Assomusica contro il biglietto nominale, l’incubo di fan e addetti ai lavori tra costi e code estenuanti

Il secondary ticketing va combattuto ma sarà il biglietto nominale la strada giusta? Per Assomusica non è così

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Assomusica contro il biglietto nominale, convoca una conferenza stampa e spiega il suo punto di vista. Gli organizzatori e i produttori di spettacoli di musica dal vivo, riuniti in Assomusica, denunciano le contraddizioni della proposta. Il pubblico pagante sarà costretto ad affrontare molti più disagi, a partire dall’aumento dei prezzi dei biglietti per proseguire con la necessità di pagare il cambio nominativo per concludere con le code interminabili all’ingresso dei palazzetti, degli stadi e delle location atte ad ospitare più di 5.000 persone.

Il biglietto nominale non sembra essere la soluzione adeguata per Assomusica.

Otto milioni di italiani lo scorso anno hanno assistito a concerti di musica dal vivo. Il settore del live potrebbero subire un crollo a causa dell’aumento medio dei biglietti di 8-10 euro, biglietti già cari. Inoltre i fan saranno costretti ad attendere all’estero dei cancelli il doppio del tempo rispetto a quello attuale prima di poter avere accesso alla location tra i controlli vari.

Le procedure per il cambio del nominativo passeranno attraverso l’Agenzia delle Entrate. La procedura sarà lunga e il rischio è quello di perdere l’acquisto di migliaia di biglietti. C’è chi non lo acquisterà fino a quando non sarà certo di potersi recare all’evento e chi, impossibilitato ad andarci, perderà il prezzo speso a causa delle difficoltose procedure del cambio nominativo.

Il biglietto nominale non risolve il problema del secondary ticketing. “Quest’emendamento approvato nell’ultima legge di bilancio del Governo come strumento di contrasto al fenomeno del secondary ticketing – sostiene Spera – rischia di generare soltanto un grande caos”.

La soluzione? Innanzitutto chiudere tutti i siti di rivendita dei biglietti, in alternativa legalizzarli facendoli passare per l’Agenzia delle Entrate e stabilire un tetto percentuale massimo per la rivendita, come già accade in altri Paesi, ma anche bloccare l’accesso ai robot (i bot che acquistano grandi quantità di biglietti che saranno rivenduti illegalmente).

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