The Rider – Il Sogno Di Un Cowboy, racconta di come si diventa uomini nel South Dakota. Una storia vera

Un film a cavallo e a cavallo di generi diversi: Non un western, ma una storia del nuovo e vero west

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Per un cowboy è diverso, noi cavalchiamo il dolore”. Sono le parole dell’amico di Brady Blackburn, sussurrate attorno ad un falò nel deserto e racchiudono il senso del film di Chloé Zhao. The Rider – Il Sogno Di Un Cowboy, racconta di come si diventa uomini nel South Dakota. E’ un storia vera e potente che ruota attorno alla vera famiglia di Brady.

Nel film il suo cognome è Blackburn, proprio come i cavalli Blackburn, ma fuori dal campo della macchina da presa, il suo vero nome è Brady Jandreau. Si tratta di un ragazzo americano innamorato dei cavalli e del rodeo. Nel 2016 ha realmente subito un delicato intervento chirurgico ed è stato indotto in coma farmacologico, dopo esser stato disarcionato e preso a calci alla testa da un cavallo durante un rodeo.

Brady Jandreau

A seguito di quell’incidente, le direttive dei medici sono state inequivocabili: i tempi dei rodei sono finiti. Brady non può più salire su un cavallo.

Il video dell’incidente di Brady su youtube e che la regista mostra nel film, è tuttora visibile sulla piattaforma. Sono reperibili in rete anche le immagini delle performance del suo amico Lane Scott, divo assoluto del rodeo, fino all’incidente d’auto che lo porterà sulla sedia a rotelle.

The Rider – Il Sogno Di Un Cowboy sembra fotografare il periodo dove tutto è già avvenuto: l’incidente e la riabilitazione. Eppure il cambiamento e il percorso che porteranno Brady ad avere piena consapevolezza di sé, sono proprio in questo periodo di transizione.

Sono quattro i protagonisti del film immortalati della regista cinese trapiantata negli U.S.A. Chloè Zhao: la famiglia di Brady, i cavalli, le albe e i tramonti del South Dakota.

La Zhao ha incontrato Brady durante le riprese di un altro suo film: SONGS MY BROTHERS TAUGHT ME e dopo l’incidente gli ha proposto di diventare il protagonista del suo nuovo lungometraggio: un racconto di formazione non un western come ci si aspetterebbe dal titolo.

L’85% della storia rispecchia la vita e gli affetti di Brady. Nella realtà la madre è ancora viva e Brady ha una moglie ed una figlia, tutto il resto è vero.

Il rapporto con il padre è conflittuale, ma non mancano le dimostrazioni di affetto e di cura del genitore nei confronti di Brady e della sorellina Lily, un’adolescente fragile con disturbo da spettro autistico, alla quale Brady è fortemente legato. E’ proprio il senso di responsabilità che sente nei confronti della sorella ad incoraggiare e scoraggiare Brady nella scelta di tornare a competere nei rodei. Il giovane cowboy è in perenne conflitto tra la voglia di seguire i suoi sogni a cavallo e i rischi che questo comporterebbe.

Nel periodo di riabilitazione Brady lavorerà come commesso di un supermarket e addestrerà cavalli per altri. Senza la sua sella e il suo cappello però si sente perso. La scena del ferimento del suo nuovo cavallo Apollo e di ciò che ne conseguirà provoca emozioni forti tra gli spettatori.

Il film risulta a tratti poco veloce e i concetti sembrano essere ripetuti più volte, ma i colori delle albe e dei tramonti rosa del Dakota restituiscono un tocco di magia al lavoro della Zhao, che sembra volerci lasciare il tempo per riflettere e assimilare prima di lasciare la sala.

“Per un cavallo lo scopo è correre nella prateria, per un cowboy è cavalcare”. E’ una delle ultime battute di Brady. Per conoscere la sua scelta non resta che andare al cinema.

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