagonista della vicenda.

Due settimane fa ho ricevuto una chiamata da Marie. Mi ha detto che aveva appena visto la serie. Guardarla è stato difficile, ha detto. “Ho pianto parecchio”, ha detto. Ma aveva deciso di volerlo fare ed era contenta di averlo fatto. Ha definito lo spettacolo “eccellente”. Ho chiesto a Marie se potevo condividere i suoi pensieri su Twitter. Ha detto che andava bene. Ha sottolineato una scena in particolare, nel primo episodio, in cui si confronta con la polizia e si sfoga. Marie mi ha detto che è stata una sofferenza per lei esprimere i suoi sentimenti e pensieri in parole. In quella scena, ha detto, Kaitlyn Dever ha catturato la sua sofferenza. “È stato perfetto”, ha detto.

Promosse anche Merritt Wever e Toni Collette, le due interpreti delle detective che hanno creduto alla sua storia e hanno indagato nonostante i dubbi della polizia.

Marie, osservando il lavoro dei detective in Colorado, a 1.300 miglia da dove era stata abusata, ha sentito rafforzata la sensazione che aveva avuto sin dalla prima volta che aveva saputo di loro: “Sentivo come se fossero i miei angeli custodi, che stessero cercando me. ‘

L’autore ha raccontato anche come la serie abbia influito sui legami della vittima.

La serie mostra come due delle ex mamme affidatarie di Marie dubitassero della sua denuncia. Entrambe in seguito si sono scusati con lei. Marie ha perdonato entrambe. Ha mantenuto legami con entrambe. Dopo aver finito la serie, Marie le ha chiamate, per rassicurarle: lo spettacolo non vi demonizza. Ha incoraggiato entrambe a guardare.

Il finale di Unbelievable su Netflix, che mostra l’arresto del colpevole, ha rappresentato per la protagonista, una seconda volta, la sensazione della fine di un incubo: “Vederlo arrestare, è stato come una chiusura per me“.

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