Vivere, film con Micaela Ramazzotti. I vizi degli italiani direttamente sul grande schermo

Il film dell’Archibugi è un affresco poco rassicurante della società italiana egoista e precaria. Vivere è quella cosa che ci capita, mentre siamo indaffarati a fare altro

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Susi si innamora di Luca e interrompe la carriera di ballerina per dare alla luce Lucilla. Tutto questo è successo prima, nella pellicola dell’Archibugi c’è spazio solo per le debolezze e passioni umane. Vivere, film con Micaela Ramazzotti mette al centro le infelicità quotidiane della coppia e della nostra comunità.

Micaela Ramazzotti è Susi, mentre Luca, interpretato da Adriano Giannini è un giornalista fallito e cerca nelle donne la sicurezza che non ha mai avuto. Ha già avuto un figlio di nome Pierpaolo, ormai adolescente, con Azzurra. Né Azzurra né il padre di questa, il potente e ricco Avvocato De Sanctis (Enrico Montesano), l’hanno perdonato per una delle sue scappatelle con altre donne. Nessuno tranne Pierpaolo, che nonostante i problemi adolescenziali, l’uso di droga e lo smarrimento nel trovare un posto nel mondo, sembra l’unica persona con la testa sulle spalle in famiglia.

Finirà per passare sottobanco i soldi a Luca e lo chiamerà sempre per nome, come a non riconoscergli il ruolo paterno. Prende i soldi dal ricco nonno, pur di mandare avanti la seconda famiglia e assicurare tutte le cure necessarie alla piccola sorellastra Lucilla. La piccola soffre di crisi di asma, soprattutto quando vede gli adulti di casa litigare e quando scopre tutto il male che questi si fanno a vicenda.

La trama è ad intreccio e contiene tante storie, forse troppe e puntano tutte nella stessa direzione. L’egoismo sfrenato degli uomini e delle donne è palpabile. I protagonisti sono concentrati sempre sulla propria esistenza, a tratti a commiserarsi, altri a voler scappare dai problemi costi quel che costi.

Francesca Archibugi, regista del film, proietta l’Italia dei nostri tempi al cinema e lo fa senza curarsi di dover tenere bassi i toni o edulcorare lo scontro. Il film ricorda molto un altro film italiano, del regista Gabriele Muccino, L’Ultimo Bacio e pecca un po’ in originalità.

Vivere con Micaela Ramazzotti e Adriano Giannini

Gli attori reggono tutti bene il ritmo del film, lento, ma in grado di restituire la quotidianità di una famiglia media italiana. Piccole parti, ma ben recitate, per il ritorno sullo schermo di Enrico Montesano e anche di Massimo Ghini nei panni del pediatra di Lucilla che si invaghirà di Susi.

L’Archibugi non ha affrontato l’impresa da sola. si fa restituire il favore da Paolo Virzì. Se nei film La Pazza Gioia, Ella & John e Notti Magiche è stata l’Archibugi a collaborare alla sceneggiatura, ora è Paolo Virzì ad aiutare la regista nella sceneggiatura di Vivere, film con Micaela Ramazzotti.

Per il ruolo di protagonista, infatti, si avvale per la terza volta dell’attrice romana. La Ramazzotti stavolta interpreta una donna frustrata e svampita, in grado però di rinunciare a tutto per la propria figlia e la propria famiglia.

Il senso di tutto il film è affidato alla figura del vicino, un uomo solo, guardone e all’occorrenza presente per dare una mano. Si tratta del Signor Perindo, interpretato da Marcello Fonte.

Il protagonista di Dogman, già premiato al Festival di Cannes e ai Nastri d’Argento, guarda la vita altrui scorrere. Conosce tutte le debolezze dei vicini, le difficoltà della coppia e anche le tribolazioni per l’ingresso in casa della giovane irlandese che entrerà nei pensieri di Luca. E’ lui che tirerà le conclusioni, che ha visto negli anni la coppia piangere, litigare, ridere e quindi Vivere.

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