Le migliori serie tv del 2019 finora, i titoli imperdibili di questi sei mesi da Fleabag a Gentleman Jack

Quale momento migliore di questo per tirare le somme e fare una lista delle più spettacolari serie tv viste nei primi sei mesi dell'anno?

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La fine di giugno è il momento ideale per fare il punto su quanto visto nella prima metà dell’anno e iniziare a segnalare le migliori serie tv del 2019. Scrutare l’attuale, ricchissimo panorama di proposte televisive per stilare liste e classifiche è un’ardua impresa, ma la qualità cristallina di alcune produzioni rende tutto un po’ più semplice. In attesa di scoprire cosa ci riserverà la seconda metà dell’anno, vediamo quindi i titoli imperdibili arrivati fra gennaio e giugno 2019.

Fleabag (Amazon Prime Video)

Più che una scommessa per noi è una certezza: Fleabag si troverà in qualsiasi classifica delle migliori serie tv del 2019. La storia della vorace, anticonformista e sregolata trentenne interpretata da Phoebe Waller-Bridge ci conquista al debutto – prima teatrale, poi televisivo –, ma nella seconda stagione sa elevarsi alla migliore versione di sé stessa.

L’umorismo oscuro, il dolore e lo straniamento annegati nel sesso, il caos e il disordine della prima Fleabag si evolvono nella figura di una donna ancora dolente ma pronta a rialzarsi, a ricominciare a vivere e amarsi.

Le seconde stagioni annaspano spesso alla ricerca di un’identità che non si limiti a replicare quanto già visto. Fleabag, invece, prosegue dritta per la propria strada elevando la rara bellezza di un amore proibito a una riflessione divina sul peccato e la vita.

Il merito è dei tanti piccoli ingranaggi che azionano un meccanismo perfetto. A concepirlo, il genio creativo di Phoebe Waller-Bridge, la voce più scanzonata, arguta e terribilmente onesta della sua generazione.

Killing Eve (BBC America-AMC)

Proprio a Phoebe Waller-Bridge dobbiamo la prima, inebriante stagione di Killing Eve, gioiello del 2018 sommerso di premi e lusinghe. La storia dell’ossessione reciproca fra l’agente dell’MI6 Eve Polastri (Sandra Oh) e la killer psicopatica Villanelle (Jodie Comer) si ispira ai libri Codename Villanelle e No Tomorrow di Luke Jennings, ma è la riconoscibile impronta della creatrice di Fleabag a creare qualcosa di meraviglioso.

La seconda stagione, affidata alla nuova showrunner Emerald Fennell, perde ritmo e mordente ma rimane una fra le migliori serie tv del 2019 soprattutto per la straordinaria chimica tra le sue due protagoniste.

Le atmosfere si fanno più oscure, i dialoghi più secchi, la narrazione più lenta, ma Killing Eve sa ancora sorprendere per la capacità di esplorare a fondo la psiche dell’irresistibile Villanelle.

Chernobyl (Sky-HBO)

Dall’immaginazione possono nascere storie distopiche inquietanti e colme di spunti di riflessione, ma la realtà è insuperabile e Chernobyl ne è la prova. Questa coproduzione Sky-HBO creata e scritta da Craig Mazin svela infatti in cinque terrificanti episodi i segreti più oscuri del disastro nucleare di Pripyat.

Le bugie di stato, l’incompetenza, il sacrificio spassionato di uomini e donne per la salvezza dell’Europa intera sono resi in Chernobyl con straordinaria capacità di analisi. Le interpretazioni impeccabili di Jared Harris, Stellan Skarsgard ed Emily Watson donano inoltre alla miniserie un tocco umano fondamentale per scansare il pericolo di osservazioni morbose.

Barry (HBO)

Come Fleabag, anche Barry ha messo sul piatto un’ottima seconda stagione guadagnandosi in scioltezza un posto fra le migliori serie tv del 2019. La dark comedy ideata da Alec Berg e Bill Hader racconta la storia di Barry, veterano di guerra e killer su commissione che un giorno scopre la passione per il teatro e vorrebbe ricominciare da zero studiando recitazione a Los Angeles.

A conquistarci, in Barry, è l’equilibrio perfetto fra comedy e drama. Il disturbo post traumatico da stress, l’impossibilità di lasciarsi il passato alle spalle, il peso delle bugie nelle relazioni interpersonali, la violenza sono affrontati con rigore e la giusta dose di serietà.

La comicità e l’umorismo intervengono poi con sapiente tempestività per alleggerire l’atmosfera e sfruttare l’enorme talento comico dei tre interpreti principali, Bill Hader, Henry Winkler e Anthony Carrigan.

Russian Doll (Netflix)

Russian Doll è un altro di quei titoli in grado di bilanciarsi abilmente fra umorismo e dramma e regalare un’esperienza di puro intrattenimento. Creata da Natasha Lyonne, Amy Poehler e Leslye Headland, quest’ottima black comedy racconta la storia di Nadia, morta e risorta infinite volte in casa della migliore amica durante la festa per il suo trentaseiesimo compleanno.

Pur ispirandosi alla premessa di Groundhog Day – in italiano Ricomincio da capo – Russian Doll trova una sua precisa identità nel modo in cui sfrutta l’inspiegabile ciclo di morti e rinascite per indagare il passato della protagonista.

I traumi e le sofferenze della giovane Nadia prendono vita negli atteggiamenti, nell’ironia, in ogni sottile sfumatura del talento di Natasha Lyonne, sempre all’altezza nell’interpretazione di donne complesse e dolenti. Ed è in particolar modo la sua brillante performance a rendere Russian Doll una delle comedy più azzeccate dell’anno.

Better Things (FX)

Dal duo Pamela Adlon-Louis C.K. nasce Better Things, una dramedy irresistibile fin dal debutto nel 2015. È la storia di Sam, attrice e madre single di tre figlie, e delle sue lotte quotidiane per bilanciare le responsabilità di madre con una personalità ribelle, caotica, talvolta confusa e non sempre materna.

Proprio la terza stagione, andata in onda nel 2019, manifesta più che mai le grandi capacità di Pamela Adlon nelle vesti di autrice, produttrice e interprete principale. È lei a dare un tocco in più a una premessa narrativa semplice eppure potente nella sua quotidianità e concretezza.

Better Things si ritaglia dunque un posticino nel cuore degli spettatori ritraendo le gioie, la tenerezza, le difficoltà e le frustrazioni di una donna e del suo microcosmo di affetti e conoscenze. Lo fa con energia, con coraggio, con un brio che la contraddistingue dal principio e ne fa una delle serie migliori dell’anno.

Shrill (Hulu)

Di questi tempi i giudizi sulle serie tv non devono limitarsi a elementi tecnici come la fotografia o le interpretazioni del cast. Per quanto questi aspetti siano ancora fondamentali, è importante considerare anche la portata emotiva o educativa di una produzione. Shrill, ad esempio, traspone sullo schermo una storia così necessaria da potersi considerare una delle migliori serie tv del 2019 pur non essendo tecnicamente perfetta.

Ispirata a Shrill: Notes from a Loud Woman, autobiografia di Lindy West, la serie ruota attorno a Annie (Aidy Bryant), una giovanne donna obesa decisa a cambiare la propria vita senza distruggere il proprio corpo. Incastrata in un lavoro da blogger con scarse prospettive, persa fra relazioni con uomini che non la valorizzano e vittima dei pregiudizi nei confronti delle donne della sua taglia, Annie decide di ribellarsi a qualsiasi canone conformista e abbracciare la propria unicità.

Il grande pregio di Shrill è saper esplorare in modo onesto, incisivo e allo stesso tempo divertente le difficoltà di una giovane che impara a rifiutare le trappole del suo tempo. E così una donna obesa, marginalizzata nella vita e sullo schermo, si prende la scena e rivendica il valore di sé, delle proprie aspirazioni, del proprio posto nel mondo.

Ramy (Hulu)

Alcune serie basano il proprio valore sull’universalità, altre si soffermano invece su esperienze così personali da rimanere per sempre titoli di nicchia. Il bello è proprio questo e Ramy lo dimostra fin dal primo episodio. Questa comedy – di cui il giovane comico Ramy Youssef è creatore e principale interprete – segue la vita di un ragazzo americano musulmano e il suo viaggio spirituale in un New Jersey politicamente spaccato.

La forza di Ramy sta nella modernità delle tematiche che affronta. Il protagonsita è un millennial dilaniato dal contrasto fra i valori e le aspettative della sua generazione e l’impronta morale che la sua comunità di origine vorrebbe dare all’esistenza. Queste modalità così radicalmente diverse di concepire la vita generano una frattura che è tipica di una grossa fetta di figli delle migrazioni, e che qui però è valutata alla luce dell’esperienza di un singolo.

Gentleman Jack (BBC-HBO)

Siamo solo a giugno, ma non c’è dubbio che Gentleman Jack sia una delle migliori serie tv del 2019. Siamo anzi pronti a scommettere che rimarrà nella top 3 fino alla fine dell’anno. Si tratta di una splendida serie tv storica creata e diretta da Sally Wainwright e basata sui diari segreti di Anne Lister, etichettata come la prima donna lesbica moderna.

La prima stagione del drama BBC – in onda negli Stati Uniti su HBO e ancora inedito in Italia – è ambientata nel 1832 e racconta l’inusuale, entusiasmante, laboriosa vita di Anne Lister (Suranne Jones), proprietaria terriera di ritorno in famiglia dopo una delusione amorosa. A due passi dalla sua tenuta di Shibden Hall incontra la dolce e malinconica Ann Walker (Sophie Rundle), segretamente innamorata di lei dall’adolescenza.

Se al principio l’intento di Anne è sfruttare il sentimento di Ann per sposarla e trovare una compagna per la vita, col tempo scopre invece di esserne lei stessa perdutamente innamorata.

Superata la tragicità di molte vecchie storyline LGBTQ, Gentleman Jack intenerisce e conquista per il ritratto intelligente, divertente, dolce e commovente di una donna troppo moderna per i suoi tempi. A differenza di molte semplici storie d’amore, la relazione fra Anne e Ann non è una semplice espressione di reciproca attrazione. Al contrario diventa uno splendido racconto di devozione, fiducia, impegno e perseverenza che scaldano il cuore scena dopo scena.

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