Gio Evan a Milano per lo show al Castello Sforzesco, l’intervista di OM: “Il cinema è la mia ispirazione”

L'artista poliedrico lancerà il nuovo album in autunno

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L’arrivo di Gio Evan a Milano è il quarto appuntamento con il tour Capta – Tornate Sovrumani che ha già toccato Taranto, Potenza e Roma. Nel capoluogo lombardo, l’artista poliedrico si esibirà il 4 luglio alle 21:30 presso il Castello Sforzesco per uno show durante il quale sarà accompagnato da una band di 5 elementi provenienti dagli Anudo e dagli Elephantides.

In continuo fermento emozionale Giovanni Giancaspro – questo il suo nome di battesimo – ha da poco pubblicato il singolo Himalaya Cocktail – in copertina su Spotify per la playlist Scuola Indie – e il libro Cento Cuori Dentro con Fabbri Editori, manifestando le sue capacità artistiche che abbracciano quella che Baudelaire definiva “la domenica della vita” a 360°, ed è pronto per lanciare il nuovo brano Amazzonia il 5 luglio.

In un caldo pomeriggio di luglio, Gio Evan si trova già a Milano e si rifugia all’interno di un luogo climatizzato, perché alle 17 esiste e insiste una certa dose di umidità che tiene il Belpaese sotto scacco. Dall’inizio del tour, il giovane artista ha messo le cose in chiaro: i suoi non saranno semplici concerti, ma veri e propri incontri di scambio reciproco tra lui, i musicisti e il pubblico. Le sue parole sono sincere e profonde:

Parlerò di presunzione e autostima, come e quando riconoscerli, dell’importanza di riconoscere la bellezza che si fa. Parlerò di quanto sia importante e sacro ritornare a giocare, di come il gioco sia la cosa più seria rimasta da fare. Parlerò di acrobazie e di acrobati in un mondo che ha dimenticato come si fanno i salti mortali.

Dal 2007 Gio Evan ha girato il mondo, ha suonato per strada, ha scritto libri, ha fatto l’umorista, ha composto musica, ha avviato progetti e ha intrapreso una corsa inarrestabile in tutte le stanze dell’arte, in una sorta di percorso famelico di sapere, conoscere e allietarsi. In occasione dell’arrivo di Gio Evan a Milano, infatti, viene da chiedersi se una sola persona riesca a fare così tante cose, ma soprattutto come faccia a trovare il tempo di sfornare singoli e di lavorare, in contemporanea, al nuovo disco che uscirà in autunno.

Hai scritto tanti libri, giri il mondo e vivi di arte. Il tempo per scrivere musica è un po’ come il dolce, trova sempre posto. Confermi?

Ti dico di più: la mia musica nasce come un’espansione poetica, perché io sono fondamentalmente uno scrittore. Scrivo tante cose, dunque può capitare che alcune cose necessitino ramificazioni diverse. Per questo mi ritrovo ad intonarle e ad accompagnarle con la chitarra. Posso dire, inoltre, che ciò che mi aiuta tantissimo è il mio non essere un frequentatore di locali e di feste. Io vivo in montagna, dunque mi capita molto spesso di dover imbracciare la chitarra per tradurre in musica ciò che viene fuori dalla scrittura. La mia vita mi suggerisce molto facilmente l’arte che faccio, ecco.

Cosa ti aspetti dal live nell’esclusiva cornice del Castello Sforzesco di Milano?

Concentro tutte le aspettative su di me: punto ad arrivare sempre in forma e ad essere pronto, specialmente perché si tratta di una delle città che preferisco. Milano ha sempre risposto molto bene alle performance, e a questo spettacolo tengo particolarmente perché ho degli inediti molto belli da presentare. Forse saranno meno comici del solito, perché saranno più disperati. In scaletta ci sarà anche Amazzonia, il singolo che uscirà il 5 luglio, ma sono previsti altri due pezzi che vedranno la luce solo in autunno.

Quali sono i tuoi artisti di riferimento?

In realtà non mi sono mai nutrito dello stesso genere, ed essenzialmente ho sempre attinto dal cinema, da Fellini a Moretti, passando pure per Lynch. Vado pazzo per l’arte, e personaggi come Marina Abramovich sono tra gli esempi. Non ho dunque, veri e propri artisti di riferimento, bensì mi circondo di movimenti e mi interfaccio in maniera speculare con tutto il mondo della cultura. In questo modo riesco ad avere un confronto più nitido e poi, facendo poesia, non riesco ad andare a vedere il lavoro degli altri. Ultimamente, soprattutto, mi sto dedicando maggiormente alla performance artistica, ma se devo focalizzarmi sulla ricerca musicale sto mettendo da parte il panorama italiano per cercare musiche nuove da tutte le parti del mondo.

Qual è la più grande aspirazione di un artista poliedrico come Gio Evan?

Fino a poco tempo fa, dunque prima che tornassi in India nel 2019, ritenevo importante ottenere dei premi come lo Strega per i libri o il Tenco per la musica. Ora non mi interessa più. Oggi la mia più grande aspirazione è mantenere la serenità che ho, senza mai perdere me stesso nonostante le persone inizino a guardarmi con occhi diversi.

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