Fast & Furious – Hobbs & Shaw, un fuoco di fila di battute e scene d’azione con la strana coppia Johnson e Statham

Il primo spin-off di Fast & Furious dà esattamente quello che promette, un grande spettacolo ludico tra risate e sequenze spericolate. Un film scacciapensieri

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Uscita programmata il 2 agosto negli Stati Uniti e l’8 nel resto del mondo per Fast & Furious – Hobbs & Shaw. Risultato, già 200 milioni di dollari incassati e costi produttivi coperti per quello che si preannuncia come il vero blockbuster dell’estate. Non potrebbe essere altrimenti, per il primo spin-off di uno dei franchise più redditizi di sempre, che ha superato la soglia dei 5 miliardi di dollari d’incasso globali. Stavolta però di Dominic Toretto/Vin Diesel nemmeno l’ombra, perché i grandi protagonisti sono due personaggi che nel precedente episodio, l’ottavo della serie, avevano dimostrato una perfetta chimica, ossia Dwayne Johnson (Luke Hobbs) e Jason Statham (Deckard Shaw).

Che i due filino d’amor e d’accordo – sebbene apparentemente non facciano altro che litigare, ma è solo un minuetto – è chiaro sin dalla prima sequenza, con lo schermo diviso in split screen con i protagonisti in due luoghi agli antipodi che fanno esattamente le stesse cose, in perfetta sintonia appunto, con una coreografia visiva quasi da musical. Considerato tra l’altro che Hobbs vive negli Stati Uniti e Shaw è un londinese doc, ci si chiede se, tra le tante suggestioni e riferimenti per la costruzione della strana coppia, gli autori non abbiano pensato pure ad Attenti A Quei Due, la storica serie tv con Tony Curtis e Roger Moore, in cui i due personaggi provenienti da America e Inghilterra nella sigla iniziale venivano mostrati esattamente allo stesso modo, con lo schermo diviso in due.

Naturalmente, essendo Fast & Furious – Hobbs & Shaw il più classico dei buddy movie, i riferimenti e le citazioni di altre coppie saltano subito all’occhio, tra cui anche quella italianissima di Bud Spencer e Terence Hill, con l’Hobbs oversize che mangia pantagruelici piatti di frittelle modello Bud e dall’altro il più scattante Shaw. In cabina di regia c’è lo specialista David Leitch, ex stuntman che ha dalla sua non solo la coregia, non accreditata, del primo John Wick, ma soprattutto, ed è la cosa che più ci interessa, quella di Atomica Bionda e di Deadpool 2.

E da qui origina sia la propensione al tono molto ridanciano che tiene in equilibrio costante l’azione con una interminabile raffica di battute, sia la presenza di un ruolo femminile molto rilevante, vero terzo incomodo che s’incunea nel duetto dei protagonisti, nientemeno che la sorella di Shaw, Hattie (Vanessa Kirby), non meno atomica della Charlize Theron dell’altro film e pure fisicamente esemplata su di lei – anche se quel film, va detto, aveva un tono più serio.

Fast & Furious – Hobbs & Shaw
Vanessa Kirby è Hattie Shaw, il terzo incomodo nella strana coppia Hobbs e Shaw

Fast & Furious – Hobbs and Shaw dà esattamente quello che promette: la storia è quello della solita organizzazione che intende diffondere nel mondo un virus batteriologico letale. L’agente dell’M16 Hattie se l’è inoculato in vena e adesso la corsa contro il tempo dei due eroi è duplice: da un lato evitare che il virus uccida la ragazza, dall’altro sottrarla alle grinfie dei cattivi, guidati dallo spietato Brixton (Idris Elba), una specie di Terminator – o se preferiamo una citazione vintage, l’uomo da sei milioni di dollari – superuomo tecnologicamente aumentato e praticamente indistruttibile.

Un ingrediente irrinunciabile di questo genere di film, che hanno alle loro spalle sempre il modello James Bond, è il continuo cambio di location, per cui i protagonisti saltabeccano tra Stati Uniti, Londra, Russia, Samoa. Gli sceneggiatori Chris Morgan e Drew Pearce (quest’ultimo al cinema in questi giorni anche con una sua regia, Hotel Artemis) cucinano un action che non ha veramente un attimo di sosta, se non in qualche siparietto comico anche troppo protratto. E va detto che soprattutto la lunga sequenza finale alle Samoa si concede trovate che divertiranno gli appassionati, in linea con lo stile davvero reboante di Fast & Furious.

Ed è assolutamente in linea col franchise anche il peso del ruolo della famiglia, parola passe-partout della serie che Dominic Toretto usa continuamente. Allora anche qui entrambi i protagonisti sotto i bicipiti mostrano i sentimenti: Shaw richiamato all’ordine dalla presenza della sorella (e della madre Helen Mirren); Hobbs obbligato a riaprire ferite vecchie di vent’anni tornando al paradiso perduto di famiglia delle Samoa. Dove si conferma il vecchio adagio della serie: e cioè che a far la differenza non sono le diavolerie tecnologiche, ma il cuore e i legami veri.