Matteo Rovere a OM, pioggia di candidature ai Nastri d’Argento per Il Primo Re

Otto le nomination per il film sulla storia di Romolo e Remo diretto da Rovere. Che ottiene anche, in qualità di produttore, quattro candidature per Il Campione. Riconoscimenti che lo confermano come una delle personalità più importanti del nuovo cinema italiano.

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Matteo Rovere, che OM Optimagazine ha incontrato in occasione delle nomination ai Nastri d’Argento 2019, è una delle figure centrali dell’ultima generazione di cineasti italiani. Trentasettenne con una carriera già ricca e soprattutto un’attitudine da uomo di cinema totale, Rovere è regista, sceneggiatore e produttore con la sua Groenlandia, capace di muoversi tra film (c’è il suo zampino dietro la trilogia Smetto Quando Voglio diretta da Sydney Sibilia), tv, webserie (ha prodotto i Pills), con un occhio all’industria e al botteghino e l’altro alla voglia di sperimentare, immaginando nuovi generi e riportandone in auge a modo suo alcuni che il cinema italiano non frequentava più da decenni.

Il film d’automobilismo, per esempio, con il fortunato Veloce Come Il Vento, che ha diretto; oppure, sempre in ambito sportivo, Il Campione, stavolta come produttore, forse il primo film italiano capace di raccontare credibilmente la passione nazionale del calcio. Ed entrambi sono dei racconti “all’americana”, prodotti medi scritti e recitati bene, con storie emozionanti e personaggi per cui si prova empatia. Insomma film pensati per lo spettatore, intelligenti e mai furbi.

I Nastri d’Argento 2019 costituiscono l’occasione ideale quindi per fare insieme a Matteo Rovere un piccolo bilancio della sua carriera. Anche perché il suo ultimo film da regista, Il Primo Re, ha ottenuto il plauso convinto del premio promosso dal Sindacato dei giornalisti cinematografici, che gli ha assegnato ben otto nomination, tra cui tre personali per Rovere, candidato per il film, la regia e la produzione.

Il Primo Re è stato un notevole sforzo produttivo, un film epico in cui si ripercorre la storia di Romolo e Remo e della fondazione di Roma con un approccio filologico che ha portato da un lato gli autori a modellare insieme ai semiologi dell’università La Sapienza una credibile lingua protolatina – il film quindi è interamente sottotitolato, ulteriore scommessa –, dall’altro a spingere un gruppo di attori guidati da Alessandro Borghi e Alessio Lapice a vivere per settimana tra boschi e paludi laziali recitando mezzi nudi, vestiti in pelle e cuoio alla maniera degli antichi, per ottenere il massimo effetto di realismo possibile.

“Il film è stato avventuroso, difficile – ammette Matteo Rovere ai nostri microfoni –, però mi ha reso molto contento. Intanto ho trovato un gruppo di amici e amiche che mi hanno aiutato a farlo, in questo senso è stata un’esperienza umanamente molto bella. E poi sono arrivati tanti riconoscimenti e anche tante vendite all’estero”.

Questo è, come dicevamo, un aspetto determinante dell’approccio di Matteo Rovere, che non dimentica mai l’aspetto industriale del prodotto film, destinato non a soddisfare le ambizioni ombelicali dell’autore, ma a incontrare un pubblico col quale è necessario porsi rispettosamente in dialogo. Perciò la soluzione diventa il cinema di genere, riletto alla luce della sensibilità di una nuova generazione che mescola la tradizione “all’italiana” con uno sguardo che, cresciuto nutrendosi di cinema americano, attinge quasi naturalmente da quel ricchissimo giacimento di pratiche e immaginari. Per questo Il Primo Re è qualcosa di inedito, più vicino a Revenant e Apocalypto che ai vecchi peplum nostrani. Cosa di cui Matteo Rovere è consapevole: “Con Il Primo Re cerchiamo di dimostrare che si possono fare anche film originali, un po’ diversi dal solito”.

Un altro aspetto da rilevare, spesso sottovalutato, è la bravura di Matteo Rovere nella direzione degli attori. Basta vedere la quantità di riconoscimenti ottenuti dai protagonisti dei suoi film. Stefano Accorsi probabilmente ha raggiunto la sua maturità d’interprete accanto a Matteo Rovere, con quel Veloce Come Il Vento che gli ha fruttato il David di Donatello. E se solo scorriamo le nomination dei Nastri d’Argento 2019, troviamo Alessandro Borghi candidato come protagonista e Alessio Lapice come non protagonista per Il Primo Re; e Andrea Carpenzano e Stefano Accorsi come protagonista e non protagonista per Il Campione, nel quale la mano del Matteo Rovere produttore si vede tantissimo. Il quale ci lascia con una promessa: “Non lo sa ancora nessuno e non posso dire il titolo, ma per l’anno prossimo ho in preparazione un altro film, e anche questo sarà sorprendente”. Chissà stavolta quale genere risusciterà (o s’inventerà).

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