No.6 Collaboration Project di Ed Sheeran è un convivio sonoro al quale siamo tutti invitati (recensione)

Il cantautore di Halifax accoglie i suoi artisti preferiti e li mette al centro del disco

1
CONDIVISIONI

No.6 Collaboration Project di Ed Sheeran è il convivio musicale di un artista che si è fatto degli amici. Non troveremo, in queste 15 tracce, il caldo ambiente confortevole della combinazione chitarra+voce, ma una piccola adunata domestica tra piccole e grandi star che hanno scelto di dialogare tra loro e con i fan per regalare una parentesi discografica che strizza l’occhio all’estate per offrire drink, tisane, sigarette e cibo sano, senza appesantire gli stomaci e le membra.

Lo ha detto Ed Sheeran stesso al presentatore Charlamagne Tha God durante un’intervista:

Non è il passo successivo della mia carriera, è solo qualcosa che ho fatto e che ho voluto rendere pubblico. È una raccolta di artisti di cui sono fan, con cui ho fatto musica. Non è un mixtape ma più una compilation, una raccolta di canzoni che mi faceva piacere fare.

Per questo il giovane cantautore di Halifax è tornato in studio con un menu variegato, speziato con l’hip hop e l’r’n’b ma anche addolcito con qualche ballad e rinforzato con il rock. Il risultato è una playlist nella quale 22 artisti hanno affiancato il silenzioso carisma del cantastorie di Divide (2017) che da poco ha calcato il palco italiano di Firenze Rocks.

No.6 Collaboration Project di Ed Sheeran si colloca come seguito ideale di No.5 Collaboration Project, pubblicato nel 2011 quando i riflettori del mondo discografico non erano ancora puntati interamente su di lui. In questa nuova esperienza, Ed manifesta la sua fortunata carriera senza dimenticare le sue origini, come in uno step successivo per celebrare la sua possibilità di collaborare, finalmente, con gli artisti che apprezza maggiormente. Per questo troviamo i nomi di KhalidJustin BieberStormzySkrillexEminem50 Cent e addirittura Bruno MarsChris Stapleton. Ne troviamo tanti altri, in realtà, e questa è la prova di quanto le direzioni musicali di Sheeran siano molteplici, specie se consideriamo la sua grande passione per l’hip hop, genere che sembra appartenergli come molti altri e che conferma la sua estrema versatilità.

Beautiful People ospita Khalid ed è uno dei singoli che hanno anticipato l’album. Riverberi e beat r’n’b – e un synth che sa di celebrazione del suono – disegnano il manifesto delle persone che vivono orgogliosamente nel senso di inadeguatezza. Ed Sheeran canta dolcemente, si sposta tra settime+ e si insinua tra le sovraincisioni di Khalid. Facciamo giusto in tempo a riconoscerci, perché South Of The Border è qualcosa di diverso: Camila CabeloCardi B duettano con il cantautore dai capelli rossi in un gioco di seduzione sonora e semantica. Sheeran intona il suo canto su una base latineggiante e caraibica, parla di curve mozzafiato e abiti bianchi, ma anche di un’infatuazione e una voglia di sconfinare dagli Stati Uniti per viaggiare liberi e felici.

Le due ospiti scherzano con il cantautore e indossano i panni delle sirene tentatrici, con la delicata spocchia di chi sostiene che i confini sono propri dell’inconscio e non del mondo, ma il mondo di Sheeran è sempre diverso come dimostra Cross Me, che insieme a Chance The RapperPnB Rock ridimensiona l’hip hop e disegna la dedica appassionata a una donna che gli ha rapito il cuore, lontano dai cliché di un certo rap fatti di maschilismo aggressivo e ostentazione degli introiti.

Cross Me è la protezione che i tre artisti promettono alla loro musa ispiratrice. Take Me Back To London ospita Stormzy e il flow frenetico dei due amici è uno dei punti più alti dell’intero disco. Il pizzicato degli archi campionati si sposa con il beat incalzante ed essenziale, e nemmeno questa volta troviamo il machismo di chi vive di rime e club: il brano parla della nostalgia di casa“Nessuna città è come la mia casa, quindi riportami a Londra, un ritornello che arriva dopo che Ed Sheeran ha girato il mondo grazie al suo meritato successo.

La nostalgia di casa di cui sopra, con nostra sorpresa, diventa realtà con Best Part Of Me, il duetto con Yebba che ci fa ritrovare la chitarra acustica di Ed Sheeran come unico tappeto musicale sul quale si muovono i passi delle due voci, poeticamente sovrapposte per cantare l’amore ai tempi dell’ansia, della paura che il partner non corrisponda il sentimento. Ci accorgiamo, soprattutto, che le sorprese non sono finite quando arriva I Don’t Care, e nel featuring con Justin Bieber leggiamo la storia del ragazzo insicuro che si ritrova in un party che lo soffoca. Ed Sheeran è quell’invitato che sta nell’angolo con i sandwich raccolti in un piatto, intento a guardare verso il basso e annientato dalla sua fobia sociale, empatizzata dall’amico Justin che fraseggia con lui lo stato d’animo del ragazzo difficile.

Antisocial è una vera e propria bomba di beat e dinamiche, il colpo di coda del brano precedente che a questo giro ospita Travis Scott e racconta ancora più da vicino l’insofferenza di chi vorrebbe vivere nella riservatezza. Ed Sheeran ripete: “Non toccatemi” e lascia spazio all’autotune di Scott. Remember The Time è una delle perle del disco: Eminem e 50 Cent partecipano a un brano sul disinteresse. Il primo rappa dalla seconda strofa con il suo inconfondibile stile, il secondo canta nel ritornello con la capacità di restare imprigionato nella testa. Un pianoforte picchiato di continuo scandisce gli ottavi e si colora con il beat incalzante e il flow dei tre amici, che in questo brano funzionano eccome.

L’autotune che avevamo già intercettato in Antisocial ritorna, con più prepotenza, in Feels: le voci di Ed Sheeran, Young Thug e J Us sono fortemente filtrate per raccontare il corteggiamento e per promettere che lei non finirà come la Billie Jean di Michael Jackson (che il Re Del Pop negava di aver amato), ma quasi ci commuove con Put It All On Me, dove Ed Sheeran ed Ella Mai cantano su un pianoforte che ricorda la base di Changes di Tupac e decantano l’empatia di coppia, quella che porta lei a offrirsi come spugna per tutte le difficoltà di lui.

Ciò che trasmette Nothing On You con Paulo Londra e Dave, fondamentalmente, è poco, nonostante il “clap” e la cassa del beat. I loro falsetti possono funzionare, ma siamo di fronte a uno dei momenti più piatti del disco. Per ritrovare qualcosa di sensato dobbiamo passare a I Don’t Want Your Money, dove Ed Sheeran ed H.E.R. riescono a trovare dignità con una chitarra blueseggiante e un beat trascinante, e con un testo che spiega quanto sia di scarso interesse il denaro di fronte all’amore: “Non ci sono diamanti, argento né oro, che possano rimpiazzare l’amore del tuo uomo, lei me lo dice sempre”.

1000 Nights, in duetto con Meek Mill A Boogie Wit A Hoodie, è una pausa dalle elucubrazioni che cede il posto al più disimpegnato racconto sulla vita di un giramondo instancabile, di un uomo di successo che snocciola i vantaggi della fama. Un beat essenziale, dal sapore urban e tremendamente radiofonico, accoglie le tre voci che si spalleggiano e si sostengono tra una rima e l’altra.

Quando sentiamo il nome Skrillex ci vengono in mente bombe sonore come Bangarang e First Of The Year, ma nel suo feauring con Ed Sheeran per Way To Break My Heart scopriamo una ballata elettronica che racconta la malinconia della fine di una relazione. Non vi è, dunque, la violenza dubstep degli esordi, ma il beat è forte e il taglio nervoso si fa sentire, specialmente nel gioco electro che si fa strada verso il finale, prima che la voce di Ed Sheeran chiuda le danze.

Blow è il trionfo finale. Ed Sheeran convoca chitarre distorte, groove, potenza e rock-blues in compagnia di Bruno MarsChris Stapleton, e il risultato è un’intro che ricorda la forza dei Led Zeppelin con il grido iniziale che possiamo attribuire a Robert Plant. Il riff esplode con una batteria che distrugge i timpani e la strofa si apre con il graffiato di Ed Sheeran. Il tema è quello della donna che travolge, con la bellezza delle voci sovrapposte nella seconda strofa e dell’immagine ad alto potenziale che solo il rock può schiantare contro il cielo. Il solo di chitarra ricorda le dinamiche del solo di basso di My Generation dei The Who, e quel rullante in battere è una messa alla prova per gli headbangers seriali.

No.6 Collaboration Project di Ed Sheeran è la sommatoria delle personalità del cantautore: insicuro, inquieto, esteta, innamorato, asociale, disincantato e sensibile, e nella sua versatilità creativa riusciamo a leggere ogni sfumatura del suo ego così forte e così fragile, ma penetrante abbastanza per offrirci parte del suo spazio per conoscerlo più da vicino. Restare in un angolo insieme a lui, dunque, con i nostri sandwich, in una festa che ci va stretta e che lui allieta con un party alternativo fatto di amici e suoni.

Lascia un commento

NB La redazione si riserva la facoltà di moderare i commenti che possano turbare la sensibilità degli utenti.