Operazione Sottoveste, stasera in tv la satira antimilitarista con Cary Grant, Tony Curtis e un sottomarino rosa

Alle 21.15 su La7 la commedia satirica del maestro Blake Edwards. Un fuoco di fila di gag graffianti servite da due protagonisti in grande spolvero

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Alla voce satira antimilitarista Operazione Sottoveste di Blake Edwards occupa un posto di rilievo. È nel 1959 uno dei primi film della storia del cinema americano che si prende la licenza di mescolare liberamente genere bellico e commedia, con battute divertentissime che esplodono improvvise nel bel mezzo di scene d’azione apparentemente serissime.

Fino ad allora c’erano stati molti film antimilitaristi, dal classico All’Ovest Niente di Nuovo di Lewis Milestone (1930) al pacifismo de L’Arpa Birmana di Kon Ichikawa, sino a quel durissimo apologo sulla razionalità perversa della guerra che è Orizzonti di Gloria (1957) di Stanley Kubrick. Ma si trattava, appunto, di film d’impianto inequivocabilmente serio. Nessuno fino ad allora s’era concesso il lusso di metterla sullo scherzo, tranne che nel sottogenere “film sui marmittoni”, dove però a essere presa in giro non è la vita militare, quanto quei buffi personaggi che sono i militari di leva.

Con Operazione Sottoveste cambia la musica. E il film darà la stura a un vero e proprio genere con frutti subito maturi, dal grottesco capolavoro de Il Dottor Stranamore (1964) ancora di Kubrick al paradossale elogio della codardia Tempo Di Guerra, Tempo D’Amore (1964) di Arthur Hiller, sino al film antimilitarista (e antihollywoodiano) per definizione, M.A.S.H. (1970) di Robert Altman.

Operazione Sottoveste
Una foto di scena del film con Cary Grant e Tony Curtis

Operazione Sottoveste è anche il primo enorme successo di quel maestro della commedia che è Blake Edwards, purtroppo oggi sottovalutato. Questo film ne mise pienamente in luce il talento sulfureo, elegante ma sottilmente sovversivo, capace di inoculare in titoli apparentemente di cassetta uno spirito caustico e non conciliato – un dato anche caratteriale, che nel tempo gli avrebbe creato non pochi problemi e contrasti con produttori che gli rovinarono, e rimontarono, più di un film. Successivamente il suo approccio non convenzionale al cinema divenne manifesto, grazie alla serie della Pantera Rosa, allo spirito anarchico di Hollywood Party (1968), a quel livoroso attacco frontale alla fabbrica dei sogni che è S.O.B. (1981), grandiosa presa in giro del sottobosco hollywoodiano in cui si vede la virginale fidanzatina d’America Julie Andrews (moglie di Edwards), trasformata in una regina del porno (!).

La dissacrazione in Operazione Sottoveste assume toni ancora garbati ma, a ben guardare, inequivocabili. A dissimularne l’estremismo contribuisce la presenza del più raffinato e proverbialmente elegante comedian di Hollywood, Cary Grant, l’ammiraglio Sherman che a inizio film vediamo fare visita all’USS Sea Tiger, un sottomarino in procinto di essere demolito, che guidò durante la Seconda Guerra Mondiale. E subito parte il flashback, col comandante alleggerito dalla magia del cinema d’una quindicina d’anni e catapultato nel bel mezzo della guerra, desideroso di dare il suo contributo alle attività belliche. Purtroppo, intenzioni eroiche a parte, le cose non è che procedano così bene: Sherman invece di battagliare col nemico è costretto a vedersela con la burocrazia militare, compilando scartoffie per chiedere fornitura di quella che l’amministrazione restituisce al mittente definendola “materiale sconosciuto” – stiamo parlando di carta igienica.

Giunge in soccorso il sottotenente di vascello Nick Holden (un Tony Curtis in grande auge, quello è l’anno in cui interpretò anche A Qualcuno Piace Caldo). Non è il tipo dell’eroe: a lui, di umili natali, la divisa è servita per aprirgli le porte dell’alta società, con comparsate sui rotocalchi accanto alle figlie di buona famiglia. L’unica cosa che gli interessa è partire il prima possibile. E allora, dato che è un “uomo di idee”, si mette a disposizione del comandante Sherman, procurando, per vie diciamo così non ufficiali, tutti i materiali indispensabili al varo del sommergibile.

A cosa serve la divisa: lezioni di vita del sottotenente Holden

Operazione Sottoveste è la storia di un patto col diavolo tra un onesto militare e un gaglioffo matricolato. Ma è anche un irresistibile romanzo di formazione sul vero senso della vita, che Sherman scrive ogni giorno sul suo diario di bordo. Non il libro dei sogni sulla vita come dovrebbe essere, ma il più modesto e onesto resoconto della vita per come è. Ed è un libro esilarante ed educativo, in cui ogni pagina sembra un inabissamento nella nostra inadeguatezza e nei necessari compromessi tra aspettative ambizioni e risultati con cui quotidianamente si deve venire a patti. Pur di partire e poter fare la sua guerra il comandante Sherman sarà disposto a far tinteggiare il sottomarino di un inqualificabile color rosa, di usare biancheria femminile per far funzionare lo stantuffo della pompa idraulica e persino, altra trovata dell’ineffabile Holden, accogliere sull’imbarcazione delle donne, ufficiali dell’United States Army Nurse Corps, con le conseguenze che si possono immaginare.

Operazione Sottoveste
Il proverbiale sottomarino rosa di Operazione Sottoveste

Operazione Sottoveste non si concede l’attacco frontale antimilitarista e smussa le asperità incartandola nella leggerezza soffusa della commedia di costume. Ma alcune gag deflagrano con forza satirica graffiante. Come l’impagabile sguardo interrogativo che Sherman rivolge al marinaio Hornsby scelto per una missione suicida – non rovineremo la sorpresa a chi non ha visto il film. Oppure il lancio dei missili verso una nave che, per colpa della tenente Crandall – che ha le misure di Jayne Mansfield e una sbadataggine alla Jerry Lewis – si trasforma nell’affondamento di ben altro (non diremo cosa). Ed è in quel punto esatto in cui l’atto di eroismo si ribalta nella sua presa in giro che Operazione Sottoveste trova il suo spirito corrosivo e il ritmo d’una commedia che, a sessant’anni di distanza, è invecchiata pochissimo. Vedetela e rivedetela stasera, anche come un invito a riscoprire Blake Edwards, al di fuori di quei due, tre titoli, come Colazione Da Tiffany, per i quali è ancora troppo sommariamente ricordato.