In The Handmaid’s Tale 3×12 si allunga la scia di morte, sacrifici e tradimenti in vista del finale di stagione (recensione)

Una serie di situazioni al limite del paradossale scuotono il penultimo episodio della terza stagione

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The Handmaid’s Tale 3×12 raccoglie il testimone dall’esaltante episodio della scorsa settimana e apre sull’ansia generale per il destino del comandante Winslow. La moglie affranta è in casa dei Lawrence insieme a Eleanor e alla signora Putnam, mentre i rispettivi mariti discutono dello sconvolgente fatto del giorno: Fred e Serena sono stati arrestati in Canada.

June ne è profondamente colpita, ma è solo quando gli ospiti lasciano la casa che può abbandonarsi a un pianto di gioia. Tirati su, le dice Joseph Lawrence. Fred e Serena sono fritti e tu l’hai fatta franca, tutto sommato non è una brutta giornata. E a renderla ancora migliore arriva l’ok di Billy al piano di salvataggio per i bambini.

I Waterford, intanto, sono ancora in custodia. Serena vista Fred, lui la bacia, l’abbraccia e le promette che farà in modo di tenerla al sicuro. Devi salvare te stesso, adesso, risponde però lei. Io starò bene. E a quel punto è chiaro cos’abbia voluto dire. Fred comprende così di essere stato tradito e dà finalmente sfogo ai veri sentimenti nei confronti della moglie. Ruota sempre tutto intorno a te, a ciò che vuoi, a ciò di cui hai bisogno. Provo pena per quel bambino che si ritrovi te come madre.

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Il tradimento, però, sembra assicurare a Serena ciò che vuole. In The Handmaid’s Tale 3×12 ritrova infatti la piccola Nichole, accompagnata da Moira per una visita di un’ora in presenza di un’assistente sociale. La piccola piange a dirotto – è l’ansia di trovarsi con un’estranea, le fa notare la donna – e Serena prova a calmarla. La mamma è qui, dice, ma l’assistente le raccomanda di non usare quella parola.

Negli stessi istanti Luke chiede di incontrare Fred. I due si ritrovano da soli per la prima volta e l’atmosfera si scalda molto in fretta. Marcirai in questa cella sapendo che tua moglie ti ha tradito, commenta un amareggiato Luke. E tua moglie, invece?, risponde Fred. Se anche tornerà non sarà più la June Osborne che hai conosciuto. Gilead l’ha cambiata. Io l’ho cambiata. E, prevedibilmente, il colloquio termina con un pugno in faccia di Luke al rivale.

A Gilead, intanto, gli eventi prendono una piega inattesa. June porta un vassoio con la cena in camera della signora Lawrence, e le bastano pochi secondi per capire che la semi-incoscienza della donna è dovuta a un’overdose di farmaci. La prima reazione di June è quella di scuotere la donna, provare a svegliarla, tornare sui suoi passi per chiedere aiuto. Dopo pochi istanti, però, la si vede riflettere sulle eventuali conseguenze di quella decione e decidere così di lasciare la stanza e fingere di non essersi accorta di nulla.

La moglie del comandante, d’altronde, aveva vissuto una giornata parecchio difficile. Aveva messo più e più volte a rischio il piano di June, prima provando a coinvolgere i figli di altri comandanti, poi lasciandosi sfuggire qualche parola sulla possibilità di un viaggio e della salvezza davanti alla moglie di Winslow. Colpita dalla consapevolezza dei propri errori e dalla convinzione di non potersi mai lasciare davvero Gilead alle spalle, Eleanor compie dunque l’estremo gesto. Da qui il titolo dell’episodio, Sacrifice.

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A questo punto The Handmaid’s Tale 3×12 sembra sollevare nuovi, silenziosi interrogativi sullo stato della missione di June. La morte di Eleanor farà desistere Joseph? La fuga dei Waterford porterà alla chiusura delle frontiere? L’azione del comandante Lawrence scongiura però questo pericolo. Il confine resterà aperto, dice a June. È dura fare la voce grossa con un uomo in lutto, persino per loro.

L’episodio si conclude con il funerale di Eleanor. Lo sguardo di Joseph Lawrence tradisce il dolore, e nell’occhiata rivolta a June si apre a un misto di dubbio e incredulità. Che nell’espressione colpevole della donna abbia colto una rivelazione del suo gesto?

The Handmaid’s Tale 3×12 si muove dunque verso il finale di stagione a piccolissimi passi. Il senso di soddisfazione provato al momento dell’arresto di Fred e Serena sembra già svanito: i due sono detenuti in quello che sembra un hotel di lusso e non una prigione. Le loro camere sono spaziose e arredate con gusto secondo ispirazioni un po’ scandinave, un po’ orientali. Non devono far nulla, se non trascorrere il tempo osservando lussureggianti bonsai o informandosi sulle ultime dal mondo.

Altrettanto surreale è che Moira e Luke accettino di lasciare a Serena la piccola Nichole, anche se solo per un’ora. Considerata la brutalità con la quale i bambini sono concepiti a Gilead, l’intera operazione viene condotta con un’incomprensibile normalità. L’unica a riflettere ciò che chiunque penserebbe in una simile circostanza è Moira. È lei a cogliere l’occasione di ricordare a Serena come siano andate veramente le cose a Gilead; la informa di essere stata stuprata e maltrattata da Fred e la accusa di essere lei la vera traditrice del genere.

Sono solo pochi istanti di condivisibile odio e repulsione, certo non sufficienti a compensare l’inesplicabile benevolenza mostrata da Tuello nei confronti di Serena. La speranza è che la giustizia valga anche per lei, a un certo punto; sarebbe altrimenti assurdo e disgustoso vederle lasciare la prigione in nome di un non meglio precisato accordo. Per quanto a inizio stagione sembrasse lontanamente possibile provare per lei un vago senso di pena, resta comunque inaccettabile il pensiero che una delle principali artefici degli orrori del regime riesca semplicemente a farla franca.

Infine, The Handmaid’s Tale 3×12 presenta la morte di Eleanor Lawrence come il risultato dei freddi calcoli di June. A una prima analisi la sua decisione di non chiedere aiuto dopo aver compreso la gravità della situazione sembra dipendere dal desiderio di non rinunciare al piano di fuga. In realtà, però, sarebbe vero il contrario. Joseph Lawrence accetta di lasciare Gilead per portar via la moglie, ed è proprio la morte della donna a rischiare di mandar tutto in fumo. O quantomeno far vacillare lo stesso Lawrence.

Bisogna poi considerare il lato umano della faccenda. Pur nella sua fragilità, Eleanor Lawrence è stata una delle poche donne davvero legate a June: a lei ha mostrato la sua gentilezza e svelato i documenti segreti del marito. Per lei ha messo a rischio la propria sicurezza cosicché June riuscisse a vedere Hannah.

Il fatto che June sia riuscita a segnarne le sorti in modo così lucido – avvertendo solo dopo il peso del proprio gesto – dimostra ancora una volta come Fred Waterford avesse ragione, in fondo: June non è più la stessa donna. Ovvio, certo, e anche inevitabile. Ma se l’uccisione di Winslow è giustificata e anzi liberatoria, l’inerzia dinanti alla morte di Eleanor Lawrence è il frutto marcio di una decisione profondamente ingiusta.

L’attesissimo finale di stagione è a una sola settimana di distanza. Ecco dunque il promo di The Handmaid’s Tale 3×13.

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