Conferme, delusioni e sorprese dalle nomination agli Emmy 2019, più che mai un testa a testa Netflix-HBO

Le nomination ai premi più importanti della serialità lasciano sempre spazio a dubbi e polemiche, ma quest'anno seguono la strada giusta

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Le nomination agli Emmy sollevano sempre numerose polemiche in merito all’effettiva capacità della Tv Academy di cogliere il meglio della serialità. Quest’anno, però, tocca ammettere che le candidature stabilite dai 24.000 membri della giuria sono ben più giustificabili che in passato, soprattutto in alcune categorie.

La straordinaria annata delle comedy

Le nomination agli Emmy per la miglior serie commedia sono molto vicine alle nostre previsioni di giugno e rendono giustizia a un’annata televisiva straordinaria per questo genere di produzioni. Veep e The Marvelous Mrs. Maisel sono state le scelte più logiche e prevedibili e rimangono le contendenti più quotate. Per Barry e Fleabag la nomination è il meritato coronamento di due seconde stagioni straordinarie, insieme allo splendido debutto di Russian Doll. Sorprende invece la scelta di The Good Place e Schitt’s Creek. Pur essendo entrambe delle serie brillanti e popolate di talenti, le avremmo immaginate in svantaggio rispetto a GLOW o Unbreakable Kimmy Schmidt.

Frustrante e incomprensibile, infine, la perenne disattenzione nei confronti di Kidding e Broad City. Quest’ultima, in particolare, perde l’ultima possibilità di presenziare all’evento, essendosi conclusa pochi mesi fa con la quinta stagione. Meno clamorosa l’esclusione di Grace and Frankie, la cui ultima stagione è stata forse la più debole.

Le categorie dei migliori attori protagonisti in una serie commedia confermano l’attenzione ai grandi interpreti femminili e maschili degli ultimi anni. Bill Hader, Ted Danson, Rachel Brosnahan e Julia Louis-Dreyfus sono i nomi più attesi e i candidati più solidi. Al loro fianco spiccano le sorprendenti Natasha Lyonne e Phoebe Waller-Bridge, protagoniste eccellenti di due tra le migliori serie tv del 2019. Le poche grandi assenze di queste categorie coinvolgono Jim Parsons, con la sua ultima stagione nei panni di Sheldon Cooper, e il delizioso duo Jane Fonda-Lily Tomlin di Grace and Frankie.

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Tra le nomination agli Emmy per i migliori attori non protagonisti in una serie commedia notiamo il dominio assoluto degli interpreti di Barry. Sarah Goldberg, Stephen Root, Henry Winkler e soprattutto il geniale Anthony Carrigan ottengono delle inevitabili candidature, al pari del sempre eccellente Toni Shalhoub di The Marvelous Mrs. Maisel.

Le gradite sorprese di queste categorie includono le nomination per Olivia Colman e Sian Clifford di Fleabag e Betty Gilpin di GLOW. Peccato, invece, per l’ultima occasione persa da Tituss Burgess, la vera anima di Unbreakable Kimmy Schmidt, mai adeguatamente celebrato dalla critica.

Poche novità e qualche delusione fra i drama

Le nostre riflessioni in vista delle nomination agli Emmy non si sono rivelate così dissimili dalle candidature ufficiali. Il panorama dei drama non è stato particolarmente sorprendente o ricco di novità, dunque non stupisce che Game of Thrones, Better Call Saul, This Is Us e Ozark abbiano ottenuto l’ennesima nomination.

La scelta di Killing Eve nonostante una seconda stagione più debole e problematica sembra dipendere più che altro dalle performance stellari del suo cast, ma non può certo definirsi immeritata. È difficile pensare che la giuria non approfitti dell’ultima occasione utile per premiare Game of Thrones, ma ciò non toglie che la serie creata da Phoebe Waller-Bridge e poi affidata a Emerald Fennel abbia delle buone carte da giocare.

Le meritatissime nomination di Pose e Succession confermano invece come essere amati dalla critica talvolta valga molto di più che ottenere un grande successo di pubblico. Le due serie restano infatti titoli di nicchia, ma la loro innegabile qualità si è fatta valere anche a scapito della grande assente, Homecoming. Qualche perplessità infine sul disinteresse nei confronti di After Life, una delle produzioni più interessanti di Ricky Gervais.

Non stupisce trovare Jason Bateman, Sterling K. Brown, Bob Odenkird o Milo Ventimiglia tra i migliori attori protagonisti in una serie drammatica. Ciò che convince poco è invece la nomination per Kit Harington, non alla sua stagione migliore. Al suo posto ci si sarebbe aspettati un ben più incisivo Richard Madden, star di Bodyguard.

Trovare Billy Porter fra questi sei nominativi, invece, rincuora ed esalta non solo per lo splendido lavoro fatto dall’attore in Pose, ma anche per il valore simbolico della nomination stessa. Peccato che lo stesso non possa dirsi per MJ Rodriguez, protagonista femminile della serie. La sua esclusione è incomprensibile e deludente, ma si spera che possa essere corretta il prossimo anno grazie alla sua superba interpretazione nella seconda stagione di Pose.

Emilia Clarke, Mandy Moore, Robin Wright, Laura Linney e Sandra Oh sono piacevoli conferme, mentre la vera sorpresa è Jodie Comer. Scippata di una nomination già dovuta lo scorso anno, la Villanelle di Killing Eve si prende una fantastica rivincita e conferma di essere una delle interpreti più brillanti della sua generazione. A questo punto è difficile pensare a quale di questi nomi avrebbe potuto essere sacrificato per far posto a Christine Baranski di The Good Fight oppure Julia Roberts, snobbata al pari della sua Homecoming. Nessuno, probabilmente, ma questo non basta per gridare allo scandalo.

Le nomination agli Emmy 2019 nelle categorie miglior attore e miglior attrice non protagonista in una serie drammatica sono forse le più problematiche. Jonathan Banks, Peter Dinklage, Giancarlo Esposito per gli uomini e Maisie Williams, Fiona Shaw, Julia Garner e Gwendoline Christie per le donne sembrano scelte più che comprensibili. Spiazzano, invece, le preferenze accordate ad Alfie Allen, Sophie Turner e Lena Headey.

Naturale che gli Emmy vogliano salutare Game of Thrones con la tipica reverenza, ma non si capisce esattamente su quali basi sia stata valutata in particolare l’interprete di Cersei Lannister. La qualità del suo lavoro non è mai stata in discussione, ma la nomination dovrebbe riflettere le prestazioni offerte nell’ultima stagione, certo non indimenticabile per Lena Headey. La smaccata preferenza dei membri votanti della Tv Academy per gli interpreti di Game of Thrones ha forse alterato la corsa alla nomination. Almeno uno dei posti a disposizione avrebbe infatti potuto essere destinato all’ottima Indya Moore di Pose.

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Il prevedibile scenario delle serie limitate

Che le nostre previsioni abbiano fedelmente ricalcato le nomination agli Emmy 2019 è un chiaro segno della qualità delle miniserie in lizza. Escape at Dannemora e Fosse/Verdon hanno conquistato una meritata candidatura, ma i successi più clamorosi della categoria sono stati Sharp Objects (nel 2018), When They See Us e Chenobyl (nel 2019). Queste ultime, in particolare, hanno saputo traslare sullo schermo con onestà e sensibilità delle terrificanti storie che meritano di essere conosciute e ricordate.

La rosa dei candidati alla statuetta di miglior attore e miglior attrice protagonista in una miniserie o film riflette questa realtà, non senza qualche sorpresa. Mahershala Ali, Benicio del Toro, Hugh Grant, Jared Harris, Sam Rockwell, Amy Adams, Patricia Arquette e Michelle Williams sono tutti nomi più che attesi. La vera gioia è veder premiato il grande lavoro degli interpreti di When They See Us, e in particolare della rivelazione Jharrel Jerome. L’assenza di Felicity Huffman, pur protagonista di una pungente interpretazione nella stessa serie, sembra invece legata allo scandalo di corruzione di cui è stata protagonista alcuni mesi fa.

Ad ogni modo, nessuna riflessione sulle nomination agli Emmy può basarsi esclusivamente sul valore dei titoli sottoposti al voto. Come in qualsiasi altro ambito, molto dipende anche dall’esposizione che gli stessi ottengono nel corso dell’anno e dagli sforzi promozionali dei network e delle piattaforme.

È anche per questo che le produzioni Netflix e HBO cannibalizzano le altre e si contendono la maggior parte delle statuette in qualsiasi competizione. Con 117 e 137 nomination ciascuna, il gigante dello streaming e il più grande network via cavo sono ormai dominatori assoluti della serialità e hanno il potere di influenzarne il presente e il futuro secondo le logiche per loro più convenienti.

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