La Rivincita Delle Sfigate, una brillante commedia al femminile sull’adolescenza

Olivia Wilde firma un ritratto d’ambiente scolastico su due studentesse modello che, giunte al diploma, capiscono di essersi perse qualcosa. Un film “tutto in una notte” sulle ansie dei post-millennials.

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Non aiuta il titolo italiano, La Rivincita Delle Sfigate, che fa esattamente quello che il film d’esordio da regista dell’attrice Olivia Wilde (nota soprattutto per The O.C. e Dr. House) pone come suo tema centrale, ossia non commettere l’errore di incasellare le persone in una categoria predeterminata.

Il titolo originale infatti è Booksmart, “secchione”, “topi da biblioteca”, che corrisponde più fedelmente a quel che sono le due protagoniste, Amy e Molly (Kaitlyn Dever e Beanie Feldstein), studentesse liceali modello, poco appariscenti e certamente non le ragazze più popolari della scuola. Negli anni delle superiori si sono dedicate soltanto allo studio, motivate da obiettivi di successo e impegno – Molly mira a diventare la più giovane giudice donna della Corte Suprema, Amy ha già le valigie pronte per un’esperienza in Botswana, dove aiuterà le donne del luogo a fabbricare assorbenti igienici. Insomma tutto lavoro, tanta ansia da prestazione e niente divertimento.

Lo sconcerto è totale quando si rendono conto che i compagni di classe, che apparentemente hanno perseguito un programma esattamente contrario – solo baldoria e zero studio – hanno ottenuto gli stessi risultati, accedendo alle più prestigiose università del paese, Yale, Harvard, Stanford. Il programma di Molly, con l’usuale determinazione, diventa quello di recuperare il tempo perduto e partecipare, la sera prima della cerimonia del diploma, alla festa organizzata dal ragazzo più popolare della scuola. Ma le due ragazze, escluse dai giri giusti, non sanno nemmeno dove si svolga il party. Quindi la loro rocambolesca notte sarà una lunga ricerca da una festa sbagliata all’altra, con incontri bizzarri – quello col preside della scuola che arrotonda il magro stipendio facendo il tassista – e rivelazioni che permetteranno di riassestare il loro modo di vedere la realtà, perché per la prima volta accetterranno di osservarla da una prospettiva diversa.

La Rivincita Delle Sfigate è una commedia al femminile diretta da una donna e scritta da quattro sceneggiatrici. Forse anche per questo, rispetto a film consimili al maschile, ha un tono meno demenziale, a parte qualche accenno di umorismo pecoreccio. Per il resto rientra nel genere di film scolastico e adolescenziale, in cui la grande apprensione è sempre relativa all’identità: cosa pensiamo di noi stessi e, soprattutto, cosa gli altri pensano di noi. Il meccanismo del racconto mira allo scardinamento delle etichette con cui vengono presentati in apertura i personaggi. E l’avventura notturna è il dispositivo attraverso cui le ragazze sono spinte a riconsiderare i pregiudizi, affrontare le paure – per Amy legate a un’omosessualità dichiarata ma non vissuta – e mitigare l’atteggiamento giudicante – Molly, la cui ambizione sembra più diretta contro gli altri che verso sé stessa.

Intorno alle protagoniste si muove una fauna multiforme: il ragazzo ricco ma introverso che cerca di farsi degli amici esibendo il proprio denaro, il bello fatuo e impossibile, la poco di buono, l’artista sensibile. Con loro, sullo sfondo ma non troppo, gli adulti, di cui s’intuiscono inquietudini non così diverse da quelle dei post-millennials, aggravate da un incipiente senso di fallimento.

A ogni personaggio il film a poco a poco toglie la buccia esterna mostrando, attraverso gli occhi di Amy e Molly, chi sono realmente. Il racconto si concede alcune trovate graffianti. Le due ragazze prima finiscono in una festa a tema in cui ogni invitato interpreta un personaggio dal copione definito – esplicitando quello che ognuno fa già nella vita quotidiana, recitare una parte. Poi, in preda agli allucinogeni, Amy e Molly si vedono come due barbie, incarnando letteralmente lo stereotipo cui si sono sempre ribellate, scoprendo però quanto sia attraente.

“Nessuno in tutta la scuola mi conosce davvero”, confessa in un momento di disarmata sincerità il giovane miliardario, che sembra stupido ed è invece solo spaventato. Tutto il film si muove lungo questo processo di ribaltamento delle etichette. E se nel ritmo si guarda ai film scolastici dell’ultimo decennio, per il tema il modello è più un classico degli anni Ottanta, Breakfast Club di John Hughes, in cui dei ragazzi costretti per punizione a stare insieme fuori dell’orario scolastico scoprono, mostrandosi con autenticità, che nessuno di essi corrisponde alla propria immagine consolidata.

Il limite di La Rivincita Delle Sfigate sta nel non riuscire a svincolarsi dai meccanismi tipici del genere: uso invasivo e didascalico delle musiche, tuffi esistenziali in piscina, confessioni esplicite, obbligatorio lieto fine a certificare la nuova consapevolezza acquisita. Così, dal punto di vista della forma narrativa, rientrano dalla finestra quegli stereotipi che il racconto, comunque brillante, ha cercato di cacciare fuori dalla porta.