Il dramma e la paranoia di Seberg a Venezia 76, Kristen Stewart è la diva triste della Nouvelle Vague (recensione)

Kristen Stewart è Jean Seberg a Venezia 76, thriller politico sull'icona della Nouvelle Vague e il filo sottile tra privacy e vita pubblica: la recensione

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Il volto esausto e il corpo in fiamme di Jean Seberg aprono il film sulla diva inquieta, icona della Nouvelle Vague degli anni Settanta. Seberg a Venezia 76 tenta di rispondere alle domande intorno all’attrice nell’anno del quarantennale della sua morte; la star si tolse la vita a soli 41 anni, dopo una vita costellata da instabilità e fragilità emotiva che la portarono alla conseguente autodistruzione.

Kristen Stewart incarna lo spirito dell’attrice di Fino all’ultimo respiro in un dramma politico il cui filo conduttore è la paranoia in quella linea sottile che separa la privacy dalla vita pubblica. Benedict Andrews si cimenta in un secondo film semi-biografico, concentrandosi sull’animo irrequieto di una diva perseguitata e insicura. La Stewart, ormai lontana dall’adolescente innamorata di un vampiro nella saga di Twilight, è ormai lanciata verso ruoli impegnativi, quasi cercasse ancora di scollarsi di dosso quel ruolo che l’ha lanciata nell’olimpo di Hollywood.

Siamo nel 1968. Su un volo della Pan Am, la strada di Jean Seberg si incontra con quella di Hakim Jamal, militante delle Pantere Nere, movimento afroamericano nato sulla scia di Malcolm X. In parallelo, i federali sono sulle tracce del leader di colore e inevitabilmente anche Jean finisce nel mirino dell’FBI. La Jean Seberg di Kristen Stewart è una giovane attrice appena affermata (la diva diventò famosa solo dopo due film) ma che non si accontenta; Jean vuole far parte di una rivoluzione che ha il volto di Hakim Jamal.

Sullo sfondo vi è la cornice dell’America razzista e maschilista, dove non manca l’emancipazione femminile rappresentata dall’eterea moglie di Jack Solomon, l’agente dell’FBI incaricato di sorvegliare Jean e Hakim. Il gioco del gatto col topo assume toni da thriller politico, ma senza scendere ulteriormente nei dettagli. Si parla del Cointelpro, un programma speciale che prevedeva la persecuzione di un soggetto, portandolo alla morte. Andrews non si sofferma sull’aspetto di spionaggio, un elemento che avrebbe caratterizzato meglio il contesto sociale dell’epoca e che viene invece esplicitato nella frase Questo Paese è in guerra con se stesso. La paura del conflitto armato (quello in Vietnam) e l’isteria di massa si riflettono nelle paranoie di Jean, una donna che voleva solamente essere ascoltata. Kristen Stewart abbandona il suo corpo nel momento in cui deve dare sfogo ai sentimenti negativi della diva infelice, dando probabilmente prova del suo talento in ruoli drammatici ed estenuanti. Più statuario invece Anthony Mackie nei panni del carismatico leader Hakim Jamal.

Jean Seberg è morta lasciando un alone di mistero, e con Seberg a Venezia 76, il regista non sembra intenzionato a fornirci alcuna soluzione all’enigma, alimentando quell’aura che ancora oggi la rende immortale.

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