Vittima di ban il Samsung Galaxy Note 10? Guerra fredda hi-tech in Asia

Il nuovo phablet potrebbe subire le tensioni commerciali tra Corea e Giappone

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Il Samsung Galaxy Note 10 potrebbe essere, suo malgrado, vittima di un nuovo ban. Non si parla qui della tensione tra Stati Uniti e Cina che ha avuto le sue nefaste conseguenze su Huawei ma in questa estate dove proprio i ban sembrano andare di moda, un vero e proprio clima da guerra fredda hi-tech si è andato a creare tra Corea e Giappone.

La presentazione del Samsung Galaxy Note 10 è prevista per il prossimo 7 agosto e di certo il suo lancio commerciale non potrà concretizzarsi se non tra fine agosto ed inizio settembre. Proprio questa prima fase di vendite a livello globale potrebbe soffrire della mancanza di specifici approvvigionamenti di materiali, come segnala PhoneArena.

Tra il Giappone e la Corea c’è una specifica guerra commerciale dopo la decisione del primo paese asiatico di non vendere più alla Corea determinati materiali. Si parla, in modo particolare, de risorse in plastica come i poliimmidi ma anche fluoruro di idrogeno, entrambi utilizzati nella catena di produzione del chip Exynos dal produttore Samsung. Non c’è motivo per credere che pure per il prossimo Samsung Galaxy Note 10 si sia fatto ricorso proprio a questo chip in alcuni mercati, motivo in più dunque per credere che il ban del Giappone potrà avee anche conseguenze impreviste.

C’è da dire che Samsung potrebbe essere stata previdente. Magari, vedendo l’inasprirsi degli accordi commerciali tra Giappone e Corea, potrebbe aver fatto letteralmente scorta dei materiali necessari. In quest’ultimo caso, almeno nell’immediato, pure la mancanza di approvvigionamenti non sortirebbe effetti sulla commercializzazione del device. I prossimi giorni e anche settimane saranno decisive per comprendere se la commercializzazione del Samsung Galaxy Note 10 potrà procedere senza alcuna battuta d’arresto e ovunque nel mondo. In effetti, del nuovo ban voluto dal Giappone ai danni della Corea, potrebbero risentire di più i paesi europei dove dovrebbe essere commercializzato il phablet con chip proprietario Exynos e non quello Snapdragon destinato invece al mercato statunitense.

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