Contro il ban Huawei la carta della garanzia estesa di 1 anno in Asia, in Italia?

Questione ancora non del tutto risolta, quali sono le strategie commerciali per non far calare le vendite

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Contro gli effetti devastanti del ban Huawei da parte degli Stati Uniti, proprio il produttore ce la sta mettendo tutta per non perdere la fiducia dei suoi clienti. Dopo una concreta apertura di Trump nei confronti dell’azienda che potrebbe finalmente mettere la parola fine alle limitazioni di natura hardware e software imposte dal governo statunitense, la situazione non è ancora del tutto definita. Per questo motivo, forse è meglio comunque correre ai ripari e prevedere delle misure compensative ai clienti che temono ora di acquistare un device di questo brand.

Qualche giorno fa, abbiamo parlato della promessa, post ban Huawei, di garantire un rimborso anche totale di un prodotto a questo marchio nel caso di mancato supporto software Android e di mancato accesso al Google Play. Anche in quel caso si trattava di una misura volta a ridare fiducia ai potenziali clienti. Proprio sulla stessa falsa riga e in Malesia ora, sempre il produttore assicura un anno di garanzia gratuita addizionale rispetto agli standard nazionali. Il plus è applicabile a dispositivi di ultimo grido come le serie Huawei P30, Mate 20, ma anche il Huawei Nova 4, Nova 3i e i tablet MediaPad M5 e M5 Pro.

Possibile che la stessa misura coiunvolga anche il nostro mercato di riferimento? Molto dipenderà dalle prossime mosse del dipartimento del Commercio americano. Se quest’ultimo confermerà le dichiarazioni di Trump e di fatto terminerà il ban Huawei, non sarà decisamente più necessario ridare fiducia ai clienti. Il tentativo di invogliare potenziali consumatori ad acquistare un device del brand poterebbe in pratica non servire se la situazione, diciamo così, tornerà alla normalità.

Il ban Huawei e tutte le conseguenze del caso si legano a doppio filo all’inclusione o meno del produttore nell’entity list USA: la lista nera del Governo a stelle e strisce appunto dovrebbe in realtà non includere più l’azienda cinese e per poterle far tirare un sospiro di sollievo.

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