Luciano De Crescenzo è volato nell’altra dimensione, il mio ricordo della sua cultura e della sua ironia

De Crescenzo è molto più grande di quanto l’opinione pubblica possa pensare. La sua ironia era mista a una profonda cultura che non faceva mai pesare ma che utilizzava per impreziosire ogni sua comunicazione o intervento

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Luciano De Crescenzo è volato nell’altra dimensione. Io ho avuto la fortuna di conoscerlo e di averlo ospite nel mio primo programma televisivo, Bandiera Gialla, nel 1983.

De Crescenzo è molto più GRANDE di quanto l’opinione pubblica possa pensare. La sua ironia era mista a una profonda cultura che non faceva mai pesare ma che utilizzava per impreziosire tutti i suoi interventi, fossero in televisione, nei libri o nei film (memorabili i due Bellavista).

Non sta a me decantare Luciano, ma posso solo raccontare di quando nel 1983 debuttai con Bandiera Gialla, il mio primo programma televisivo su Italia 1 legato al locale di Rimini di cui ero direttore artistico.

All’inaugurazione venne la coppia che avevo ammirato in TV nel programma Tagli Ritagli e Frattaglie: Renzo Arbore e Luciano De Crescenzo. Feci le mie prime interviste a loro. Accanto si alternavano altri personaggi, come Caterina Caselli, Bobby Solo, Little Tony, Giorgia Fiorio. Era un caos, mentre la gente fuori ballava al ritmo delle canzoni degli anni ’60.

Luciano era divertito, tanto che tornò al Bandiera Gialla in un’altra occasione per dire che per la prima volta dopo tanti anni si divertiva in una sala da ballo o discoteca.

Nel clip che ho scelto c’è la sua cultura, mista alla sua ironia. Chiaramente Renzo Arbore, come al solito, lo punzecchia sui filosofi. Sì, perché De Crescenzo fa notare che una delle rivoluzioni degli anni ’60 era stata quella di far aprire le gambe ai cantanti mentre si esibivano e di far perdere gli sgabelli ai pianisti. Imputò questa osservazione allo storico greco Diogene Laerzio, che, sostenne, avesse predetto anche il futuro, pur essendo vissuto nel 3° secolo. Da non confondere con Diogene il Cinico, che cercava l’uomo col lanternino.

Dopo che la prima puntata di Bandiera Gialla andò in onda, ricevetti la telefonata di Renzo Arbore che mi gratificò dicendo che avevo rivoluzionato i ritmi in televisione. Visto che lui era il mio idolo dai tempi di Speciale per Voi, fu davvero importante quella telefonata. Come fu l’apprezzamento di Luciano De Crescenzo quando tornò al Bandiera Gialla e disse di essersi divertito un sacco nel rivedersi. Sì, perché non pensava neppure di essere in televisione quando registravamo. Allora erano abituati a una TV “professionale” fatta in studi e non “scalcinata” come quella che facevo io. Questo però mi ha permesso di documentare Arbore e De Crescenzo in maniera molto naturale e rilassata.

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