Il periodo buio di Kekko Silvestre dei Modà, Ultrasuoni e il successo pop di Ultimo

Il frontman dei Modà racconta il suo momento di difficoltà e la necessità di riprendere in mano la vita di tutti i giorni

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Kekko Silvestre dei Modà racconta il suo periodo buio: “Tornavo a casa e mia figlia si nascondeva dietro alle gambe della mamma. Avevo smesso di baciare sia lei che mia moglie per paura di ammalarmi e dover saltare dei concerti”. In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, il frontman dei Modà spiega il periodo di pausa del gruppo, un silenzio assoluto durato due anni.

Il grande successo, concerti negli stadi, poi una pausa silenziosa. Kekko Silvestre ora la spiega, tra le paure di un essere umano come tutti, che ha fatto della musica il suo mestiere e la sua ragione di vita. Racconta un evento a Livorno, in cui aveva la testa da un’altra parte. Lì ha capito che era giunto il momento di riprendere in mano la sua vita, non poteva continuare così. Era diventato succube del suo stesso sogno, di quel successo travolgente che si infrangeva sulla sua famiglia come la peggiore piaga.

Kekko ha capito che doveva assolutamente fermarsi per salvarsi. Così, ha rinunciato all’annuncio di nuove date per tornare a casa, da sua moglie e da sua figlia.

“Me lo ricordo bene: 3 marzo 2017, nei camerini di un concerto a Livorno. Mancavano sette date alla fine del tour e stavamo già per annunciarne altre. Ho rinunciato. Avevo sempre la testa da un’altra parte, sia in casa che con gli amici. Era il momento di riprendere in mano la mia vita”, spiega.

La vita normale, la normalità dell’affetto familiare: “Adesso capisco cosa significa portare una figlia a scuola, fare i compiti e metterla a letto tutte le sere: fare i figli è diverso da essere genitori. Poi, non senza discussioni, aiutavo mio padre a fare lavori di imbiancatura e giardinaggio per amici e parenti. Vivere è questo”. Parole aspre contro il mondo della musica, una “scatola vuota”. Quel vuoto rischia di risucchiare al suo interno i più fragili e Kekko non è di certo il primo.

“Ho ripulito tutto il superfluo che c’era intorno e sono ripartito da qualcosa di vero: il mondo della musica è una scatola vuota”, ha capito poi di non doversi vergognare di mostrare la sua fragilità. Ha iniziato a confrontarsi con gli estranei del bar e da loro ha appreso tanto.

Nel frattempo è scoppiata la trap ma Kekko sa che il pop non è morto: “La musica pop esiste ancora, vedi Ultimo che non è così lontano dal nostro nazional-popolare”, continua, prima di accennare alla separazione da Ultrasuoni, con garbo: “Ultrasuoni è stata protagonista nella svolta della nostra carriera, e a dirla tutta sono stati gli anni più belli della mia vita. A loro possiamo e dobbiamo solo dire grazie”.

Kekko si è detto felice, ora: “Adesso lavoro per essere felice e non per l’ansia dei risultati”.

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