The Handmaid’s Tale 3×10 rialza la testa in nome dei “bambini rubati di Gilead” (recensione)

La serie si riappropria delle brutali dinamiche della prima stagione ma sembra finalmente pronta a fare dei sostanziali passi in avanti

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Dopo l’asfissiante intermezzo ospedaliero di Heroic, The Handmaid’s Tale 3×10 riporta June negli oscuri meandri di Gilead con un episodio che riecheggia la ritualità brutale della prima stagione e al contempo solleva nuove ipotesi di ribellione.

Witness si avvia con il ritorno di June a casa dei Lawrence. Basta un passo in soggiorno per avvertire un’aria di cambiamento che va ben oltre l’arredamento della stanza. Durante la sua assenza, infatti, Fred ha approvato dei regolamenti che impongono a tutte le famiglie di Gilead di adeguarsi agli standard di Washington. Prima di capire in cosa consistano, però, June scopre come la rete clandestina delle marta abbia stabilito di non far prendere i farmaci alla signora Lawrence, motivo per cui la donna vive giorni di profondo disagio e squilibrio.

June, ancora profondamente provata dal periodo trascorso al fianco di Ofmatthew, non pensa che al suo nuovo piano, mandar via da Gilead il maggior numero possibile di bambini. Prima chiede aiuto all’ancella Alma, secondo cui questo è il modo migliore per farsi uccidere. Poi insinua nella mente del comandante Lawrence la possibilità di mandar via la moglie perché possa ricevere le giuste cure. Infine si rivolge alla stessa Eleanor Lawrence, la quale non ha alcun problema a rivelarle che le informazioni sui bambini di Gilead sono raccolte in alcuni dossier riposti in cantina.

È così che June scopre il destino dei piccoli partoriti dalle ancelle: Caleb, figlio di Janine, è morto in un incidente d’auto, altri sono stati trasferiti, tutti sono cresciuti. Perché sono passati cinque anni dall’avvento di Gilead, e in un periodo così lungo i bambini hanno compiuto i primi passi, hanno vissuto, sono persino morti lontani dalle loro madri. Questa consapevolezza solidifica le motivazioni di June e la possibilità di servirsi dei Lawrence per trasformare il suo piano in realtà.

The Handmaid’s Tale 3×10 svela inoltre le nuove ambizioni dei Waterford. Fred mostra le ancelle al comandante Winslow, mentre zia Lydia lo informa sulle ultime statistiche relative alla natalità. La sua, ad ogni modo, non è una visita di piacere. Dopo le insistenze di Fred, infatti, anche Winslow è convinto della necessità di assicurarsi che in tutte le famiglie si seguano i precetti di Gilead. I due uomini, Serena, zia Lydia e un dottore si dirigono quindi verso casa dei Lawrence e obbligano il comandante a eseguire la cerimonia, aspettando in soggiorno per esser certi che l’atto sia stato consumato davvero.

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Tanto Joseph quanto Eleanor Lawrence sono atterriti all’idea. La donna piange disperata e accusa il marito di averla tradita: le aveva promesso che non avrebbero mai dovuto fare una cosa del genere. E lui stesso mostra di essere profondamente turbato. Ha aiutato a creare il sistema, gli fa notare June. Credeva davvero che non le avrebbero presentato il conto, al momento opportuno? Lo sguardo di Lawrence tradisce ora un’improvvisa comprensione della sofferenza causata da quella barbarie.

Sembra non essere in grado di andare avanti, ma in uno scambio straziante June si vede costretta a dargli dei consigli. Lei non è lei, io non sono io, lo incoraggia con apparente rassegnazione. È una transazione, e poi è tutto finito; e in effetti pochi istanti dopo ciascuno di loro può tornare in soggiorno. Prima di andare via Fred le chiede se stia bene, e June risponde di sì. Voglio dire, almeno non eri tu, commenta colpendo un nervo scoperto.

Serena, intanto, sembra aver ritrovato una certa lucidità. Dopo il dolore e la sofferenza, in The Handmaid’s Tale 3×10 non mostra alcun segno di risentimento nei confronti di June per l’attacco subito in ospedale. Arriva persino a ipotizzare che il rituale imposto ai Lawrence possa essere un po’ estremo.

Le sue vere preoccupazioni sono rivolte al destino di Nichole. In una delle scene conclusive dell’episodio la si vede affrontare Fred e accusarlo di essere stato egoista per aver dato priorità alle sue ambizioni personali rispetto alla situazione della bambina. Non è più disposta ad accettarlo, e così svela al marito di aver conosciuto un americano disposto ad aiutarli in cambio della loro collaborazione. Mostra quindi il cellulare ricevuto prima del rientro dal Canada, e lo sguardo di Fred si rivela al contempo sorpreso e carico di dubbi.

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Move the point, Serena.

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The Handmaid’s Tale 3×10 torna infine in casa dei Lawrence, dove l’umiliazione del comandante è ormai palese. Finalmente consapevole della devastazione causata da regole e rituali che lui stesso ha contribuito a imporre, lo si vede perfino dare degli anticoncezionali a June e prometterle di trovare un furgone perché possa far mandar via la moglie da Gilead. Approfittando della sofferenza dell’uomo June lascia intendere che potrebbe andar via anche lui. Gli basterebbe offrire al Canada qualcosa di importante: i bambini. I bambini rubati di Gilead. Sarei un eroe, commenta lui prima di lasciare la stanza.

La mossa successiva è aggiornare le altre ancelle sull’inatteso passo in avanti di una missione inizialmente irrealizzabile. June dà loro alcune informazioni sui figli perduti, e così Alma e Janine finiscono per lasciarsi coinvolgere. Di ritorno a casa June trova il tavolo della cucina coperto di cestini di muffin: è l’inatteso delle marta al piano di mandar via i bambini da Gilead.

The Handmaid’s Tale 3×10 sembra quindi voler intraprendere una nuova strada, che sia per chiudere i conti nei prossimi tre episodi o per aprire altre porte in vista di un possibile rinnovo. Anzitutto Witness recupera un tema chiave della prima stagione, ossia l’uso della cerimonia per cementare l’ideologia di Gilead e appianare ogni possibile dissenso.

A differenza del passato, però, la transazione fra June e Joseph Lawrence ha luogo al di là dell’occhio della macchina da presa. Se da un lato è un sollievo poter bypassare l’effettivo svolgimento dell’atto, dall’altro è inusuale che una simile accortezza venga riservata a un uomo. Il suo turbamento, il suo disagio non valgono certo più dell’umiliazione e della brutalità subita dalle donne e osservata impietosamente nelle passate stagioni.

Ad ogni modo la superiorità femminile rimane evidente. Mentre Lawrence è schiacciato dall’impossibilità di aggirare una pratica di cui lui stesso è in parte responsabile, June riesce a stordire il proprio strazio per un fine superiore. Sa perfettamente, infatti, che se i Lawrence venissero impiccati il suo piano andrebbe a monte, quindi prova a tranquillizzarli e istruisce il comandante sullo svolgimento della cerimonia. E infatti poco dopo ottiene ciò che desidera: un mezzo per far andar via i bambini.

Lo stesso comandante Lawrence ottiene finalmente un po’ di meritata attenzione. Apparso misteriosamente nell’universo di Gilead alla fine della seconda stagione, in The Handmaid’s Tale 3×10 viene ritratto nelle sue profonde contraddizioni. Sappiamo da diverse settimane come sia uno degli architetti del regime, e tuttavia pare sorpreso e sconvolto dalle sue crude manifestazioni. Ne ha concepito meccanismi e rituali, eppure si astiene da incontri, riunioni, cerimonie. Sembra disposto ad accettare di tutto purché nulla lo coinvolga direttamente, ma le cose sono destinate a cambiare.

L’improvvisa mancanza di una comoda passività è come una doccia gelata: costretto ad aprire gli occhi dinanzi alla realtà dei fatti, non può che iniziare a prendere delle decisioni. Bradley Whitford dà un volto credibile, dolente, profondamente umano a un Joseph Lawrence quanto mai lacerato e combattuto. La sua presenza non è più marginale, il suo ruolo finalmente chiaro e potenzialmente distruttivo per Gilead.

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Più che un ritorno alla normalità, il rientro di June in casa dei Lawrence diventa il detonatore di sviluppi dagli esiti diametralmente opposti. Da un lato il fronte che vede impegnate ancelle e marta nel salvataggio dei bambini di Gilead può dare nuova gloria al personaggio di Elisabeth Moss. Dall’altro l’eroismo e l’incoscienza necessari per metterlo in atto possono facilmente condurlo alla morte. E per quanto June sia il personaggio centrale della storia, l’ipotesi della morte non può essere esclusa del tutto, perlomeno in funzione didattica. Avvicinarla al più atroce dei destini possibili è infatti l’unico modo per dare credibilità alle sue vicende personali e allontanare il sospetto che il regime sia inflessibile con chiunque, ma non con lei.

Chiaro, The Handmaid’s Tale non ucciderebbe mai la sua eroina, né si spera che succeda. June ha ancora molto da dire, purché i suoi tentativi non siano perennemente frustrati e ogni possibile evoluzione narrativa abbandonata nel giro di pochi episodi. Dopo i vari inciampi di inizio stagione, The Handmaid’s Tale 3×10 sembra finalmente tornare sulla giusta strada dando consistenza alle speranze di chi ancora crede che una vita fuori da Gilead sia possibile. Che sia questo il barlume di speranza promesso da showrunner e produttori al debutto?

Ecco intanto uno sguardo al promo di The Handmaid’s Tale 3×11.

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