Rimborsi Vodafone, TIM e Wind Tre per la fatturazione a 28 giorni subito: agguerrito il MC

Il Movimento Consumatori recepisce la decisione del CdS e torna combattivo sul discorso degli indennizzi

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Nei primi giorni di luglio, i rimborsi Vodafone, TIM e Wind Tre per la fatturazione a 28 giorni sono stati dichiarati legittimi e dovuti dal Consiglio di Stato. Le apposite delibere Agcom che prevedevano la restituzione dei giorni erosi agli utenti devono essere dunque applicate, senza più alcuna scusa.

Non la manda a dire il Movimento Consumatori che, proprio a seguito della pronuncia del Consiglio di Stato, è tornata alla carica con un comunicato ufficiale in cui intima agli operatori di fare in fretta e togliere il mal tolto ai consumatori appunto.

La parola fine è stata posta su una vicenda davvero spiacevole e che si è protratta per fin troppo tempo. Proprio per questo motivo i rimborsi di Vodafone, TIM e Wind Tre si fanno estremamente necessari nell’immediato, proprio per non prolungare ancora l’attesa per qualcosa che da tempo spettava di diritto agli utenti.

Il Movimento Consumatori nella sua iniziativa di tutela, vuole rappresentare sia clienti che sono rimasti con i vettori di origine, sia tutti coloro che hanno esercitato il recesso dai contratti successivamente al 23 giugno 2017. Anche questi ultimi devono ottenere i dovuti rimborsi da Vodafone, da TIM e Wind Tre, di certo nella formula di un indennizzo monetario, visto che per loro non possono essere previste formula compensative di ripiego.

Sempre il Movimento Consumatori ha stimato che, nella loro totalità i rimborsi Vodafone, TIM e Wind Tre si quantificano in circa 1 miliardo di euro da restituire ai clienti. Tutti gli indennizzi dovranno essere corrisposti automaticamente e senza che gli utenti si adoperino in prima persona per ottenere appunto lo specifico risarcimento. Dovranno essere dunque gli operatori a darsi finalmente una mossa senza pretendere un’azione di qualsiasi tipo da parte di clienti ed ex clienti. La decisione del Consiglio di Stato li spinge dunque a non cullarsi più sugli allori.

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