La Piramide è il nuovo album di Luca Madonia: un’ancora di salvezza nella devastante cultura musicale di oggi

La buona musica, quella di qualità, quella pensata per rimanere, con rispetto e dedizione. Questa è la musica di Luca Madonia

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Eccoci di nuovo qui. Succede ogni tot di tempo, purtroppo non così spesso come vorremmo, ma comunque sia succede ogni tot di tempo. Arriva una sua nuova uscita e noi ci troviamo di fronte a un dilemma di quelli che, fossimo nell’antica Grecia, manderebbero fuori di testa i filosofi e i loro alunni, tipo la faccenda della tartaruga e la lepre. Insomma, ci siamo capiti. Siamo di fronte a un dilemma, e questo dilemma, come le uscite di cui sopra, si ripropone ogni tot di tempo, lasciandoci sempre senza una risposta definitiva, plausibile, certa.

Perché se dovessimo scegliere una parola sola per identificare il personaggio di cui stiamo parlando, potrei star qui a fare il vago ma i titoli e le foto servono anche a indicarvi senza se e senza ma di chi sto scrivendo, e finirei per passare per un coglione, comunque, se dovessimo scegliere una parola sola per identificare il personaggio di cui stiamo parlando, Luca Madonia, e uso il plurale solo per portarvi in maniera coatta dalla mia parte, per spartire con voi quel “coglione” di cui dicevamo poco fa, mal comune etc etc, credo saremmo tutti concordi nell’usare la parola “dandy”.

Dandy, lui, coglioni, noi.

Intendiamoci, nello scegliere di dover indicare una sola parola, per altro sport che abbiamo deciso di praticare senza che nessuno ce lo suggerisse o chiedesse, è implicito una certa banalizzazione, nello specifico una banalizzazione estrema, quasi fuoriluogo, perché ovviamente un artista non lo si può certo imbrigliare in un solo termine, ma se non avessi tirato in ballo il suo essere un dandy, e parlo sempre di Luca Madonia, questo mio lungo incipit, apparentemente un esercizio di stile fine a se stesso, nei fatti, o almeno nelle mie intenzioni, un modo efficace per introdurre l’argomento trattato, ecco, se non avessi tirato in ballo la parola “dandy” il mio incipit sarebbe crollato in quattro e quattr’otto, anzi, non sarebbe proprio neanche iniziato, il che per un incipit, converrete, è un bel problema. Sia come sia siamo qui, a parlare del ritorno di Luca Madonia, il dandy, e sempre sia come sia la parola “dandy” a ben vedere è entrato nell’immaginario di una intera generazione, almeno nella generazione di chi è cresciuto con la musica dei Denovo anche grazie a lui, parlo per esperienza personale.

Nel momento in cui, in pratica, la musica pop e rock faceva finalmente i conti con l’ipotesi che esistesse una terra di confine comune, e che soprattutto transitando in quella terra di confine comune si potesse diventare mainstream, questa sì una brutta parola, infatti, loro, i Denovo da Catania aprivano una breccia indicandoci la luce in fondo a un tunnel che in precedenza aveva forse avuto nei Matia Bazar, in certi New Trolls e in certe svisate sul percorso principale di Orme e PFM i soli precursori, ma che proprio con loro si cristallizzeranno. E la cristallizzazione in questione, è un fatto, non passerà solo in quella raffinata e effervescente musica che Madonia e Venuti daranno alle stampe, un mix riuscitissimo di Beatles, Smiths e XTC il tutto riveduto e corretto con la loro personalissima matrice, ma passerà anche attraverso uno stile, una estetica dovrei dire, molto incisva, dandy, appunto. Talmente ironicamente distaccato riguardo quel che in genere si associava al rock, specie in quegli anni, parlo di pelle, di borchie e capelli ricci e pieni di lacca, da passare quasi per snob, non ci fosse appunto quel distacco a renderlo esclusivamente iconico.

Un taglio di capelli che ancora oggi lo accompagna, i modi gentili, signorili, altoborghesi, una voce che incanta, una scrittura, sin dai tempi dei Denovo, ma anche lungo tutta una splendida carriera solista, che rende possibile l’incredibile incontro tra l’essere leggero e profondo, volendo anche superficiale e profondo, con quella capacità unica di stare lì, in superficie, lasciando però intendere la profondità sottostante. Lui lì, lontano dagli altri, il sorriso di traverso, lo sguardo basso, a guardare le cose del mondo due passi più in là. Un dandy prestato alla musica, appunto.

E qui torniamo al paradosso, all’incipit forzato che ho costruito sulla mia e sulla sua e soprattutto sulla vostra pelle.

Il dandy è di per sé altrove, lontano dalla massa, e anche questo ben si addice a Luca Madonia, artista presente con le sue produzioni nel corso degli anni, una sorta di alieno, lo citiamo, anzi, lo cito, smettiamola di usare questa inutile prima persona plurale, in un mondo che si scalmana e si dibatte per esserci sempre e comunque.

Il dandy è altrove e segue un percorso tutto suo, ostentatamente suo, non fosse per la naturalezza con cui lo segue.

E il paradosso?

Eccolo.

Come è mai possibile provare a seguirne le tracce, l’esempio, il modello?

O meglio, come è possibile provare a seguire le tracce, l’esempio, il modello di chi si pone volutamente su un piano diverso da quello vigente, di moda, non tanto per volontà di crearne una propria, di moda, ma per quella capacità unica di essere sempre e comunque in grado di essere riconoscibilmente altro anche in mezzo al caos e alla confusione?

Perché ascoltando le tracce di La Piramide, il nuovo album in uscita tra un mesetto, raccolta di brani inediti che lo vede in compagnia di artisti di prima grandezza, suoi amici, è questo che vien voglia di fare.

Esattamente come Luca Madonia, non il solo, ma comunque un ottimo esemplare del genere, vien voglia di tirare il freno a mano, volendo anche in corsa, col rischio di testacoda alla Vin Diesel, scendere dalla macchina, e andare a camminare a fianco dell’autostrada, pronti a perdersi per un mondo che non è il mondo che vediamo e sentiamo tutti i giorni.

La formula potrebbe risultare, esattamente come il suo taglio di capelli, semplice e simile a se stessa nel tempo, ma il trucco c’è e anche un occhio distratto potrebbe coglierlo e esclamare un forse non troppo dandy “e grazie al cazzo”: Luca Madonia ha scelto, e credo che lo abbia fatto in partenza, per istinto, magari, più che per consciousness, di dedicarsi alla musica e non alle mode, per loro natura transitorie e effimere. Scrive e suona e canta, quindi, musica che può e deve apparire fuori dal tempo, e che proprio per questo sono perfettamente di questi tempi, ma destinate a rimanere. Un occhio all’immediato, uno all’infinito, per citare qualcun altro. Così sono le dieci canzoni in tracklist, a partire dal singolo Allora fallo, fuori ora, che lo vede in compagnia di un altro grande dandy della nostra musica, seppur con una intenzione di dandysmo assai differente, Enrico Ruggeri. Sono canzoni che nascono adulte, ma come certi personaggi dei fumetti, destinate a non invecchiare, ma a rimanere anche domani e dopodomani così splendenti come sono oggi. Gioielli, e si sa che l’oro non si arrugginisce e non si ossida. Perché Madonia non è solo elegante nei modi e nel look, lo è anche nel modo di scrivere, e il suo essere dandy lo fa anche essere leggero e ironico, ma mai strafottente o sarcastico. Non è postmoderno, Luca Madonia, è contemporaneo, ma al tempo stesso classico. Lo è mentre costruisce armonie e melodie che rimandano a un pop anglosassone di quelli che ancora ci fanno muovere il piede sotto il tavolo, e battere il cuore dentro la giacca. Sentirlo poi a fianco di giganti, perché giganti sono, come Ruggeri, appunto, solo e coi suoi Decibel, o una mai abbastanza celebrata Patrizia Laquidara, di Carmen Consoli, in qualche modo sua sorella minore o di un Morgan in grande spolvero, di un altro dandy come Mauro Ermanno Giovanardi o un immenso Battiato, qui con un vecchio brano riverniciato sapientemente di nuovo, con quell’arte carveriana di ridurre all’osso, per non dire di un Mario Venuti che mette quasi nostalgia, pensando a quel che sarebbe potuto essere e che forse, guardando alle loro carriere soliste, in effetti è stato, o a suo figlio Brando, stessa classe, stessa modalità di modulare con leggerezza la voce, ecco, sentirlo così in buona compagnia riappacifica con l’idea di una musica che oggi è sempre più usa e getta, innecessaria. Ecco, quando parlavo sopra di tirare il freno a mano e scendere, e lo facevo perché spoilerare a un mese dall’uscita le tracce di un album che ho avuto l’onore di ascoltare con così tanto anticipo mi sembra quantomeno inutile, ma volevo in qualche modo incuriosirvi, cercando di fare quello che quelli come me, i critici musicali, facevano un tempo, parlare con largo anticipo di qualcosa che si sarebbe poi potuto ascoltare tutti insieme solo dopo, quando parlavo di tirare il freno a mano e scendere intendevo proprio questo. Lasciare che l’onda dello tsunami che sta devastando la nostra cultura musicale oggi ci passi a fianco, lasciandoci incolumi, perché ci siamo arrampicati su un albero che nessuna onda potrà mai spazzare via, la buona musica, quella di qualità, quella pensata per rimanere, con rispetto e dedizione. Questo è Luca Madonia, altro che dandy, e questo è La Piramide. Sentire la sua voce che canta all’unisono con quella di Morgan, lui così etereo, l’altro così tattile, è un’esperienza, ne cito una per tutte, incredibilmente vivificante. E anche consolatoria, perché ci dice, come già ci aveva detto l’ultimo lavoro di Ruggeri, Alma, l’ultimo di Mario Venuti, Soyuz 10, ma anche l’ultimo di un Gianni Togni, Futuro improvviso, per non dire di quel gioiello di Patrizia Laquidara, C’è qui qualcosa che ti riguarda. Consolatoria perché ci dice che un’ipotesi di resistenza al brutto c’è, è ascoltabile. E ci dice che la musica di qualità, quella suonata, quella che non ha paura dei rumori di fondo, analogica anche quando magari analogica non è nei fatti, ma solo nelle intenzioni, esiste, oggi. Come esistono artisti capaci di inseguire non solo le note giuste, le melodie, certo, costruite su armonie, con un occhio di riguardo alla dinamica, alla ritmica, a tutto quello che la composizione prevede e mette a disposizione di chi ascolta, ma al tempo stesso cura anche le parole, cercando quelle giuste, non quelle più scontate, quasi necessarie perché più ricercare nei motori di ricerca. Ecco, se oggi le canzoni sembrano scritte sotto la guida di un SEO, Luca Madonia si è rivolto a un vecchio amanuense, o a un bibliotecario cieco.

Al punto che non mi è stato necessario, oggi, parlarvi di me per introdurre un argomento che mi è caro, o di quella versione di me che da tempo alberga nei miei scritti. Perché è tutto già lì, in Allora fallo, ironica e ficcante, come nelle altre nove tracce di questo lavoro che dovrete comunque pazientare un mesetto per poter ascoltare. E dire che avrei potuto dirvi di quella volta che, si era nei primi anni Novanta, chiamai a Videomusic, in diretta, per porre non ricordo più quale domanda a Luca Madonia, fresco dello scioglimento dei Denovo e lì a presentare il suo primo album solista, Passioni e manie. Non tanto per la volontà di parlarci, farlo così, al telefono, in una trasmissione mi sembrava poco edificante, e mi sembra ancora così, ma più che altro per ricevere gratis il suo album direttamente a casa, ché quelli erano anni punk e di soldi per i dischi non ce n’erano mai abbastanza. Album che arrivò con la dedica e l’autografo, “A Michele e Marina, Luca Madonia”, scritte lungo i bordi della giacca, lì sulla v bianca della camicia, dopo ditemi voi se non è un dandy. O potrei dire meglio di quando ero capo progetto del programma Stasera niente MTV, scritto e ideato con Ambra e che con Ambra allo conduzione intendeva proporre al pubblico di MTV la musica che MTV non avrebbe mai passato, oltre che una idea di intrattenimento che, i numeri questo ci hanno detto, probabilmente al pubblico di MTV niente interessava. Avrei potuto dirvi di come, arrivati all’ultima puntata, dopo aver fatto passare da quelle parti gente come la PFM, Angelo Branduardi, Drupi, Alberto Fortis, Nada, tutti artisti di grande valore che quel pubblico probabilmente neanche aveva sentito nominare, ecco, per l’ultima puntata abbiamo deciso, e anche stavolta uso una prima persona plurale così, un po’ a cazzo, di invitare proprio lui, Luca Madonia, perché non si poteva fare una trasmissione che guardasse alla musica di grande qualità senza fargli suonare Buonumore, lì, su quel palco. Non serve rammentarlo, anche se l’ho fatto, perché non sarò un dandy, questo proprio no, ma credo di avere una voce mia e mia soltanto che dice anche queste cose qui, e le dice in questo modo qui, raccontandovi di Luca Madonia e della sua musica di qualità. Luca Madonia e la sua musica di qualità è ancora qui, oggi come allora. Il tempo passa e neanche gli scombina la pettinatura, perché aveva forse ragione Mauro Pagani a intitolare un suo lavoro Passa la bellezza, ma la bellezza in realtà non passa mai.

Commenti (1):
Mauro Iacoviello

Un articolo veramente malfatto.
Posticipa l’inciso che non arriva mai.
Confuso,ruota intorno alla struttura della prosa senza mai emozionarsi anzi annoiando i.
Dandy?
Mah.
Una percezione estetica discutibile.
Temo che con queste recensioni Madonia resti sconosciuto ai piu’.
Veramente da riscrivere.
Asciugando con umilta’.

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