Zia Lydia da The Handmaid’s Tale a The Testaments, la redenzione della “serva di Gilead” secondo Ann Dowd

La straordinaria interprete di Lydia Clements riflette su ciò che credeva di sapere del suo personaggio e ciò che ha scoperto leggendo il nuovo libro di Margaret Atwood

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L’episodio di The Handmaid’s Tale 3 dedicato al passato di zia Lydia è stato uno dei più attesi e chiacchierati della stagione. Fin dall’inizio la sua vita è stata fonte di grande curiosità e interesse non soltanto per i fan, ma anche per Margaret Atwood ed Ann Dowd, interprete della stessa Lydia Clements. Non stupisce, quindi, che il seguito letterario pubblicato il 10 settembre continui a esplorare il piccolo universo della serva di Gilead, in alcuni casi confermando e in altri smentendo le ipotesi sulle motivazioni dei suoi comportamenti. Ed è proprio Ann Dowd a svelare alcuni interessanti dettagli sul passato e il futuro di Lydia in un’illuminante intervista a The Hollywood Reporter.

Attenzione, spoiler!

In The Testamentsedito in Italia come I Testamenti – zia Lydia assume il ruolo di principale artefice della caduta di Gilead. Si svela quindi come nel corso degli anni la donna abbia raccolto documenti, video e immagini che intende far circolare per mettere sotto scacco il regime misogino che ha rovesciato gli Stati Uniti.

Questa rivelazione rende più complesso inquadrare zia Lydia alla luce degli eventi narrati nel primo libro – e osservati nelle prime tre stagioni della serie –, ma offre ulteriori sfumature a un personaggio definito un’antieroina, allo stesso tempo una sopravvissuta e la vittima di un trauma, un’assassina e un’opportunista. Come ho potuto comportarmi in maniera così crudele e stupida? Voi non avreste mai fatto cose di questo genere, ma non ne avete mai avuto bisogno, si legge.

Le inattese rivelazioni sul ruolo di zia Lydia hanno sconvolto la stessa Ann Dowd, che per indossarne i panni nella prima stagione ha dovuto trovare dentro di sé delle risposte e dei punti di contatto. Mi ha entusiasmata leggere [ne I Testamenti] ciò che Lydia fa e come lo fa, il modo profondo in cui comprende Gilead e ciò che porterà il regime al collasso. […] Ciò che mi ha sorpresa è il modo in cui si è lasciata coinvolgere da esso. Quando devi interpretare un ruolo come quello di zia Lydia in The Handmaid’s Tale provi a cercare una connessione umana che spieghi in qualche modo perché un personaggio faccia determinate scelte. Io ho immaginato che lei fosse cresciuta in una famiglia estremamente religiosa, educata soprattutto dal padre, e che magari la madre non ci fosse.

In base a ciò che ho immaginato e che ho visto nello splendido episodio scritto da Kira Snyder, la vergogna e l’umiliazione erano cruciali e quindi aveva senso che per non impazzire mantenesse una visione molto limitata del mondo. Vedeva che il mondo andava a rotoli e la percentuale di nascite crollava e allora pensava “Bisognerà fare qualcosa di estremo, altrimenti scompariremo tutti”.

Perché, quindi, si parla di lei come forza di rottura e cambiamento? Leggendo I Testamenti si intuisce come il suo ragionamento sia “Se voglio vivere e sopravvivere in questo mondo non posso limitarmi a fare ciò che devo, ma devo diventare migliore di chiunque altro, così sarò a capo delle altre zie”. La sua mancanza di sentimentalismi è stata un campanello d’allarme per me, come se Margaret Atwood mi dicesse “Sì tesoro, capisco, vuoi umanizzare la sua storia, ma guardiamo in faccia la realtà”. Non so se sarebbe d’accordo con me, ma penso che la decisione di distruggere Gilead, e tutti gli sforzi messi in campo per raggiungere quest’obiettivo, siano per lei una forma di redenzione. Perché a un certo punto in un essere umano comincia a farsi sentire il peso degli atti di crudeltà e dei diritti umani fondamentali negati.

La lettura de I Testamenti ha inoltre convinto Ann Dowd a riconsiderare le sue convinzioni sulla natura religiosa delle motivazioni di Lydia. Zia Lydia è molto realista. Non so se si possa definire atea, ma certo non è religiosa. Credo che pensasse soltanto a sopravvivere e che quindi non volesse affrontato le cose con il cuore e l’anima, ma con l’intelletto. Come se si domandasse “Come faremo a cavarcela? Dobbiamo trovare una strategia”. Immagino che col passare del tempo abbia pensato “[Questo comportamento criminale] non è ciò di cui voi [leader di Gilead] parlavate all’inizio” e che fosse arrivato il momento di mettere la parola fine alla cosa.

In The Handmaid’s Tale non le faceva piacere far del male alle persone, ed è a questo che mi sono sempre appellata: non era una questione di potere. Adesso ne I Testamenti sembra contraddirsi. Prima immaginavo che fosse una parte importante di Gilead non per via del potere ma per il desiderio di vedere dei cambiamenti nel mondo, perché desiderava che quelle giovani donne avessero un rapporto con Dio e cambiassero le loro vite. Adesso credo che avesse cominciato a prender nota di tutto molto presto, e che le servisse per fare qualcosa di concreto e non soccombere.

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I testamenti
  • Margaret Atwood
  • Editore: Ponte alle Grazie

Questo gran numero di nuovi spunti influenzerà il modo in cui Ann Dowd interpreterà zia Lydia nella quarta stagione di The Handmaid’s Tale? È inevitabile, a quanto pare. Mi sono resa conto che la Lydia che ho imparato a conoscere in The Handmaid’s Tale non è così diversa da quella de I Testamenti, e quindi questo non può che influire sul modo in cui la interpreterò in futuro. […] Alla fine della terza stagione molte ragazzine hanno lasciato Gilead; la nostra risorsa migliore e più pura è stata portata via, e Lydia penserà che avrebbe dovuto fare qualcosa a riguardo. Credo che la sua prospettiva cambierà e inizierà a pensare in modo sottile ma significativo a ciò che il futuro potrebbe riservarle e il ruolo che lei ricoprirà in esso. Quindi penso che [il libro e la serie] si collegheranno molto, molto bene.

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