Fleabag 3 sì o no? Ecco perché alla magnifica serie di Phoebe Waller-Bridge non serve una terza stagione

È triste lasciar andare un personaggio e una storia così vicini al nostro cuore, ma proseguire con una terza stagione sarebbe uno sbaglio

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Con l’ingordigia tipica dei seriedipendenti, fin dall’uscita della seconda stagione abbiamo cominciato a chiederci se Fleabag 3 sarebbe potuta essere un’opzione. Le piccole grandi sofferenze e i disastri quotidiani dell’irresistibile trentenne interpretata da Phoebe Waller-Bridge hanno suscitato in noi un misto di solidarietà, tenerezza e identificazione e il suo futuro è diventato ben presto una questione cui interessarci morbosamente.

Ad ogni modo la discussione sulla sorte della serie si è esaurita piuttosto in fretta. È stata la stessa Phoebe Waller-Bridge a escludere la possibilità del ritorno di Fleabag per una terza stagione. Certo, abbiamo già sentito il suo no categorico nel 2016, quando ha dichiarato esplicitamente che la serie non sarebbe proseguita oltre la prima stagione, ma questa volta è diverso. Il senso di compiutezza che Fleabag ha raggiunto nella seconda tornata rende più credibili e concrete le parole della sua mamma.

Anche noi, dal canto nostro, crediamo che Fleabag 3 debba restare il sogno nel cassetto di noi fan nostalgici. Perché è chiaro – razionalmente – come la serie non abbia bisogno di tornare sui nostri schermi. A convincerci sono poche, semplici certezze che neppure l’amore per Fleabag riesce a far vacillare.

Non si può superare la perfezione

La seconda stagione della serie è stata la cosa migliore che si sia vista quest’anno, nonché la prova più evidente di come non ci sia alcun bisogno di Fleabag 3. Non si può superare la perfezione, oseremmo dire. Perché questa è di per sé un punto d’arrivo, dunque come oltrepassarla?

Nei sei episodi arrivati a maggio su Amazon Prime Video abbiamo visto la nostra protagonista riprendersi dalla morte della sua migliore amica e iniziare a risollevarsi dalla dolorosa successione di eventi della prima stagione. Come lei stessa ha lasciato intendere, ci è voluto più di un anno per riuscire a mitigare l’impatto dei conflitti con i familiari, e in particolare con la sorella Claire.

Non c’è più bisogno di noi

Negli stessi mesi ha anche messo da parte i comportamenti autodistruttivi del passato, primo fra tutti il sesso casuale con semisconosciuti. E così nella seconda stagione l’abbiamo osservata affrontare le giornate con una buona dose di calma e relativa compostezza. Poco importava che la vita nascondesse un nuovo sconvolgimento negli abiti talari di Andrew Scott.

L’appassionato, struggente e doloroso sentimento per l’hot priest avrebbe potuto essere il colpo di grazia al suo ritrovato equilibrio. E da un lato sì, ne è stata scossa – è di amore che parliamo, in fondo –, ma dall’altro rigenerata. La purezza e la forza di questo sentimento hanno accompagnato la sua guarigione interiore e il senso di ritrovata fiducia in sé stessa.

La fede nella possibilità di andare avanti a dispetto di tutto le ha restituito forza e l’ha allontana da noi. Con il passare degli episodi Fleabag ha rotto sempre meno la quarta parete, fino a rifiutare esplicitamente la nostra vicinanza nel finale di stagione. In passato questo espediente le è servito per coinvolgerci: eravamo noi, in fondo, la sua ancora di salvezza, il rifugio dal quale provare a controllare la realtà e gestire le emozioni negative. Ma sul finire della seconda stagione, non più. Il nostro compito è terminato, Fleabag ha iniziato a reggersi sulle sue gambe e questo è sembrato un addio, non un arrivederci alla terza stagione.

L’amore ha ridato senso e speranza

Fleabag 3, dunque, non avrebbe nulla da chiedere al finale della seconda stagione. Quest’ultimo è stato la conclusione perfetta di un racconto che sembrava condannare la sua protagonista a un futuro di isolamento e incomprensione. È una storia d’amore, come dice lei stessa, e le storie d’amore ben compiute non hanno bisogno di durare in eterno per suggellare il proprio valore.

Fleabag si è vista costretta a rinunciare al primo vero sentimento d’amore romantico che abbia mai provato per qualcuno, ma ciò non toglie che sia finalmente riuscita ad aprirsi all’intimità e alla possibilità di amare. E l’amore è diventato in effetti il punto fermo della sua nuova vita nella comunione ritrovata con il padre e con la sorella. La stessa Claire ha assaporato il gusto di un’esistenza libera dalle autoimposizioni quando ha lasciato l’odioso marito e inseguito il sogno del sentimento vero per il collega Klare.

Nessuna nuova, buona nuova

Insomma, per quanto ci spezzi il cuore lasciarla andare, non avere una terza stagione di Fleabag significa accettare che per lei le cose abbiano preso una buona piega. Il finale aperto della seconda stagione non ha escluso il dolore, le delusioni o le rinunce, ma è stato un perfetto riflesso della vita e ha dato spazio alla speranza.

Fleabag ci ha già lasciati a quella fermata degli autobus. Se la rivedessimo significherebbe forse che le cose non sono andate per il verso giusto, che ha di nuovo bisogno di conforto e di rompere la quarta parete per ritrovarci e chiederci di aiutarla ad attraversare un nuovo, tragico capitolo della sua vita.

Meglio dirsi addio, allora, e cullare la speranza di quello splendido finale in una vita che possa scaldarsi d’amore quando tutto sembra grigio e freddo.

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