Nostalgia di Fleabag? Ecco 3 irresistibili serie al femminile per alleviarla

Sorridere, commuoversi, rabbrividire, intenerirsi: si può far questo e anche di più, pur non dimenticando Phoebe Waller-Bridge

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Phoebe Waller-Bridge non ha costruito il suo successo nel giro di una notte. Se oggi la si venera come geniale apripista per una generazione di artiste innovatrici e irriverenti, al debutto della sua Fleabag le opinioni sono state ben più discordanti. La sua attenzione all’indole più sfrontata, audace e intima dell’animo femminile ha dovuto resistere ad accuse di volgarità e talvolta addirittura di oscenità.

Fortunatamente, però, sono bastati pochi anni perché lo spirito straordinariamente onesto e rivoluzionario della sua scrittura e delle sue interpretazioni venisse accolto e celebrato con la giusta dose di entusiasmo. Oggi nessuno riesce a negare l’impareggiabile profondità delle sue riflessioni sulla vita, l’amore, le relazioni umane, né la forza dirompente del suo sfacciato umorismo. Il problema, semmai, è rassegnarsi all’idea che le sue serie – da Crashing a Killing Eve – si siano concluse o debbano terminare nel giro di qualche anno.

In attesa di scorgere la sua impronta nella sceneggiatura del nuovo film di James Bond o scoprire qualcosa in più sul film che pare stia scrivendo, però, possiamo fare la conoscenza di altre donne. Artiste che davanti e dietro la macchina da presa mettono in campo la propria visione onesta, irriverente, talvolta ruvida e dolorosa del mondo per esplorare l’universo femminile, con le sue aspettative e le sue battaglie quotidiane. Non sostituiscono Phoebe Waller-Bridge né Fleabag, ma aiutano ad affrontare la malinconia per un addio dato molto presto, eppure al momento giusto.

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Fleabag
  • Waller-bridge, Phoebe (Author)

Back to Life

Back to Life è una dramedy scritta da Daisy Haggard e Laura Solon, prodotta dalla BBC e di recente acquistata da Showtime per la messa in onda negli Stati Uniti dal 6 ottobre 2019. Racconta di Miri Matteson, una donna trentenne che torna a vivere con i genitori dopo 18 anni trascorsi in carcere. Alle ovvie difficoltà di una vita da ricostruire si somma ben presto l’ostilità dei concittadini, memori della gravità del suo crimine e del tutto contrari alla possibilità di darle un’altra chance.

In questa cornice Miri deve fare i conti con il disprezzo altrui, le difficoltà di riadeguarsi ai ritmi di vita dei genitori, la necessità di dosare il proprio ottimismo e la fiducia nei confronti di chi decide di mostrarle un briciolo di umanità. Proprio come Fleabag, Back to Life evoca con straordinaria vividezza i sentimenti essenziali dell’animo umano. Colpisce al cuore con la cruda realtà del dubbio e del rifiuto e intenerisce con inattesi scampoli di pietà e comprensione. Canta un inno al desiderio di ricominciare, nonostante tutto.

Nel cast di Back to Life: Daisy Haggard (Miri); Geraldine James (Caroline); Richard Durden (Oscar); Adeel Akhtar (Billy); Jo Martin (Janice); Jamie Michie (Dom); Christine Bottomley (Mandy); Liam Williams (Nathan).

Dove guardarla: BBC iPlayer; Showtime (dal 6 ottobre 2019).

This Way Up

This Way Up dimostra brillantemente quanto l’analisi delle esperienze femminili sia diventata cruciale per un certo filone di serie britanniche. Scritta, prodotta e interpretata dalla comica Aisling Bea con l’amica e collaboratrice Sharon Horgan, la serie è un drama di potenza devastante, solo in parte addomesticato da saltuari inserti comici. L’intreccio si snoda attorno alla figura di Aine, trentenne irlandese costretta ad affrontare il brusco ritorno alla vita quotidiana dopo un periodo trascorso in riabilitazione per un crollo nervoso. Al suo fianco soltanto la sorella maggiore Shona, una chioccia in perenne stato di preoccupazione, ma inevitabilmente risucchiata dalle necessità del compagno Vish e da un lavoro manageriale estremamente impegnativo.

Aine prova a riconquistare la propria autonomia insegnando inglese a cittadini stranieri, ma le vere difficoltà che affronta derivano dal solco profondo tra lei e il resto del mondo. La serie trasmette con sconvolgente efficacia la densità soffocante della solitudine che avvolge la protagonista. Aine tenta di dissiparla investendo in relazioni sbagliate, colmando i silenzi e gli imbarazzi con un umorismo arguto ma ai più incomprensibile, provando ad abbracciare una ordinarietà che in fondo non le appartiene. Il risultato è un’osservazione diretta, a volte cruda e a volte empatica, del peso dei demoni dell’animo umano, nonché delle difficoltà di rimettersi al passo con un mondo che procede incurante per la sua strada. Un viaggio breve ma irresistibile, affine a quello compiuto da Fleabag.

Nel cast di This Way Up: Aisling Bea (Aine); Sharon Horgan (Shona); Dorian Grover (Etienne); Tobias Menzies (Richard); Aasif Mandvi (Vish); Indira Varma (Charlotte); Chris Geere (Freddie); Ricky Grover (Tom); Ekow Quartey (James); Sorcha Cusack (madre di Aine e Shona).

Dove guardarla: All 4.

Pure

Acclamata in Regno Unito ma probabilmente troppo radicale per il più conservatore pubblico italiano, Pure sgretola i tabù più solidi sul sesso con una storia che è un monumento al coraggio della creatività. Questa dramedy di Kirstie Swain è frutto dell’adattamento dell’omonimo saggio di Rose Cartwright e fa luce sull’oscuro Pure O, una particolare forma di disturbo ossessivo-compulsivo per cui la mente di una persona è inondata da immagini esplicite relative al sesso, agli omicidi o alla blasfemia.

L’indicibile impatto di questa patologia è traslato nella vita di Marnie, ventenne scozzese che proprio a causa di questo disturbo abbandona la famiglia e si trasferisce a Londra, la metropoli in cui spera che a nessuno importi di lei e dei suoi pensieri. Il suo tentativo di fuga dalle immagini sessuali relative a chiunque la circondi – compresi i genitori e gli animali – si trasforma così in un viaggio al contempo comico e commovente, costellato di relazioni e avventure che riducono le inevitabili distanze create per proteggere sé e gli altri.

Lungi dall’essere una morbosa storia di sesso e trasgressione, quindi, Pure è invece il risultato di minuziose ricerche su una patologia silenziosa e ambigua, causa di dolore e pregiudizi. L’obiettivo, si spera raggiunto, è quello di scatenare riflessioni più ampie e oneste sulla salute mentale e sull’impatto devastante della sofferenza emotiva per giovani e meno giovani. Non più soltanto intrattenimento, dunque, ma uno sguardo illuminante e formativo su un dramma personale che non deve per forza restare tale.

Nel cast di Pure: Charly Clive (Marnie); Joe Cole (Charlie); Kiran Sonia Sawar (Shereen); Niamh Algar (Amber); Anthony Welsh (Joe); Doon Mackichan (Sarah); Tori Allen-Martin (Libby); Jing Lusi (Sef); Eleanor Fanyinka (Nancy); Samuel Edward-Cook (Sam); Justine Mitchell (Connie); Olive Gray (Angus).

Dove guardarla: All 4.

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